Nel mentre altrove

Reportage esistenziale dai confini russi. Georgia e Armenia due nazioni: punto d'incontro tra Est, Ovest e Medio Oriente

11997847_10205098778205262_2011625424_n C’era una città che brulicava di persone, una piazza dai colori forti, un vento ristoratore alle 7 di sera, quadri esposti in un parchetto, donne bellissime, bambini con un pallone. Yerevan, Armenia, l’ammaraggio è completato, entriamo nel vivo del viaggio, penetriamo nell’anima più oscura, nella coscienza sporca di un posto con un’identità macchiata di sangue.

Nel mentre altrove un bambino siriano raccatta un giocattolo da terra. Un gioco è un gioco. Non c’è differenza a quale latitudine tu sia, a quale religione tu obbedisca o quali siano i tuoi programmi per la serata. È l’immaginazione la vera fuga dalla guerra. Allora ecco perché vedendo quel cavallino pezzato il bambino decide di raccoglierlo. Lo prende e lo strappa a quella strada sudicia e polverosa, attorno a quei palazzi scheletrici, sovrastata da quel cielo così grigio. Nella sua mente comincia una danza fatta di immagini e sogni. Il cavallo di pezza corre, corre veloce, corre lontano. C’era un re buono e c’era una regina ancora più buona, c’era il cattivo, ma c’era anche lui. Il vento, le montagne, il deserto, il dorso di un cavallo di pezza. La bomba esplode, il cavallo di pezza si porta via con sé il bambino. Lo porta lontano come desiderava, d’altronde non ci sarebbe stato niente per lui in questo mondo. Il pensiero era la sua unica fuga. L’immaginazione, il gioco e la morte11997019_10205098791165586_1006072633_n

Nel mentre altrove c’è un uomo che fuma. Fuma l’hasish buono, quello della Bekka, quello che ti aiuta a battere la paura. Nero come la notte, oscuro come la morte: il coltello in una mano, la sigaretta nell’altra, il Corano in grembo. Muove lentamente la testa, la canna sta facendo effetto. Adesso è leggero come l’aria di una mattinata di vacanza dopo un anno di scuola. Non sa chi è, non se lo chiede neanche. Ora lui ha un potere, ha il potere di donare o di togliere la vita. Si alza, è il momento: il video dura poco. «Devo fare il mio dovere», «Devo fare il mio dovere», «Devo fare il mio dovere». Butta l’hashish, quello buono della Bekka, alza il coltello e affonda con tutto l’odio che il nulla può dare, con tutto l’amore che il niente può ricevere. Lui non lo sa, è già morto, e con lui il suo ostaggio.

11995596_10205098759204787_1698083045_n Nel mentre altrove siamo in un palazzo di Montecatini Terme, una Provincia italiana qualsiasi. Agosto: la calura, i rumori del tramonto, la spensieratezza. Gli invitati ci sono già tutti. La festa sta cominciando. Un ragazzo abbassa lo sguardo verso la polvere bianca che ha davanti: lui non sa cosa vuol dire, lui non sa come sia successo, lui non sa un cazzo. O non vuole sapere. Tira, aspira, sniffa. Sente il calore, l’energia, la forza, la spensieratezza, tutti i fantasmi creati ad hoc come giustificazione svaniscono nel nulla, spariscono inghiottiti nel corpo di una ragazza. L’amore meccanico, l’automa della vita. Lui non lo sa, ma è già morto. 12000118_10205098772205112_1448385602_n

 Nel mentre altrove siamo ad Yerevan, due ragazzi percorrono una strada in una calda serata di mezza estate. Un vento leggero che  spira da sopra le colline attenua la calura. Un gruppo di ragazze passeggia in senso opposto. Davide da un colpo a Gianluca «Ma hai visto quelle? Sono strafighe». Ridono, scherzano, passeggiano, fumano, bevono. Loro non lo sanno, ma sono già un po’ più liberi.

Nel mentre altrove… c’è il mondo ed il suo silenzio.

 

Davide Lemmi

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