La Seo e le tette

Riflettendo sulle immaginifiche sorti della mia inutile esistenza, in questi giorni di quarantena da Covid19, ho avuto conferme che le "parole chiavi" del SEO hanno a che fare sempre con gli stessi istinti utili al Marketing... e pungolati dal piacere!

Pensando al senso della vita digitale, mentre provavo a farmi ispirare dalle parole evocative del nostro caro Uki (sempre pronto a bacchettarmi e a spostare il discorso dall’esteriorità alla mia interiorità), ho cominciato a interrogarmi su quanto fossi arcaico e prevenuto nei confronti della modernità.

Ho scatenato il Kraken che è in me sui Social finendo bannato in tante Pagine, ho molestato i cospiratori del 5G, i fautori delle libertà costituzionali (ma di provenienza fascista), leghisti e proto-fascisti. Mi sono pure imbattuto in un “rettiliano” o presunto tale. L’unico che mi ha incensato è il sito Musicadimmerda… ma, ne sono uscito rancoroso e insoddisfatto più di prima.
Per di più le dinamiche che alimentano i Social in questo periodo sembrano essere ancora una volta un qualcosa che viaggia su frequenze becere e primordiali… per ogni cosa su cui si vuole convincere gli altri c’è sempre un rimando a qualcosa che possa in un certo qual modo condizionare i pensieri altrui. Attitudini queste nate da vecchie strategie ben studiate. Così oggi i Social sono un ginepraio di forze subliminali.

Ebbene, ho concluso che io sono A-Social per quanto mi sforzi. È inutile, è inutile oltre alla mia esistenza anche il tentativo puerile di imitare i grandi molestatori o gli influencer. Non è nella mia indole, non sono in grado nemmeno di scrivere con il telefonino qualcosa che abbia un senso, o che sia leggibile, solo il T9 infatti mi capisce, e censura a sua volontà consonanti, vocali, verbi, aggettivi arcaici… trasformandoli in cose non-sense, negandomi vocaboli dannunziani finisco per scrivere post usciti direttamente da “Finnegans Wake”.
Il T9, la sbadataggine, oltre che le dita grosse, sono nemici della ‘mia’ comunicazione Social. Non sarò mai un influencer, né un artista. Ho tentato, anzi sto tentando di ammodernarmi (per quanto sia Diplomato in Informatica e faccia montaggio video e audio da diversi anni), sto cercando di aggiornarmi sugli stilemi dei giovanissimi. Sulle funzionalità dello smartphone, anche.
Ho mio figlio a casa spero mi aiuti. Gli parlo ma nemmeno lui mi capisce. Da “Finnegans Wake” a “Infinite Jest” il passo è breve.

A parte Uki, ho amici influencer.
Chiedo ai guru.
I guru dicono che “bisogna essere coerenti con quello che si è” (Skandle cit.). Parlano di costanza, coerenza, utilità e simpatia (Rudy Bandiera).
Non va bene per me.
Eppure avevo deciso di portare avanti questo discorso per accedere ai segreti dei Like, dei MiPiace, del “sei figo su Internet”, ecc.. Voglio dire, io non voglio fare cose lunghe o complicate, voglio solo i Like… e poi: “se sono coerente come minimo mi telefona Zuckemberg dicendomi che la devo smettere di fare qualcosa di più lungo di 160 caratteri, terminando la frase con un hai rotto il ca..o”!
La cosa buffa è che leggendo i post che vanno forti sui Social, sono in verità io che non li capisco! E quando rispondo, capisco pure che io e l’interlocutore non abbiamo le stesse basi né gli stessi riferimenti: non ho mai visto “Game of Thrones”, non ero al concerto dei Tool, molti dei fighi su Internet non sanno chi è Musil o cosa sia “l’uomo senza qualità”; se dico Gadda faccio il vuoto intorno a me. Cito Kurosawa quando si parla di cinema e forse solo uno lo riconosce, idem per “Oltre il giardino”… Insomma, poche persone mi capiscono, pochi Like… niente Social.

