Intervista al prof. Silvio Bolognini: le sfide politiche contro il nuovo Leviatano

L'Italia e l'Europa nella crisi della società moderna: tra rappresentanza politica e stagnazione culturale

Il Prof. Silvio Bolognini partendo dagli studi di Giurisprudenza e specializzatosi in studi storico-politici, è Titolare della Cattedra di “Teoria generale del Diritto e dello Stato” presso l’Università degli Studi eCampus, dove è anche Direttore del CE.DI.S. – Centro studi e ricerche sulle Politiche del Diritto e sullo Sviluppo del Sistema Produttivo e dei Servizi. Accanto all’attività universitaria ha svolto svariate mansioni ed attività professionali di management e direzione aziendale in strutture complesse, implicanti la Direzione di Risorse Umane e Strumentali; attività di Progettazione Strategica, Programmazione e Gestione di strutture appartenenti a vari settori del Terziario e del Sistema Pubblico. Ha altresì diretto e coordinato svariate ricerche, progettualità mirate e attività formative nel settore del Management organizzativo e della Programmazione Economica, Socio-sanitaria e Formativa. È autore di svariati saggi, articoli scientifici e pubblicazioni nel campo della metodologia ed epistemologia giuridica, della politica del diritto e del management e programmazione del sistema dei servizi.

Abbiamo dunque l’onore oggi di ospitare un luminare del nostro Paese, introducendovi alcune riflessioni fatte insieme per questa interessantissima intervista realizzata in un’atmosfera piacevole e davvero stimolante. Per questo colgo ancora l’occasione per ringraziare il professore per la sua generosa sensibilità nel condividere con me queste riflessioni sull’attualità e il futuro del nostro Paese e non solo. Abbiamo dissertato di cause e possibili soluzioni riguardo il nostro esangue Sistema civile, per meglio comprendere quel terribile Leviatano che sembra sempre più avvicinare l’agognante società umana verso un punto di non ritorno…

  • Innanzitutto vorrei partire da un’analisi dell’Economia contemporanea. Parliamo dunque del “Liberismo”. Sappiamo che la società moderna attraverso l’economia ha innanzitutto trasformato i rapporti sociali in rapporti di concorrenza – mediati dallo scambio delle merci; poi ha sostituito la gerarchia sociale con la stratificazione sociale – misurata in termini quantitativi (la ricchezza disponibile); infine ha alterato l’universo dei simboli con un codice sostanzialmente “monetario”… Pertanto, spogliando l’uomo e la società dei suoi aspetti qualitativi, il neoliberismo sembra ridurre la società ad un “mercato” e l’uomo ad un mero “titolare di interessi materiali”… Possiamo affermare, dunque, che il neoliberismo sia più che una tecnica economica una vera e propria istanza politica ed ideologica (nel senso ‘invasivo’ del termine)?

Il Liberalismo oggigiorno non è più solo una mera teoria economica, è anche un “pensiero” che si esprime attraverso quello degli economisti e dei politici liberali ed è un’ideologia politicamente orientata di matrice ottocentesca e che è arrivata fino ai giorni nostri.
In effetti, per capire come sia stato possibile giungere ad una situazione del genere dobbiamo partire dal principio.
Ebbene, le modalità espressive del moderno sono sostanzialmente tre:
– la prima, il liberalismo appunto, esalta il “capitale”, il “profitto” e l’ “imprenditorialità”;
– la seconda, valorizza il “lavoro” e dà origine alle dottrine social-comuniste, con relative varianti, dal massimalismo marxista a quello minimalista social-democratico;
– la terza via, è quella che cerca di ricomporre le conflittualità tra capitale e lavoro e ha dato origine alle politiche sostanzialmente riconducibili da un lato alla dottrina sociale della Chiesa e dall’altro al corporativismo di matrice fascista.
Ebbene, tutte e tre le vie sono fondamentalmente delle vere e proprie “ideologie”, ossia propongono una soluzione politica ai vari problemi del contesto sociale.
Nel dopoguerra, perso il peso del corporativismo e diminuita la carica rivoluzionaria del social-comunismo, ormai imbastardito dai tempi, il liberismo ha finite per diventare l’ideologia dominante.
Esso, al tramonto del ‘900, ha saputo cambiare pelle puntellando non più l’idea del Capitale, ma camuffandosi nella dimensione Finanziaria. Tale operazione trasformista ha comportato configurazioni completamente diverse rispetto a come venivano concepiti i ceti sociali in passato. Oggi la divisione
non è più tra imprenditori e lavoratori quanto piuttosto fra un’élite – quella finanziaria appunto – e il resto dei soggetti sociali.
Ciò spiega l’avvento delle multinazionali, delle lobbies, degli Enti sovranazionali e la conseguente loro complicità con la politica a caratterizzazione liberale.

