The Scunned Guests: Intervista!

Musica al servizio dell'onestà intellettuale. Intervista collettiva all'alternative-rock band al suo primo disco ufficiale: "Le Scimmie Urbane"

 In occasione della recente release del primo full lenght “Le Scimmie Urbane”, uscito per Seahorse Recordings, scopriamo l’alternative-rock band sarda: musica ruvida ed onesta, caleidoscopio di speranze, ambizioni, voglia di riscatto e risveglio dall’indotto torpore della società in cui viviamo.

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.Perché come titolo per l’album avete scelto “Le Scimmie Urbane”? Cosa vuol dire di preciso e di cosa è identificativo il termine ‘scimmia urbana’?

Il titolo “Le Scimmie Urbane” è stato scelto tra altre tre opzioni che avevamo, in quanto abbiamo ritenuto che fosse quello che meglio esprimeva l’idea di una società ormai omologata, in cui è sparita l’autonomia del singolo a favore di una massificazione dei cervelli che ci rende come dei primati gettati in un contesto urbano, dunque tecnologico, dominato dai media e sottomesso al dio danaro.

 

Siete soddisfatti della registrazione/produzione dell’album? C’è qualcosa che cambiereste?

Forse gli autori non sono mai contenti della propria creazione; da parte nostra avremmo voluto ottenere un suono più “power” e omogeneo mentre anche dopo diversi master abbiamo capito che il risultato migliore che potevamo ottenere era quello che abbiamo e in realtà dalle prime recensioni abbiamo ottenuto molti complimenti e il riconoscimento di aver trasmesso, attraverso i nostri brani, un suono ruvido e distorto che ben si sposa con l’insofferenza del cantato. Il disco è stato registrato di getto in cinque giorni e mixato in tre e forse questo in realtà si è dimostrato un punto di forza in quanto è suonato con un intenzione molto “live”.

 

Suonate già dal vivo i brani presenti nell’album?

Stiamo organizzando la presentazione e la promozione dell’album con un tour apposito, dal momento che in Sardegna non è facile trovare degli spazi idonei con le esigenze di suono e strumentazione che abbiamo noi. Il nostro sound non si presta a piccoli locali, dunque logisticamente è un problema che ci costringe a cercare situazioni all’aperto o comunque in locali attrezzati, cosa che da noi è davvero difficile. Allo stesso tempo muoverci dalla Sardegna per suonare fuori ha spesso spese proibitive se non si fanno almeno 2/3 serate con un buon cachet.

 

Che reazione ha il pubblico?

Speriamo buona come lo è stata per l’ascolto dell’album…

 

Pensate di realizzare altri album dopo questo? Avete già delle idee?

Sì, stiamo lavorando a 10-12 brani tra cui anche due cover prese dalla tradizione cantautorale italiana e rivisitate secondo il nostro sound. A queste aggiungeremo lo sviluppo di altre idee per cercare di fare un album con almeno 12 tracce.

 

Chi scrive i testi e la musica?

“Le Scimmie Urbane” è nato dallo sviluppo di alcuni riff creati dal bassista Paolo (Vodret) e dal chitarrista Marco (Calisai) che poi sono stati rivisti e adattati con l’aggiunta delle parti di batteria e delle linee vocali. I testi sono tutti scritti da Paolo che ha messo in “prosa” le nostre idee nate da discussioni, impressioni e sentimenti di vario tipo. Anche il cantante Gianni (Senes) ha contribuito cambiando qualche frase per adattarla alla metrica o al suo stile di cantare.

 

Da cosa nasce l’utilizzo della lingua italiana per i vostri testi? Pensate che la nostra lingua dovrebbe essere maggiormente usata anche all’interno di generi musicali che non l’hanno mai vista far da padrona?

Abbiamo pensato che grazie alla lingua italiana saremmo riusciti ad esprimerci con maggior chiarezza in quanto la dominiamo meglio di qualsiasi lingua straniera, dunque l’uso dell’italiano sarebbe stata la maniera più diretta per comunicare le nostre emozioni ed i nostri pensieri. Tra l’altro è una scelta che riteniamo dovrebbe essere perseguita indipendentemente dal genere musicale se si vuol fare un discorso che sia comprensibile e condivisibile da una maggioranza almeno in Italia.

 

Ci parlereste di voi, delle vostre precedenti esperienze musicali, dei vostri cambiamenti a livello personale ed umano?

