“Agosto è il mese più freddo dell’anno” – 9

“Agosto è il mese più freddo dell’anno” (da una canzone dei Perturbazione) è un racconto a puntate. In un torrido giorno agostano, i personaggi qui raccontati, sono coinvolti in una rapina al portavalori. Questo il contesto: il quartiere di Montesacro, tra Tufello, Talenti, Valle Melaina, San Basilio, Fidene, Porta di Roma, Podere Rosa; gli ambienti sono: case popolari, Bar, parcheggi, muretti, scale di condominio, stradoni, buche e cantieri. Come sfondo alla rapina, si parla di amicizia, d’amore, e tra le righe qualche citazione: Pasolini, Calvino, Flaiano, Queneau e Ionesco. Una storia da Nulla, nel Nulla. Un luogo dove i personaggi affrontano le vite come se fossero in uno sceneggiato televisivo, perché qui i Media e la Tv sono l’Ara della cultura, e la legalità un mero punto di vista. Montesacro nel racconto è un luogo dove si dorme, si vive, si muore, soli.
In ogni parte del racconto troverete un link di un brano idoneo a fare da sottofondo alla lettura

Comunicazione e marketing

Nota musicale:

Davide attraversa il corridoio dei detersivi ma è evidente che non sa quale prendere. La sua camicia bianca ha una tonalità tra il rosa e il grigio. Guarda il suo colletto e tutti i prodotti togli macchia, “Più bianco a basso impatto ambientale”, rimane smarrito, si avvicina la coppia, signora e domestica, ci pensa su – a loro non vale chiedere. È inutile tanto la roba la laveranno in lavanderia o anche peggio la comprano nuova, che gli frega. Comunque l’indiana ne sa meno di lui o proporrà la cenere del camino, roba da nonne che qui non si trova. Soda e olio di oliva? Poi passa una cinquantina con cesto pieno, le si avvicina. Davide: «Scusi signora». Lei lo guarda male e presa da panico tira velocemente col carrello. Davide ha un moto di stizza: «Ma mica voglio derubarla. E che cazzo!»; prende a correre, raggiunge la donna e la scarta sulla sinistra. La cinquantina devia il carrello e lo colpisce sul bacino. Davide si piega dal dolore poi mette la mano sul cesto e la ferma.
La cinquantina lo guarda con faccia sbigottita, rossa in volto. Tra paura e attacco suicida. Davide ha la mano sul fianco, la faccia dolorante, contrita, è leggermente affannato; le chiede: «Scusi signora, sa dirmi un detersivo che mi faccia il bianco, bianco e che non inquini più di tanto; dove l’ha preso Lei?» ,mette la mano nel cesto e solleva il flacone.
Cinquantina: «Scusi non l’avevo riconosciuta, lei è quello della pubblicità?», fa l’occhiolino. Seria: «Ma io il mio detersivo non lo cambio mica».
Davide: «No signora, non sono quello della pubblicità né il dottor House, vorrei solo sapere che detersivo mi consiglia».
La cinquantina ci è rimasta un po’ male: «Guardi giovanotto, l’ho preso lì nelle offerte speciali, è quello all’Aloe e Potassio».
Davide: «C’è anche cenere e lascia il nero, nero?».
Cinquantina: «Non lo so, però costava solo due euro e 99».
Davide: «Cioè tre euro. Dove signora? L’ha preso?».
Cinquantina: «Laggiù nelle offerte speciali, laggiù a sud vicino ai surgelati».
Davide: «Grazie lo prendo anche io».
Davide si allontana, la signora gli grida dietro: «Scusi giovanotto ma quando va in onda?».
Davide: «Penso fra un paio di settimane, le faremo sapere».
Cinquantina: «Sono stata brava???».
Davide: «Sembrava Drue Bbarri More».
Cinquantina: «Arrivederci», Saluta con la mano poi si aggiusta i capelli.


Nota musicale:

