Perché non posso sostenere Beppe Grillo

Dal punto di vista politico-economico il M5S è dalla stessa parte della poltica dominante. Perciò, Grillo sembrerebbe essere consustanziale al sistema

Il baccano mediatico che si è sviluppato attorno alla vicenda del fuori onda di Favia mi fornisce un pretesto per elaborare qualche riflessione su Beppe Grillo e sul Movimento Cinque Stelle

 

 

Ho studiato a fondo Beppe Grillo e il suo movimento fin dal settembre del 2007, quando si imposero alla pubblica attenzione con il “V-day“, monopolizzando l’interesse degli editorialisti per settimane. A distanza di cinque anni esatti, sono cresciuti sia il consenso elettorale verso il movimento grillino (valutato dai sondaggi attorno al 15%), sia il dissenso politico-mediatico, indice di una insofferenza nei confronti di una novità del quadro politico che il sistema mal digerisce.

 

Le critiche sulla democrazia interna mi sembrano ridicole, se non incastonate in una più ampia analisi del leaderismo politico in Italia: Vendola fonda “Sinistra e Libertà” dopo aver perso il congresso di Rifondazione Comunista, e tiene all’oscuro qualsiasi altro maggiorente del partito; Bossi è stato sostituito da Maroni dopo un trentennio di leadership carismatica incontrastata e grazie alle indagini della magistratura; Casini e Di Pietro guidano i loro partiti da anni, senza rilevanti dissensi interni; Berlusconi è un caso che ha ispirato una vasta letteratura.

Qui termina la mia difesa di Beppe Grillo e del movimento che si riconosce nella sua guida –una difesa obbligata considerando la bassa qualità delle critiche che gli vengono rivolte da anni– e di seguito provo a interrogarmi su dei punti che mi sembrano clamorosamente sottovalutati, se non completamente ignorati, dal dibattito pubblico:

le idee, la visione e le proposte di Beppe Grillo sulla politica economica; la sua personale comprensione delle dinamiche sociali del tempo che viviamo; la lettura dell’attuale crisi economica, delle sue cause, delle sue conseguenze, dei suoi colpevoli. È singolare che anche le sinistre si focalizzano su critiche parziali o pretestuose verso il comico ligure, rinunciando a evidenziarne le lacune programmatiche su un aspetto che, per un soggetto politico, è centrale in ogni epoca storica ma persino determinante nel 2012, alle soglie di un crinale che divide una concezione del mondo, dell’economia e della democrazia da una concezione del mondo, dell’economia e della democrazia di segno opposto.

 

Chi riserva a Grillo gli improperi più disparati (talvolta giustificati dall’evidenza, molto più spesso ad uso di facili slogan) non comprende –o, meglio, non intende comprendere– che Beppe Grillo e il Movimento Cinque Stelle, sul terreno di una visione profondamente politica delle scienze economiche, si schiera dalla stessa parte di chi ne rimarca i difetti e ne marginalizza il pensiero. Da questo punto di osservazione, a mio avviso, Beppe Grillo è consustanziale al sistema.

 

Il 30 luglio 2012 sono stati pubblicati due articoli (su testate diverse: l’identità della data è solo una casualità) che vale la pena di riportare.

Alcune personalità del mondo economico, politico e culturale lanciano un appello, raccolto dal quotidiano “Il Manifesto“, volto a denunciare il “furto di informazione” a danno dei cittadini allorché vien loro proposta un’unica visione dell’economia. Scrivono costoro:

«Le scelte delle autorità comunitarie e dei governi europei, all’origine di un attacco alle condizioni di vita e di lavoro e ai diritti sociali delle popolazioni che non ha precedenti nel secondo dopoguerra, vengono rappresentate, non soltanto dalle forze politiche che le condividono (e ciò è comprensibile), ma anche dai maggiori mezzi d’informazione (ivi compreso il servizio pubblico), come comportamenti obbligati (“non-scelte”), immediatamente determinati da una crisi a sua volta raffigurata come conseguenza dell’eccessiva generosità dei livelli retributivi e dei sistemi pubblici di welfare. Viene nascosto all’opinione pubblica che, lungi dall’essere un’evidenza, tale rappresentazione riflette un punto di vista ben definito (quello della teoria economica neoliberale), oggetto di severe critiche da parte di economisti non meno autorevoli dei suoi sostenitori».