I TSG nascono nel 2008 e nel 2010 registrano un primo EP promozionale con cinque brani in lingua inglese. Vincono il premio della critica a Sottosuoni 2009, aprono serate a Joe Perrino, 200 Bullets e Sikitikis. Della formazione originaria attualmente è rimasto solo il fondatore Paolo Vodret (basso). Tra il 2010 e il 2011 entra nella band l’attuale chitarrista Marco Calisai, tra il 2011 e il 2012 il cantante Gianni Senes e il batterista Pietro Marogiu. I cambiamenti si possono registrare da subito in quanto in breve tempo oltre alla sintonia musicale, nasce un profondo gruppo umano, più collaborativo e più concentrato su una comune idea. Bisogna anche specificare che tre degli attuali componenti, oltre ad essere legati da un rapporto d’amicizia di lunga data, hanno anche condiviso importanti esperienze musicali in passato, Gianni e Paolo suonando svariati anni in una cover band, mentre Paolo e Pietro suonando negli “Umiliati e Offesi” (punk-rock band italiana) con i quali sono state fatte diverse date dal sud al nord dell’Italia. Il chitarrista Marco, (col quale l’amicizia è più vicina nel tempo) vanta anche lui un’esperienza decennale in cover bands.

 

Voi stessi, se doveste fare un salto di qualità attraverso questo primo album, quanto avreste paura di entrare a far parte proprio di quello stesso “sistema” di cui tanto stiamo parlando?

Avere paura di un qualcosa che stiamo inseguendo con tutte le nostre forze e a costo di grossi sacrifici sarebbe per noi un paradosso! Noi non crediamo che raggiungere l’agognato “successo” sia sinonimo di entrare a far parte di quel sistema che quotidianamente combattiamo con tutte le nostre forze, attraverso la nostra musica, i nostri testi, i nostri pensieri e le nostre azioni. È importante ciò che riusciamo a comunicare al maggior numero di persone possibile, il messaggio che vogliamo dare alla gente, non il semplice rendiconto economico, che per noi dev’essere il giusto mezzo con cui il nostro lavoro artistico deve essere ricompensato, il fine a cui nessuna rappresentazione artistica dovrebbe tendere.

 

Riuscite a trovare con costanza il tempo da dedicare alla band o avete altri impegni lavoratevi per cui trovate difficoltà?

Ognuno di noi purtroppo deve condividere il proprio lavoro con il tempo che dedichiamo alla band, perché purtroppo ancora dalla nostra musica non siamo in grado di vivere. Certamente in ognuno di noi è presente la consapevolezza che qualora la musica desse la possibilità di sostentarci in maniera dignitosa, allora essa diventerebbe il nostro primo e unico impegno, cosa che poco si discosta dall’attuale realtà, in quanto ognuno di noi dedica la sua giornata alla band, come nella gestione dei networks, nella promozione e la ricerca di date, nel curare le pubbliche relazioni o nel lavorare anche individualmente alla creazione di nuovi riff e alla registrazione di nuove tracce.

 

La musica è un’arte ed un modo per esprimersi, voi pensate di esprimere bene le vostre personalità, le vostre idee e i vostri sentimenti tramite essa?

Tutto l’album “Le Scimmie Urbane” è il frutto di una totale sinergia ed empatia tra i membri della band: è nato dalla condivisione di gusti musicali, interessi artistici e di altro tipo, sentimenti e passioni, paure e voglia di riscatto. È un album che nasce dalla “pancia” e viene lentamente filtrato da una certa razionalità che non vuole essere costruita, ma vuole invece raggiungere nella maniera più semplice e diretta gli umori della gente, cercando di scuotere le coscienze ormai assopite nel voluto torpore di questa società, dove l’apparire è più importante dell’essere.

 

Cosa racconterete di voi ai vostri figli e dell’epoca in cui avete vissuto?

Sperando di non spaventarli troppo, cercheremo di metterli in guardia dagli eccessi e dall’ipocrisia che caratterizzano la nostra epoca, insegnandoli a non chinare mai il capo, ad non accettare indiscriminatamente tutto ciò che viene presentato come bello, giusto, morale etc., in quanto tali concetti sono frutto di una conquista interiore e non di astratti proclami che i mezzi di comunicazione di massa controllati in maniera plutocratica e partitocratica da anni fanno passare come la panacea di tutti i mali. Di noi gli racconteremo l’importanza che la musica ha avuto nella formazione della nostra vita, soddisfacendo il desiderio di libertà e di ribellione in maniera sana e costruttiva, come proveremo a trasmettere loro il nostro sentimento di onestà, lealtà e giustizia che è anche il trait d’union di tutto il nostro discorso musicale. Gli racconteremo che l’amore disinteressato verso tutto ciò che si ritiene importante deve essere lo scopo principale della nostra esistenza, se non si vuole essere semplici “maschere” di una realtà che scorre velocemente davanti a noi, lasciandoci attoniti e impotenti.

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Sito ufficiale: The Scunned Guests

 

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