The Heart and The Void: “The Loneliest of wars“ è un poetico, malinconico e splendido debutto

Il folk singer cagliaritano arriva con il primo LP che vedrà il minimalismo della chitarra acustica arricchirsi di arrangiamenti di più ampio respiro

Se si nomina la Sardegna, si pensa ad una terra aspra, piena di paesaggi incantevoli e di mare da mozzare il fiato, dove si può solo assistere alla potenza della Natura con riverenza, timore ed una strana, sottile malinconia di fondo, di quelle la cui origine è ignota, ma di cui si è perfettamente coscienti. La chiave di lettura di “The Loneliest of Wars“, disco di debutto di The Heart and The Void (Nome d’arte di Enrico Spanu) in uscita il prossimo 19 gennaio, è proprio qui. In questo senso il folksinger cagliaritano, alla sua prima prova sulla grande distanza, centra il bersaglio: chiudendo gli occhi e lasciandosi abbandonare alla musica, si prova un turbinio di sensazioni perfettamente coerente, in cui poetica e malinconia si fondono in un interessantissimo intreccio.

La musica è un corollario, un veicolo di trasmissione di questo turbine; se le sonorità rimandano a generi consolidati di riferimento, a cavallo tra country, indie, folk e pop, è il cuore che Enrico Spanu impiega nel trasmettere le emozioni ad essere il vero nucleo di ciascuna composizione. L’autore rischia, e nel presentarsi rivela tutto sé stesso, mettendo a nudo la sua anima e le sue radici. Esse sono però sono evanescenti, impalpabili, come ricorda il nome che l’artista si è scelto come pseudonimo: «Il cuore come simbolo delle emozioni, dell’amore, della speranza e il vuoto a rappresentare l’oscurità, la mancanza di punti di riferimento».

Il respiro del disco è ampiamente internazionale, complice l’utilizzo della lingua inglese, ma la ricerca di Spanu è “dentro”; l’apertura al mondo esterno è quasi pretestuosa, davanti a pezzi intimisti come la splendida “Dark Parade” (meraviglioso il pianoforte di accompagnamento), o la triste e speranzosa al tempo stesso “An island might not be the end”, scelta come video di lancio dell’album.

Cercando di trasporre questo disco ad un’immagine reale, che rispecchi tutto questo, ciò che maggiormente si avvicina è la contemplazione silenziosa di un mare lievemente mosso in un tardo pomeriggio d’autunno, con la spiaggia deserta ed il vento e le onde come unici compagni. Si è tentati di guardare oltre, verso l’orizzonte, ma è ciò che è intorno a catalizzare l’attenzione, e si è ben consapevoli che si sta contemplando solo l’inizio dell’infinito. Forse è questa allora “La più solitaria delle guerre”: il conflitto interiore di un uomo con lo sguardo fisso verso il nulla, indeciso se rimanere paralizzato dai pensieri o se procedere su un cammino incerto. Se questo è il debutto, viene allora la voglia di prendere una barca e salpare verso l’ignoto: dopotutto, davvero “un’isola può non essere la fine”.

Voto: 7

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Federico Ciampi

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