 

Sul blog Goofynomics, il professore di economia Alberto Bagnai (Università di Pescara), prendendo spunto da un comunicato politico pubblicato sul blog di Grillo (le parole incriminate: «Una precisazione sull’euro. Io non sono contrario all’euro in principio. Ho detto che bisogna valutare i pro e i contro e se è ancora fattibile mantenerlo. Ma, se usciremo dall’euro, sarà solo a causa del nostro enorme debito pubblico».), espone il suo punto di vista in un lungo post. Bagnai, economista severamente critico nei confronti della dottrina liberista, spiega (sintetizzo, parafrasando): l’analisi è sbagliata perché è il debito privato e non quello pubblico la causa della crisi economica; la concezione del debito pubblico come un cancro da estirpare è la lettura preferita dagli economisti e dai politici liberisti per giustificare i tagli alla spesa sociale, lo smantellamento dei diritti dei lavoratori, la deflazione salariale, l’alienazione del patrimonio pubblico; se la lettura della crisi da parte di Beppe Grillo è questa, la terapia non può essere che similare a quella proposta in mezzo mondo e in via di applicazione anche in Italia per mano del governo Monti.

 

Aderisco, senza condizioni o quasi, ad ambedue le opinioni qui sopra riportate. Di là dalle parole, comunque importanti, di un solo comunicato politico sul blog (è l’unico limite dell’analisi di Bagnai, comunque di metodo e non di contenuto), è doveroso rilevare che una visione radicalmente diversa della società in cui viviamo passa per una visione radicalmente diversa dell’economia mainstream, che Beppe Grillo non solo non fa sua, ma sembra persino sposarla.

Non è sulle colonne del blog di Grillo né nel suo programma politico che si possono leggere severe critiche ai trattati europei, alle iniquità della moneta unica, al Fiscal Compact e al Fondo Salva Stati, alle manovre finanziarie classiste dei governi in carica, al ruolo della Bce. Beppe Grillo difetta di una visione globale delle cose, di un quadro d’insieme.

Nell’unica credibile distinzione politica del nuovo millennio, quella tra liberisti e antiliberisti, tra i seguaci di Friedman e i sostenitori di Keynes, Beppe Grillo sceglie (consapevolmente?) di non schierarsi. Non schierandosi, non si oppone alla dottrina che da un quarantennio ha preso il sopravvento nella formazione degli studenti e nell’operato dei governi occidentali, giacché le sinistre europee possono considerarsi tranquillamente delle formazioni politiche asservite al pensiero dominante, con qualche elettoralistica e pelosa distinzione che, secondo i casi, si declina con le espressioni “rigore, ma anche crescita”, “economia sociale di mercato”, “compiti a casa, ma anche welfare”, magari dopo aver approvato l’abolizione dell’articolo 18 e il Fiscal Compact e proposto la svendita di Eni e Finmeccanica agli industriali tedeschi.

Beppe Grillo, dunque, legge in maniera errata le cause della crisi economica e, di conseguenzalegittima la visione dominante: che è precisamente la visione accettata in maniera incondizionata o quasi dal “Corriere della Sera” e da “La Repubblica“, dal Partito Democratico e dal Popolo delle Libertà, e in generale dalla grande maggioranza del mondo politico e dell’informazione italiani.

È evidente che le critiche che giungono a Beppe Grillo da chi pure la pensa allo stesso modo sulla politica economica nascono da una fondamentale discrepanza nella visione della partecipazione politica e nell’operato dei governi.