  • Non crede anche lei che anche questo tipo di scollatura tra popolo e governo/finanza sia la causa sostanziale proprio della crisi sociale e civile che stiamo vivendo? Io ho l’impressione che questa élite nel momento in cui sta decidendo per una legge, un decreto, ecc… lo faccia in realtà sulla base dei propri specifici ragionamenti sistemici, ossia riferendosi a interessi e modalità ideologiche e professionali inserite unicamente negli schemi di pensiero delle loro cariche: nelle trame lavorative o negli intrighi di palazzo per così dire… Questo ‘loro mondo’ sembra essere quindi completamente avulso dalle reali necessità del popolo o ad esempio dalle relative categorie a cui quella legge era riferita…

Indubbiamente. Inoltre credo che oramai per spiegare questo sistema dobbiamo usare un punto di vista non tanto nazionale, quanto europeo, è alla UE che dobbiamo guardare. Io credo che questo tipo di liberalismo finanziario abbia trovato col tempo dei meccanismi accumulatori di tecniche e conoscenze che hanno portato all’attuale situazione. Detto in altre parole, penso che i “neoliberali” abbiamo cominciato a lavorare e, pian piano, prendendoci gusto, siano riusciti a costruire un vero e proprio Sistema.
Nondimeno, la cosa più incredibilmente assurda di questo evento è che la trasformazione del liberismo ha dato il via ad un Sistema che, per mezzo di alcune “tecniche”, sembra fare finta di ascoltare la voce del popolo, convincendoci che le decisioni vengano dal basso (in primis dai cittadini e quindi dalla politica) mentre in realtà vengono prese a monte, giacché provengono dall’alto, da quelle lobbies che puntano solo ai loro interessi finanziari.
Per la spiegazione di questi processi è possible consultare i miei contributi sulle “Smart Cities”, strumento cardine con cui l’intero Sistema si regge, fino a spiegare la metodologia dell’intero sistema comunitario. Le scelte nodali vengono prese in direzione del mercato capitalistico-finanziario ma sono spacciate come idee provenienti dalla base, dai singoli cittadini.
È ipotizzabile che a partire dal 2008 si sia stretto un “patto” tra il grande capitale finanziario e la politica europea. Questo patto ha generato un’élite completamente scollata dalla realtà della “res pubblica” e della comunità, sostituendo il fattuale con il virtuale, tant’è che l’imprenditorialità non è più costituita da imprenditori che si rimboccano le maniche o lavorano col sudore della loro fronte, ma da soggetti che creano e muovono moneta virtuale.

  • Veniamo al concetto del Debito Pubblico, la spada di Damocle delle società economiche moderne.
    Ecco, il Debito Pubblico non è un male di per sé. Chiunque abbia studiato un po’ di economia aziendale sa che un’azienda può essere molto indebitata ma in piena salute per via dell’equilibrio tra attività e passività. Se mi indebito per 10 per la costruzione di un tratto autostradale e poi lo gestisco, ammortizzando la spesa tramite i ricavi generati dalle utenze, be’, allora non ci sarebbe un problema così rilevante. Ma se al contrario mi indebito per costruire e poi affido il bagarino ad una Società Privata per far sì che possa speculare sugli investimenti statali, allora è lì che si genera la voragine. Ma anche qui, l’Euro, con tutte le sue complicanze, l’Europa, che certamente va ridisegnata, non c’entrano nulla. Qui è la recente (e meno recente) storia del nostro Paese che dovrebbe insegnarci a guardarci prima allo specchio, non crede?

Per cercare di capire, dobbiamo tornare al ruolo della politica italiana soprattutto a partire dagli anni ’70. Prima di quel periodo la politica economica si occupò pressoché esclusivamente di ricostruzione; in seguito, con i primi governi di centro-sinistra, la situazione è cambiata sostanzialmente. Difatti, l’idea di voler investire sul futuro secondo una pianificazione che facesse leva sul debito, per allargare la presenza del Sistema Pubblico nell’ambito dei servizi e dell’economia, ha finito per creare una moltiplicazione proprio degli indebitamenti. Si è assistito all’espansione del Welfare State, con cui la politica ha iniziato a sviluppare – molto spesso per motivi clienterali – il sistema dei servizi pubblici dilatando sempre di più l’indebitamento.
Ebbene, col tempo il Sistema non ha più retto. Infatti, dopo essersi indebitati pur di mantenere la corsa al progresso, ai servizi e alle condizioni di vita dell’era moderna – e non parlo certo dei bisogni primari, ma di quel vano consumismo dei nostri tempi – a causa delle smodate aspettative su quegli sviluppi, non si è più riusciti a rimanere a regime. Dopo una quindicina di anni non si è stati più in grado di sostenere le prospettive attese: nel creare aspettative sempre crescenti, ogni anno successivo ha finito per essere destinato a coprire i debiti del periodo precedente. Ecco perché, pur di mantenere il passo, si è venuto a produrre uno spropositato aumento del nostro debito pubblico.
Inoltre la politica aveva ormai aperto sempre nuovi scenari di sviluppo creando sempre nuove aspettative sociali – oltre che trend culturali – a cui però non si è più riusciti a far fronte. Ecco perché, per limitare ‘ i danni, si è parlato di Welfare Mix, col tentativo di aprire al “privato” nel nome della sussidiarietà. Anche questo espediente si è però manifestato come fallace.
La morsa del sistema finanziario e del regime della globalizzazione ha dilagato emarginando il microsistema economico che non ha retto più l’imperante globalismo delle multinazionali che hanno cominciato a fare profitti spaventosi a spese degli altri sistemi economici. In questo modo si è formata quella cesura tra il capitale e il resto del mondo, ma anche all’interno del capitale stesso tra quello finanziario e quello imprenditoriale. L’indebitamento a quel punto è diventato una costante, perché la rivoluzione delle aspettative ormai non si poteva più arrestare…

