La merda perfetta di Bob Log III

Concerto all'Init del misterioso autore che nessuno ha mai visto in faccia

Fa già caldo. E a Roma quando fa caldo si deve stare per forza fuori, soprattutto se esci la sera. Così, ecco che ti vedi tutti i fine settimana sciami di gente in fuga dall’alveare troppo bollente, te compreso, alla ricerca del tuo mezzo metro quadrato dove bere una serie di birrette al fresco e in santa pace.

Oppure a mangiare fuori con le macchine che ti passano a dieci centimetri dal tavolo e la musica; la musica si ascolta esclusivamente all’aperto, al massimo sotto ad un portico, areato.

Questa breve premessa per i non romani è d’obbligo, altrimenti non si riesce a comprendere la portata dell’evento, del fatto che un tizio (che nessuno ha mai visto in faccia) vestito con una tutina aderente, una maschera da pilota di Jet con una cornetta del telefono appiccicata su, sia riuscito a tenere dentro tutta quella gente per un’ora e tre quarti.

Sto parlando di Bob Log III e del suo concerto all’Init di domenica scorsa.

Se non sapete chi è Bob Log III andate a vedere qualche video su YouTube per curiosità, ma state pur certi che qualsiasi video non renderà mai più del 20% di quello che un uomo riesce a fare da solo su un palco.

Adesso che ci penso gli Afterhours sono in sei, non c’entra nulla, ma l’equazione senza risultato mi piace.

Insomma, questo tizio misterioso si piazza lì e dopo aver presentato la sua chitarra, inizia con la sua tempesta perfetta. Tuoni di grancassa, lampi di voce distorta, ritmo incessante ed una grandinata di accordi a velocità disumani. Tecnica, ritmo e genialità mescolati ad una sboccata ironia dei testi (Canzoni dal titolo “I want your shit on my legs” e “Claps your tits” per capirci) creano uno spettacolo difficile da vedere in Italia. E incluso nello spettacolo, oltre alla musica, ci sono le sue battutine e i suoi siparietti.

Perché Bob Log III non manca mai d’invitare ragazze a ballare sulle sue gambe, come immancabili sono le sue “passeggiate” per il locale, magari nei bagni delle donne, chitarra in braccio e pubblico al seguito. Per fortuna, nei suoi oltre 150 concerti l’anno in giro per il mondo ci fa sempre scappare un live da queste parti, tanto per scrostarci le orecchie dagli ascolti annoiati di band lagnose che vengono propinateci come i geni dell’anno e puntualmente spariscono nell’arco di 2 album.

Forse perché il sound di Bob Log III arriva da qualcosa di più profondo di quanto possa rivelare il suo atteggiamento da cazzone, un sound che sa del verace Delta Blues del Missisipi, un qualcosa di atavico ma riattualizzato, rinfrescato e reso tremendamente attuale e fruibile, ma non commerciale o omologato.

Impossibile e inutile elencarvi i pezzi suonati (non lo avrei fatto comunque) le differenze sono minime tra un pezzo e l’altro, tanto che tutto il concerto è un’unica canzone con brevi pause. E non è una nota di demerito, ma un vivo apprezzamento per un sound unico, che lo riconosci al primo dito che si posa sul manico della chitarra. Se non eravate all’Init l’altra sera, mi dispiace, avete perso una divertente occasione di capire dove vive ancora l’essenza della musica.

Marco Caponera 

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