All’ultimo piano del centro commerciale c’è il bar con la terrazza che affaccia sull’ansa del Tevere e le colline della Sabina. Se non fosse per i colori accesi e la musica di sottofondo sarebbe anche un posto piacevole. Lucia è seduta con una bevanda davanti. Arriva Melissa e si abbracciano. Melissa si siede. Melissa: «È da un po’ che non ci vediamo e stamattina, ti ho vista uscire di casa».
Lucia: «non ci vediamo da quando ti sei messa con quel tipo, il giornalista Tv».
Melissa: «L’ho lasciato, è stato una carogna, ed era sposato».
Lucia : «Come stai, ora?».
Melissa: «Adesso? Meglio anzi, Bene».
Lucia: «E fra tanti proprio mio fratello vai a pescare».
Melissa: «Guarda che è lui che mi ha rimorchiata».
Lucia: «Non ci credo non è il tipo, dai racconta».
Melissa:«Senti, io mi stavo provando un vestitino quando si avvicina questo ragazzo che si imbambola, è carino, lo sai, e sta li e manco respira, mi guarda, non dice niente, cosi gli ho chiesto se lo voleva lui il vestito… mi dice che vuole andare a mangiare al mare in una bettola ma carina, e mi guarda fisso le tette, ma in un modo carino, dolce, gli dico se gli piace e lui mi chiede di uscire, io gli dico di si, lui vuole comprare il vestito e allora gli offro il caffè».
Lucia: «E questo è un rimorchio? Lo sapevo sei stata tu?».
Melissa: «Si, be’ è carino, gentile e soprattutto mi ha fatto ridere. Tu, Come stai?»
Lucia: «Bene. Sto cercando di superare il distacco, da Giovanni. Rimanere sola è stata dura».
Melissa: «Ma ti trovo bene, bella, le cose vanno meglio?».
Lucia: «Molto, anzi ne avrei da raccontartene, ma cerco di essere ottimista».
Melissa: «È bello ritrovarti».
Lucia: «Siamo un po cambiate».
Melissa: «No. Finché i sogni non si realizzano nulla cambia».
Lucia: «Li puoi anche perdere».
Melissa: «Allora, Bam (batte con le mani) te ne fai di nuovi».
Lucia: «Tipo?».
Melissa: «Tuo fratello», ride .
Lucia: «Ma sentila, non lo trattare male, è l’unico che ho».
Melissa: «Ci avrei giocato, me lo sarei mangiato in un boccone, ma ora diventa una cosa diversa».
Lucia: «Anche a me fa strano. Però capita al momento giusto».
Melissa: «Ho la tua benedizione?».
Lucia: «Vedremo. Di più forse. Ora però ascoltami bene che tela racconto io un’interessante storiella, hai ancora quella casa in Grecia?». Melissa si fa più vicina, dice “si“… il suono sfuma e si confonde con l’ambiente. Ridono.
Giancarlo, arriva sul piazzale scende dalla macchina, saluta passa al portabagagli, tira fuori un borsone, si avvicina e lo poggia a terra.
Giancarlo: «Eccolo! La macchina dov’è?».
Gianni: «Là dietro, nera targata RU».
Giancarlo: «Invisibile eh?».
Gianni: «Prima che ce sgamano chi semo ce mettono sei mesi, stai manzo».
Riccardo: «Il furgone arriva alle 9 e 30 e alle 10, se ne va con due guardie».
Giancarlo: «Contenuto, si sa qualcosa?».
Riccardo: «Circa sei, settecentomila».
Gianni: «Meglio del previsto».
Giancarlo: «Tu hai preso tutto?».
Gianni: «Si è tutto già in macchina».
Giancarlo: «Bene, questi sono i proiettili per voi – gli da la scatoletta – Dovete andare al parcheggio B da 20 a 30, alle nove io vi apro, voi entrate. Adesso datemi i cellulari». Danno i loro cellulari a Giancarlo…  «Da adesso usate solo questi (gli porge due telefonini) i numeri sono impostati io, Mr. Big, tu Mr. Brown e lui Mr. Pink». Riccardo ha un moto di stizza: «Ancora?».
Gianni: «Non penserai di stare a fare un film con Tarantino?».
Riccardo: «È uno scherzo del cazzo, me state a cojonà».
Gianni: «Fa ride, però senza nomi veri è mejo».
Giancarlo: «Questo non è un film. Alle 9 puntuali e non fate cazzate».

Il Muretto


Nota musicale:

DJ Mike e Rancore trafficano con i piatti e il sound sistem alimentato dalle luci del campetto di Basket, dove un gruppo di ragazzi giocano. Davide guarda l’ora, 15:30, è presto. Entra nel bar di fronte, prende tre birre dal frigo, paga, esce, va al campetto e si avvicina al gruppo.
Davide grida: «Ohi, qui ci sono tre birre».
Fabione si avvicina con le mani sporche di vernice. Davide: «’Na birra?».
Fabione: «Giocamocela», gli lancia la palla.
Davide: «Con chi sto?».
Fabione: «Con il secco contro me e Piero». Iniziano a giocare. Nel mentre il Dj e il Rapper suonano “Tufello”:
«Giro cor cortello quando giro per Tufello
giro cor cortello quando passo di qui
quando passo di qui io che so’ nato ar Tufello
è li che vivo conosco ogni curva ogni strada ogni bivio se vuoi te lo descrivo
per me non è un bel posto ma questo è il suo posto e non vojo esserne privo
e se ti pieghi col kazzo che poi ti alzi in piedi
se una volta che stai sotto stanno sotto anche i tuoi eredi…
– Sarà sto fumo saranno queste miccie
sarà che c’è qualcosa che nell’aria non convince
sarà la campagna che diventa sempre meno
sarà che in futuro in piazza ci passerà un treno
sarà che per molti il Tufello resta un buco
sarà che di giorno è spento che di notte è cupo
sarà questo amore non corrisposto
verso sto posto fondato sopra un Tufo..».
Lucia con un sacchetto all’ingresso del centro commerciale saluta Melissa. Lucia: «Devo rientrare al lavoro, stasera faremo tardi però dopo ci vediamo». Melissa l’abbraccia. Lucia: «Promesso?».
Melissa: «Certo ha funzionato, è stato bello ritrovarti, lo sai che ti voglio bene». Lucia: «Anche io. Andrà tutto bene sono fiduciosa».
Melissa: «Ciao – le squilla il telefono, lo prende, fa cenno con la mano – a dopo», e sorride.
Mentre Melissa si allontana, Lucia prima di rientrare lascia qualche spiccio e il panino al barbone Matteo, che le sorride: «Buongiorno signora Lucia».
Lucia: «Buongiorno a lei Matteo, tutto bene?».
Matteo: «Ieri sera c’è stato un bel trambusto, uno zingarello ha provato a far saltare il bancomat alle Vigne nuove», sorridendo.
Lucia: «Come l’ha saputo?».
Matteo :«Sono venuti gli uomini blu con le lucine che girano e mi hanno chiesto se avevo visto qualcosa, mi hanno svegliato».
Lucia: «Vedrà che stanotte andrà meglio, partono tutti».
Matteo: «Anche lei bella signora?».
Lucia: «Domani me ne andrò. Ma la verrò a trovare».
Matteo: «Se va via lei che è il mio angelo allora come farà giorno, andrò via anche io, forse domani?».
Lucia:« Domani sarebbe ottimo. Sa.. credo che già stanotte farà freddo».
Matteo: «Se lo dice lei signora Lucia non ho che da crederle. Per sicurezza allora vedrò se cambia il vento».
Melissa risalita sull’autobus risponde al telefono ancora: «Che cosa vuoi ancora».
Paolo: «Sentire com’è andata».
Melissa: «Solo perché hai paura di essere diventato padre? Non è così, dormi tranquillo». Chiude.