Ma c’è qualcosa in tutto questo marasma che nonostante tutto è garanzia di seguito.
Voglio dunque riflettere su questo: se mettiamo caso volessi dire “tette”, io di solito intendo dire esattamente “tette”, vale a dire le ghiandole mammifere, il seno… non sto pubblicando pornografia, parlo di una parte del corpo preferibilmente femminile. Ma non dico niente di straordinario. Si parla di qualcuno, in qualche modo… Al contrario una qualunque rivista on line mi dice che la signorina Miriam Leone si fa le foto su Instagram dove lascia intravedere il seno. Ok, la stessa parola che uso io, ma poi da quella parola il Sito Web ti manda su Netflix per chiederti magari i dati sensibili. Ma allora che c’entravano le tette?
Se dico “Costituzione” o “costituzionale” intendo la fonte di diritto, e i suoi principi, la legge sopra le leggi a cui ci atteniamo, e visto che Sandulli (emerito prof. della Sapienza) la mandava a memoria per l’esame, io intendo quella della Repubblica Italiana approvata dopo la destituzione del Re, se lo dice un fascista mi chiedo di cosa stia parlando. Se ti dichiari fascista tu non accetti la Costituzione, allora sii coerente per cortesia!
Ma cosa ha a che fare questo discorso con le “tette”? Ci arrivo.

Torniamo a noi, e vi ricordo che io non sono appunto un must dei Social o del Web Marketing, anche se mi è sempre piaciuto ragionarci sopra; ho in effetti un canale YouTube, ma ad esempio solo Dj Stile aka Federico Ferretti con un solo post m’ha sfondato le 40.000 visualizzazioni, mentre io non ci arrivo se non con 20 Video. Sono io l’incapace?
E allora, rimugina, rimugina… arrivo alla conclusione che devo farmi un corso per Google Adv, che è pure in inglese, ed è tosto, ma va bene… tanto che ho da fare?
Vi faccio la sintesi: Google ti vuole bene, vuole aiutarti a farti trovare sul suo motore di ricerca. Ebbene, ti pagano se ti cercano, e te lo dicono eh, devi convertire in soldi tutti quelli che ti cercano, essere simpatico, competente, gentile e figlio di ‘ndrocchia, preparato sui metodi, cambiarli velocemente ed azzeccare le parole del SEO, mai metterle a ca..o di cane, devono essere giuste altrimenti ti puniscono e tutto quello che hai fatto non è servito a niente.
Mi scontro sulla SEO. Cosa sarà? Andiamo a leggerla: il giusto modo di impaginare un sito, di inserire parole e link che permettono ai vari algoritmi (dei sistemi matematici complessi) di riconoscere le vostre intenzioni, e agevolare con l’identificazione dei caratteri (delle parole che sono codici alfanumerici) il vostro mood, così da indirizzare le ricerche degli utenti. Se pagate e avete le parole giuste andate su per un periodo più o meno breve, e se poi confermeranno con denaro la vostra Pagina… allora avete vinto.
Avete mai letto un articolo fatto per il SEO? Ripete la parola chiave ogni sei righe per essere rapidi, mette immagini pertinenti con link di ritorno accattivanti per un pubblico di semianalfabeti che non riescono a leggere più di tre righe altrimenti gli casca la palpebra e magari perdono la Barbara D’Urso Live, il programma su come fare gli shampoo al gatto, la Benedetta del #fattoincasapervoi?
Eppure, tutto questo marasma sembra essere fondamentale per la Seo, come le tette!
Il sistema per vincere la Seo io c’è l’ho e non ve lo dico a pagamento, non con un “clicca qui” o “scarica il mio libro e poi dammi i tuoi dati”…
In verità è semplice, antico come il mondo, non si dice ma è sempre presente, ed è matematicamente provato… ha a che fare con le tette!!! Ma dai?!
Non ci credete? Ora ve lo dimostro.