Grillo è un alfiere della lotta alla partitocrazia, ambisce a una politica rinnovata e costituita da uomini onesti, considera uguali la destra e la sinistra. Pertanto ha buon gioco nell’intercettare il voto consapevole e disinteressato di chi ne coglie gli aspetti positivi e quello più di pancia e incazzato di chi si schiera quasi a prescindere contro “la casta dei privilegiati”. Una tale impostazione è destinata a complicare i piani di chi intende, con la scusa dell’emergenza, dar luogo a grandi coalizioni, accettare sacrifici sull’altare del rigore, e marginalizzare il dissenso, anche quando non propone alternative radicali allo status quo.

È proprio per questo motivo che Beppe Grillo rinuncia a una radicale critica nei confronti del liberismo: denunciare le inefficienze della spesa pubblica perennemente improduttiva, criticare l’impiego clientelare delle risorse economiche pubbliche da parte dei politici più o meno corrotti, evidenziare l’enormità del debito pubblico italiano (solo in parte frutto degli scellerati governi del pentapartito e della Seconda Repubblica, in quanto esso si è formato, in una prima fase, per finanziare uno stato sociale moderno che ha contribuito allo sviluppo di un’Italia in breve tempo divenuta una potenza economica mondiale, ma questo Grillo non lo dice) permette al comico di individuare i colpevoli dello sfacelo nella classe politica al comando e posizionarsi sul mercato elettorale attraendo i consensi di chi, in buona o cattiva fede, ne condivide l’impostazione teorica e retorica. Un po’ come Berlusconi che nel 1994 prometteva la rivoluzione liberale quale inedita risposta ai fallimenti della macchina statale e della politica corrotta.

 

Non solo. A una ragione di pura tattica politico-elettorale aggiungerei le lacune che permeano l’intero programma del Movimento Cinque Stelle, difetti che denunciano un deficit culturale e di una concezione complessiva della società che non può non sfociare in slogan di successo (e talvolta sacrosanti!), ma privi di una organica impostazione politica, che sia pure aderente al mainstream. Ovvero di quello che, in un paese complesso, dovrebbe guidare ogni formazione politica con ambizioni di governo, a patto che il Movimento Cinque Stelle lo sia.

 

Ringrazio chi ha avuto la pazienza di leggermi, saluto il mio amico Giuseppe Pastore e sempre forza Salernitana.

Marco Giannatiempo

Share Button
Written By
More from ukizero

Dulcamara: uscito il nuovo album “Indiana”

Il 2 dicembre inizia il tour dal Bronson (RA)
Read More

22 Comments

  • Beppe Grillo è consustanziale al sistema, ecco, queste sono quelle cose che ti fanno perdere o trovare il senso di tutto.
    bell'articolo

  • non è solo una questione di definizione del debito,non credo che grillo ignori la differenza e neanche che la sua visione sia totalmente uguale a quella del sistema.
    sicuramente il m5s era partito all'inizio con uno spacco ben più grande e definito, oggi si è largamente ridimensionato, è per questo che sembra alla fine così vicino agli altri

  • io sono d'accordo,soprattutto sul fatto che grillo pecca di una visione d'insieme quando non critica il fiscal compact o l'assetto attuale dell'europa economica

  • Complimenti per l'articolo, ben fatto. Spero che non arrivi al 15%. Comunque è difficile dare il proprio voto in questa tornata elettorale.

  • Perfetto…
    Dico le stesse identiche cose da anni.

    … ho PROVATO a svegliare, proprio sulle questioni sollevate da Bagnai, un po' di attivisti del M5S ed ho trovato OTTIMA attenzione!

    Invece Grillo e la "casta sacerdotale del vero Dio" che lo circonda…

    non hanno ALCUNA considerazione per QUESTA proposta:

    http://www.beppegrillo.it/listeciviche/forum/2012/10/immediata-uscita-da-eurozona-moneta-sovrana-applicazione-mmt.html

    che è la PIU' VOTATA DI TUTTI I TEMPI NEL FORUM NAZIONALE UFFICIALE DEL M5S!!!!!

