Land Art: fusione tra creatività, ambiente e leggi della natura

Una forma d'arte nata negli anni Sessanta per esaltare il rapporto tra uomo e natura. Un'arte ecologica che si esprime mediante interventi diretti sul paesaggio naturale

Un’espressione artistica che ha vita da poco, ma che è fatta con materiali naturali e che possono avere diversi anni: stiamo parlando dell’arte fatta delle pietre in equilibrio e da tutto ciò che si trova in natura. È questa un tipo di arte che tutti possiamo fare e che ci può avvicinare di più al mondo che ci circonda

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Una delle nuove tendenze artistiche è quella delle pietre in equilibrio. Esatto, avete capito bene. Quando giocavate a costruire delle strutture in equilibrio con mattoncini di legno o altro, in realtà vi stavate cimentando a fare i piccoli artisti. Le tecniche usate sono tra le più diverse, ma i risultati sono spettacolari e sembrano voler sfidare le leggi della fisica. La Land Art usa non solo pietre, col tempo infatti questa forma di espressione ha visto l’uso di tutto ciò che è possibile trovare in natura: legni, legnetti, liane, piante, foglie, arbusti, ecc…

Il principale protagonista di quest’arte

Il più recente e principale artista che si esprime attraverso la pratica delle pietre in equilibrio è Michael Grab. Egli ha scoperto quest’arte nel 2008, facendo trekking in Colorado. Da allora non ha mai smesso di praticarla, facendone una vera e propria tecnica meditativa, che pratica quasi quotidianamente. Potreste vederlo spesso circondato da una folla di curiosi e come riesce a meditare attorniato dalle persone che lo guardano lo sa solo lui!

Il suo sito, Gravity Glue, ci propone le foto fatte alle sue pietre in equilibrio e l’artista, che nasce come fotografo, ritiene che le opere prodotte da quest’arte simboleggiano la capacità e possibilità che ha l’uomo di conservare un punto saldo in mezzo alle sfide e ai cambiamenti che ci si propongono nel corso della nostra vita, così come le pietre riescono a mantenere l’equilibrio nonostante il loro peso e la forza di gravità.

A guardare bene le sue opere, ci viene quasi il sospetto che le pietre siano incollate tra loro, tanta è la sfida alle leggi fisiche a cui tutti noi siamo soggetti.
In realtà si tratta solo di saper sfruttare al meglio la forza di gravità, riuscendo a creare qualcosa di resistente tanto al tempo quanto alle intemperie. E questa è anche un’occasione di riflessione per noi: non siamo soggetti passivamente alle leggi della fisica, ma attraverso la conoscenza possiamo sfruttarle al meglio, non vi pare?

Un’arte per tutti

Le tecniche usate per tenere le pietre in equilibrio sono varie e sfruttano principi diversi: ci sono quelle tecniche grazie alle quali si crea un equilibriopuro”, che consiste nell’avere un solo punto di appoggio tra una roccia e l’altra; poi c’è l’equilibrio definito “a contrasto”, in cui l’equilibrio fra due rocce più piccole è mantenuto grazie al peso delle rocce sovrastanti; infine abbiamo lo “staking balance”, cioè l’equilibrio ottenuto accatastando le rocce una sull’altra.

In sostanza è un tipo di arte che tutti, se vogliamo, possiamo praticare. Sperimentare e conoscere le pietre, le leggi della fisica e mettere in rapporto le forme tra loro sono delle attività di cui tutti possiamo essere in grado.
Perché non cercare anche di mettere in rapporto la costruzione con un determinato ambiente naturale? E i diversi colori delle rocce da mettere insieme tra loro?
Insomma, questa può rilevarsi un tipo di attività che ci aiuta a conoscere la natura che ci circonda e a osservare il mondo in cui viviamo. Quindi perché non farlo?

Antichi predecessori

Non vi piacciono quelle grandi e incredibili architetture costruite con pietre enormi, come nel caso di Stonehenge. A me le architetture dolmeniche hanno sempre messo un po’ di suggestione: mi hanno sempre affascinato. Molti si sono chiesti come facessero gli antichi a creare architetture così spettacolari pur non avendo le conoscenze e le capacità che abbiamo noi oggi. Ancora ai nostri tempi quindi, queste architetture esercitano su di noi un certo fascino, ma erano fatte per qualcos’altro.

Ora che siamo in una dimensione molto più “eliocentrica” perché non realizzare qualcosa con le pietre che sia per noi e non per un’altra entità o qualsivoglia potenza? In questo modo riscopriremo un po’ di “geocentrismo” che per tanti secoli ha dominato la cultura dei nostri avi.
Ovviamente non sarebbe un peccare di presunzione o superbia, credendo di essere al centro di tutto, ma solo un prendere coscienza di noi stessi, di quello che siamo e di ciò che ci circonda.

 

Roberto Morra

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