Negli anni l’uomo ha studiato i neuroni degli acquirenti, noi esistiamo in quanto compriamo (Bauman: “consumo dunque sono”), se non consumi quindi, semplicemente non esisti. Non hai il telefonino? Non hai la Tv? Non leggi o non puoi leggere per vari motivi, non puoi comprare cose, non hai nemmeno la bolletta della luce? Allora semplicemente non esisti. I Transeat sui Social mi interessano solo quelli che possono comprare qualcosa da me, piuttosto che quelli che ambiscono a imitare i modelli di consumo che promuovo.
In sostanza gli studi si concentrano su come “promuovere i consumi.
L’odore d’arancio aiuta a vendere più profumo all’arancio ovunque, pure negli uffici di Ama. La parola in voga oggi è #iorestoacasa, e allora giù di hastag, altrimenti, nessuno ti segue. Qualsiasi menata funziona così, come il live all’interno di un videogioco per drogati da monitor e consolle.
Ma c’è una cosa che i pubblicitari sanno bene e su cui si basa anche la SEO: le tette, appunto.
Siamo mammiferi, cioè la prima cosa che cerchiamo non appena nati è la tetta. Sarà il nostro imprinting. Anche i rugbisti e le donne ci passano lo sguardo. La pubblicità è fatta con tette ammiccanti, tette ovunque. Anche quando non ci sono, se ci riflettete bene, esse aleggiano nell’aria..
È un discorso animalesco, primitivo… la pubblicità mira alla pancia, ci tratta come cavernicoli, evidentemente ancora lo siamo!

Guardate bene tutte le cose che vi propongono “Seo oriented”, sono sicuro che se c’è qualcosa a sfondo sessuale, allora si può vincere facile.

Eppure io la signorina Leone non l’ho guardata in quel senso, non gli sono andato a vedere le tette, magari potrebbe pure interessarmi la faccenda, ma avendomi ormai mostrato le tette la mia signora, alcuni anni fa, da allora mi è stato vietato, ho l’obbligo di guardarne altrove. E sì che l’occhio ci casca, ma sono, o tento di essere, un signore… e giro lo sguardo altrove. È inutile che alcuni gaglioffi dicano su Internet che ci sono più fazioni dedite ai bei sederi e quindi alla Kardashian e famiglia, o alla Hunziker che oggi promuove lo stile dei giornalisti seppur divenuta famosa proprio per la pubblicità di una mutanda (“Roberta”). Non me ne capacito… Nondimeno, non ho mai visto o letto un post della Leotta eppure so bene che si è rifatta le tette! Quello lo sanno tutti! E lei fiera le pone innanzi a ogni cosa. Questo intendo quando dico che le tette aleggiano sempre, ovunque…
Con le tette Pamela Anderson salvava il pianeta da un’esplosione nucleare nell’inutile telefilm Bay Watch… è il seno il posto dove poggia l’invidia femminile. Ho un’amica fantastica, intelligente, bella e brava, riuscita nel lavoro, capace. Sposata e con prole, la sua insofferenza e cruccio è che “ha una seconda scarsa”. Insomma, esiste addirittura un sito “Tette e Cibo” di Mary Stuard. La tetta vince.
Voi dite che da qualche parte mostrano le tette (“escile!!!”… chiedevano a gran voce i troll alla Ilenia Volpe) ed ecco piovere giù di Like, commenti, etc. Se poi vendete spray per le zanzare… uguale, quella casalinga guadagna 10000 euro a settimana e si è rifatta le tette. C’è sempre qualcuno che ve lo compra. Date retta a me.
La promozione/pubblicità è una roba becera… istintuale.

Ora io ho citato le tette 20 volte… hastag #tette20; poi ho citato 4 libri, “L’uomo senza Qualità” di Musil, “Infinite Jest” di Forster Wallace, “Consumo dunque sono” di Bauman, “Finnegans Wake” di Joyce… e poi Gadda, Dj Style, Rudy Bandiera, Riccardo Scandelari, per due volte la Miriam Leone, una volta Kardashian, Hunziker, Leotta, Pamela Anderson, Ilenia Volpe, i registi Woody Allen e Akiro Kurosawa, i siti “Tette e Cibo” di Mary Stuard e Musicadimmerda. Questa è una dimostrazione pratica di SEO. Non si vedono seni in nessun luogo, ma gli algoritmi troveranno la parola e il gioco è fatto! Se condividerete e commenterete confermerete la teoria delle tette, e cosi fanno 21. Ho scritto anche Kraken, Trolls, rettiliano, 5G e Influencer… Tra l’altro ho citato Benedetta Rossi di fatto in casa per voi, e pure la Barbara D’urso e il professor Sandulli, il quale scriveva “conoscere la Costituzione a memoria è propedeutico, non garantisce la sufficienza”. Ma forse tutte queste parole insieme si faranno trovare dagli algoritmi Seo. Voi non credete?
Vi voglio bene a tutti.

Daniele De Sanctis

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