    GRILLO IGNORA I POCHISSIMI (SCARSI!) STRUMENTI DI DEMOCRAZIA DAL BASSO CHE IL M5S HA!!!!
    LI IGNORA! PERDIO!!!
    E si riempie la bocca di frasi altisonanti sulla "democrazia dal basso"!!!

  • non so se ringraziarvi o maledirvi ragazzi. mi avete tolto ogni certezza.
    grazie a Uki, a Marco Giannatiempo e a Fabio Castellucci, andrò a firmare la proposta sul sito del m5s.
    🙂

  • Ma vogliamo scendere dalla cattedra e parlare chiaramente di come stanno le cose! Sono laureato in economia, faccio il commercialista, sono del movimento 5 stelle e credo di seguire abbastanza bene i discorsi fatti. Tutte le teorie economiche si basano sui comportamenti dell'uomo. I comportamenti dell'uomo si stanno rivoluzionando in modo impressionante grazie all'accesso alle informazioni in modo differente rispetto a prima e hanno reso in parte inapplicabili tutte le varie ipotesi formulate dagli economisti, tanto e vero che ogni docente che si rispetti propone la sua teoria per venire fuori dalla crisi. Inoltre prima di poter applicare le teorie degli economisti il mercato deve essere ripulito dagli enormi interessi di grosse multinazionale, che condizionano e ricattano gli operatori deboli. La corruzione ha completamente modificato e reso di fatto il mercato libero una sorta di tavolo a cui possono partecipare solo determinati operatori disposti a fare cose quantomeno poco pulite (vedi caso elicotteri india). Allora su cosa si deve pronunciare Grillo, sugli accordi wto o su altre frottole lette dai giornalisti di stampa specializzata? La novità è la richiesta di pulizia e trasparenza, poi forse si potrà parlare di teorie economiche. Se l'Europa tutta unita non riesce a fare chiarezza su come funzionano i mercati, se l'europa pensa a guardare i bilanci degli stati senza cercare di modificare il comportamento dei giganti finanziari, allora è un'europa inutile. La permanenza nell'euro deve essere sentita e partecipate dai cittadini, forse è per questo che nel movimento si propone il referendum e non la fuoriuscita dall'euro. Ho parlato a titolo personale e non a nome del movimento.

  • ma vi rendete conto che quello che scrivete è incomprensibile per la maggior parte degli italiani??ma possibile che dietro ad una persona che cerca di parlare di cose nuove e di aria nuova si debba celare per forza un'interesse economico?la verità e che avete paura.Prendete giuseppe del movimento 5 stelle, ha dato una risposta in perfetto italiano che capirebbe pure un neonato, e non " Grillo è consustanziale al sistema".Ma che cosa è sta parola, ho dovuto guardare il vocabolario per interpretarla. Io sono ignorante rispetto a te caro giornalista o chi tu sia, rispetto il tuo lavoro se lo fai "ONESTAMENTE", ma abbi pazienza,qui ti parla il cittadino medio,l'ignorante medio che la maggioranza del popolo italiano; vogliamo CHIAREZZA su tutto ciò che riguardi politica, economia, storia, scandali, europa e via discorrendo. E poi se proprio devo racchiudere il pensiero di molte persone e sono certo di farlo, ma Grillo peggio di cosi, cosa puo fare=??? Il fondo è toccato, al massimo si resta a terra, sotto terra ci si va solo da morti. Grazie e buon lavoro a tutti

    • si, qui si è dato ragione anche a giuseppe… ma è innegabile anche l'incontrovertibilità del discorso del giornalista. dipende da quanti compromessi siamo decisi a fare…
      se ci accontentiamo di Grillo, perché è il meno peggio, la cosa può anche essere accettata (con riserva..)

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.