  • Veniamo ora nel merito della crisi attuale, e su come poterla affrontare.
    Esistono tanti strumenti finanziari per cercare di risolvere il problema di liquidità e la mancanza di soldi per l’economia bloccata del Paese. Penso magari a dei buoni acquisto; dei buoni spesa; una moneta nazionale che non cozza contro l’Euro ma che gli si affianchi; dei minibot; dei Ccf (Certificati di Credito Fiscale, ndr)… Perché la politica non tenta mai una via di questo tipo? In fondo un Titolo, ossia una possibile ulteriore moneta, non andrebbe depositata alla Bce, infatti noi abbiamo demandato con l’Euro, alla Bce, il diritto esclusivo di emettere banconote, tuttavia le ‘Stato note’ sono rimaste ad appannaggio dello Stato attraverso il Ministero del Tesoro. Le immette nel conto di tesoreria e vanno a coprire il fabbisogno dello Stato, e non sono debito. Perché, anche di fronte a crisi devastanti, proprio non si riesce a prendere una via d’emergenza del genere?

Mi ricollego a quanto detto prima, dobbiamo fare i conti con un fatto: la Nazione italiana non è più – al momento – pensata come una macro-comunità autonoma.
Oggi le decisioni non provengono più dal basso, ossia dalla politica nazionale, ma dal contenitore superiore (UE). Oltretutto, attualmente la catena decisionale che dall’Europa arriva all’Italia non può essere toccata, altrimenti il Sistema della globalizzazione giuspolitica comunitaria crolla.

  • Non ci resta che citare il problema della Sovranità Monetaria. Quando nel 1918 il Ministro del Tesoro inglese aveva finito l’oro e le sterline, stampò direttamente moneta, vinse la guerra, ma poi fu denunciato dai professori di Oxford che ne chiesero l’impiccagione. A quanto pare i professori di Oxford preferivano perdere la guerra piuttosto che stampare moneta! Insomma, sembra proprio un’ideologia: “non si può stampare moneta”, è come un tabù. Se al Governo inglese durante la Prima Guerra Mondiale ci fossero stati quelle persone, avrebbero lasciato vincere la Germania con conseguenze immaginabili. Eppure dopo la Seconda Guerra Mondiale a Berlino Est fu invece annullato il debito, ma nessuno ne parla. Perché esiste questo tabù sulla Sovranità Monetaria?

Mi ricollego alla risposta di prima. Diciamo innanzitutto che battere moneta per uno Stato sarebbe lecito, oltre che possibile, sempre che ci sia qualcuno che decida di farlo. Tuttavia se la vera autorità non è statale, se lo Stato dipende da altri, allora questa soluzione non verrà mai posta in essere.
Le dirò di più. In effetti il sistema della globalizzazione comunitaria può entrare in crisi solo se le autorità nazionali risultassero sostanzialmente disomogenee rispetto alla politica europea, solo in quel modo l’Europa potrebbe entrare in difficoltà, perché verrebbero ad esempio spezzati tutti i passaggi decisionali che dall’Europa arrivano dritti alle varie Autorità statali, Italia compresa. Ecco perché tutti i Governi europei devono essere esorcizzati dalla terribile possibilità che in Italia ci siano politiche nazionali autorevoli ed intelligenti, che sappiano contrastare il Sistema. Un’altra criticità per il Sistema della globalizzazione si avrebbe nel passaggio dagli Stati Nazionali alle Regioni, dove anche queste ultime potrebbero dare fastidio al Sistema qualora iniziassero a fare politiche diversamente caratterizzate rispetto a quelle nazionali.
Allora, ciò che più interessa alla UE è che ci siano sempre Governi solidali con il centro di comando europeo.
Quindi, attualmente, per arrivare alla drastica decisione di stampare moneta da soli bisognerebbe auspicare la comparsa di personaggi autorevoli, capaci e competenti, leader nazionali – italiani per noi – in grado di battere i pugni sul tavolo delle trattative e, con la forza dei fatti, imporre strategie finalmente più solidali per ogni soggetto nazionale. Ci dev’essere la persona giusta che rappresenti l’autorità nazionale; senza tutto questo, o in alternativa senza che si manifesti l’eventualità di raggiungere la maggioranza nel Parlamento europeo, non è possibile scardinare alcun Sistema.
Al momento nel nostro Paese non mi sembra di vedere personaggi di questo calibro…