Al muretto

Una palla entra nel canestro una voce fuori campo: «E fanno cinque». Davide va verso le birre, le apre e versa la birra nei bicchieri, poi le porge all’altra squadra ma comunque le dividono. Si siedono e bevono la birra tutti quanti assieme. Davide guarda l’orologio, le 4, prende il telefono e chiama, segnale di occupato, lo lascia vicino.
Davide a Fabione: «Che fai sto periodo?».
Fabione: «Non molto… lavoretti, buttafuori e murature. Sono stufo, me ne voglio andare, intanto domani parto per Genova, poi vediamo, tu?».
Davide: «Poco e niente, in realtà è tutto fermo attorno a me».
Fabione:«Ce vieni ar concerto stasera? È l’ultimo che facciamo a Roma».
Davide: «Quasi quasi, però forse esco co’ na tipa».
Fabione: «La conosco?».
Davide: «Non lo so Fa’, l’ho conosciuta stamattina e non so bene che giro frequentava, andava a scuola con mia sorella a corso Trieste».
Fabione: «Bella. Passate tutte e due che se salutamo, che poi parto per un giro, una tournée de tre settimane, perché non vieni con noi?».
Davide: «Non lo so, scapperei volentieri, sentimose, magari ve raggiungo».
Davide, Fabione, e gli altri bevono la birra sul muretto. A Davide squilla il telefono. Davide: «Pronto ciao, si sono io».
Melissa: «Ho visto che mi hai chiamata, scusa ero al telefono».
Davide: «Si, volevo chiederti se ti va, cioè c’ho un idea».
Melissa: «Ma si, sentiamo».
Davide: «Ci sono dei nani da giardino in una casa non molto lontano dal mercato».
Melissa: «Uhm… e allora ?».
Davide: «Potremmo liberarne un paio e portarli in un bosco».
Melissa: «Ma mi stai proponendo di andare a rapire un nano? Alla prima uscita?».
Davide: «Mi è sembrato più carino che andare al cinema a vedere un film coi sottotitoli in cecoslovacco».
Melissa: «Sicuramente, come mi devo vestire?».
Davide: «Comoda e sportiva, come una ladra».
Melissa: «Mi sembra giusto, ci sto».
Davide: «Ok allora, alle 8?».
Melissa: «Va bene, cosi metto a posto delle cose a casa. Ci vediamo al mercato alle 8».
Appena chiude Davide urla “Siii” e bacia Fabione vicino e sudato: «Ci esco, magari ci vediamo dopo, ciao Fa’, ciao ragazzi». Se ne va tutto contento. Avete presente il modo di camminare dei bambini piccoli che saltellano a due piedi? Ecco così.
Dieci metri più in là Riccardo e Gianni arrivano al baretto vicino agli altri che sono ancora seduti a bere birra.
Riccardo: «Che dici? Se la famo sta giocata?».
Gianni: «Basta che vincemo almeno ‘na volta».
Riccardo: «Dovremmo provacce e giocarcela».
Gianni: «Senti io due euro ce li butto», e gli mostra i due euro.
Riccardo: «Senti giocamose ‘sto sistema, eccoti i miei dieci».
Gianni: «Ma so buttati».
Riccardo: «Daje dammi ‘sti 10 euro forza».
Va alla cassa, passa il foglietto al tipo dietro la vetrata che lo mette nel computer, gli rende una ricevuta, Gianni si gira e la da a Riccardo.
Riccardo porge la ricevuta a Massimone seduto al muretto: «Vorrei che la tenessi tu».

di Daniele De Sanctis

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