L’interpretazione dei sogni [ 6 ]

"L’interpretazione dei Sogni" è da ritenere una delle pietre angolari della scienza psicoanalitica: noi di Uki siamo essenzialmente junghiani, ma fu certamente Sigmund Freud a definire l’analisi del sogno come la via regia verso l’inconscio. Un compendio sulla realtà dei sogni, che volge ad una migliore comprensione del mondo onirico e di sé stessi. Continuiamo il nostro viaggio introducendo il concetto di moralità, un aspetto importantissimo per capire ancor meglio cosa il sogno esprime di noi!

In seguito alle scoperte freudiane C.G. Jung dimostrò che il sogno non poteva essere solo un «appagamento camuffato di un desiderio nascosto» ma era qualcosa di più complesso: i sogni erano indipendenti sia dalla nostra volontà sia dalla nostra coscienza, gli oggetti e le persone di un sogno non sono sempre investiti di un desiderio – sessuale o non – mancato. Ne consegue la rilevanza degli strati più profondi e i sedimenti depositati nel tempo: un tempo che per Freud si limitava alla sfera individuale, mentre per Jung abbraccia la storia dell’umanità (“Inconscio Collettivo”).
Oltremodo, dal momento che la realtà è solo un artificio dell’Io, ogni essere umano imposta la sua vita sul significato che lui e solo lui da ad uno specifico fatto o evento: fa o non fa una cosa, solo sulla base di quella realtà a cui vuol dare credito, per poi scoprire che era una cosa falsa, ipotetica oppure vera. Ecco che dall’Inconscio Collettivo, dove risiedono gli Archetipi che predispongono i sogni, il “significato” si converte nella soggettività e nell’esistenzialità di ognuno di noi.
In aggiunta, la coscienza è comune sia alla veglia sia al sogno: entrambi sono “stati di coscienza”, se non fosse che i sogni sono più sottili. Dobbiamo tenere a mente che la neurobiologia e la fisica quantistica dimostrano che il cervello non fa distinzione tra ciò che immaginiamo e ciò che è l’osservazione concreta della realtà. Dunque qual è e cos’è la vera realtà? Qual è la distinzione tra veglia e sogno? In entrambe si verifica un collasso di onde di possibilità – del cervello e della mente – e una separazione tra soggetto e oggetto. La vocazione della nostra natura, di chi siamo veramente, è sovente espressa da una “voce interiore” (“Daimon”) che giace nell’inconscio più profondo: esso ci conosce bene; rimanendo in suo ascolto sarà la ‘sua’ voce a sussurrarci la terapia del benessere per l’esistenza!

 

Dopo tutto ciò che ci siamo detti, abbiamo capito cosa il sogno esprime di noi? Forse per spiegarcelo, dobbiamo passare attraverso il suo rapporto con la nostra moralità. Facendo questo, potremmo avvicinarci molto a quella che è la chiave interpretativa di tutta la teoria di Freud.

Una domanda che è interessante porsi è: quanto dei nostri sentimenti e attitudini morali personali, che caratterizzano la vita vigile, rientrano nel sonno? Dopotutto abbiamo parlato di stimoli e memoria, ma anche dell’influenza della vita vigile nel sogno. E allora? La moralità vigile che ruolo ha?

Teorie e dubbi

Alcuni sostengono che il sogno non sa nulla delle esperienze etiche, secondo altri invece la natura morale dell’uomo permane nella vita non vigile.
Direi neutrale e problematica l’affermazione di Schopenhauer, secondo cui nel sogno ognuno di noi è in piena armonia col suo carattere. Bene, quale carattere? È vero che siamo nel sogno ciò che siamo fuori? Quello che facciamo vedere di noi è ciò che realmente siamo? Possiamo dirci totalmente sinceri nel mostrarci?
Mi viene da pensare all’andazzo “In vino veritas”: se da ubriachi diciamo le cose più facilmente, allora vuol dire che al di fuori non siamo poi molto, o completamente, spontanei. Se diciamo le cose più vere in uno stato di alterazione, allora il sogno, che rappresenta uno stato di incoscienza, è rivelatore di ciò che veramente sentiamo, o no?
Una spiegazione potrebbe essere questa: tutto nel sogno subisce una qualche trasformazione, ma ad esempio le impressioni forti rimangono nella nostra memoria e nel sogno si ripresentano. Quindi? Quindi potremmo pensare che il nocciolo duro della nostra eticità rimane invariato.

Il problema dell’immoralità nel sogno

Ma i sogni immorali da dove vengono? Ma allora in gioco c’è ancora dell’altro. Forse stiamo venendo ad una spiegazione che potrà dare risposta a tutte le domande sollevate. Infatti se teniamo presente che nulla di quello che si presenta nel sogno è inventato di sana pianta, allora anche i gesti o i sentimenti immorali hanno un qualche appiglio con la realtà.
Il sogno è espressione di una parte di noi? Bene, forse lo è di una parte remota e nascosta, quella parte che durante la veglia non facciamo vedere. Altrimenti quale altra spiegazione ci può essere?
E quindi mi chiedo se l’essere buoni si misuri sul tutto o su quello che poi realmente facciamo: avere “cattivi pensieri”, ma poi non metterli in atto ci rende buoni ugualmente? Yin e Yang o purezza 100%?
Forse è come dice Fichte: analizzando i nostri sogni, possiamo avere una immagine assai più esatta delle nostre disposizioni di quanto farebbe una prolungata autosservazione compiuta sulla nostra vita vigile.

 

Roberto Morra

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