  • Proviamo ora ad abbracciare scenari futuri.
    Grazie ai psicologi e ai sociologi oggi sappiamo che il “gruppo” (sociale) serve all’individuo per crearsi uno status /sicurezza. Non di rado il singolo viene così trasportato dalla corrente. Tuttavia è ormai chiaro che questa corrente si è corrotta, e che non siamo più di fronte solamente ad una stagnazione economica. Ben più grave è la stagnazione culturale. Pensiamo alle alterazioni del linguaggio comune, ormai quasi sempre legato alle correnti politiche o alle necessità economiche; ad esempio la parola “Giustizia” che indica una virtù, un dovere primario della persona, un suo diritto, sembra oggi connotare qualcosa da cui difendersi e a cui conviene sottrarsi. In sostanza, secondo me occorre una conversione mentale che proponga una logica delle “relazioni di interdipendenza”. Oggigiorno c’è davvero bisogno di educare alla Identità, all’Alterità e alla Diversità: tre prospettive di marcia di un unico percorso. Senza questa visione, i prossimi buoni propositi per una “società civile del futuro” saranno impossibili da realizzare…
    Ecco che allora dovremmo fare più attenzione ai corollari: se celebriamo il primato della “Legge”, la normalità è sancita dalla “Norma”! Se invece continuiamo a celebrare il primato del “consenso”, la normalità è data dalla moda e dal motto “così fan tutti”! Pertanto, se recuperiamo la forza della “verità” e la centralità della persona, la normalità sarà data dal benessere! Non è d’accordo?

Molto bene. Le dico che lei con questa domanda ha toccato il piano delle riflessioni accademiche che il mio gruppo sta studiando e ricercando ormai da anni. Le rispondo così: probabilmente questa è l’unica vera eredità che possiamo lasciare ai posteri e ai possibili scenari futuri. Educare il popolo a quei valori è una delle chiavi per la salvezza. In ogni caso si tratta di una ricerca vastissima, c’è talmente tanto di cui stiamo studiando, ma anche avviando, che potremmo parlarne per ore. Indubbiamente questa è la via per riempire svariati “buchi neri” nella politica contemporanea.
Oggi come oggi siamo nel pieno di una grave crisi. Innanzitutto abbiamo uno spaventoso impoverimento del linguaggio, di cui è espressione l’imbarbarimento della tradizione linguistica italiana, e in parallelo abbiamo una mancanza di metodologia. Ormai la crescita del sapere non è perseguita attraverso la “ricerca”, ma per mezzo di un’accumulazione delle percezioni, basata su un apprendimento meccanico di nozioni acriticamente assunte. Pensiamo al pragmatismo filosofico americano e a come questo abbia creato il mito delle tecnologie, rimpiazzando ogni tipo di riflessione metafisica o metodologica.

  • Un’ultima domanda, che riguarda proprio la “persona umana”. Io credo che sarebbe interessante ripartire dalla nostra “Costituzione”. In effetti esiste una sensazionale intrusione Umanistica all’interno della Costituzione italiana: la parte riguardante i “Diritti Fondamentali e Inalienabili dell’Uomo” non sembrerebbe altro altro che l’espressione, a livello costituzionale, delle cosiddette “qualità” dell’“essere”! Pertanto la Legge più importante che dovrebbe ispirare tutto il mondo politico e civile, sta’ nell’“Articolo 3”, in cui si parla di “Uguaglianza Sostanziale”: «È compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico, sociale, ecc… che impediscono il pieno sviluppo della persona umana». E ripeto: “umana”! Quindi la Costituzione è chiamata a scartare tutto ciò che impedisce lo sviluppo delle “qualità” e dei talenti delle persone? In sostanza, secondo quelle “parole”, nel nostro Paese dovrebbe essere obbligatorio, per Legge, promuovere iniziative atte allo sviluppo di tutti i talenti di ogni persona, e modellare oltretutto la società, l’economia, ecc… in funzione delle specifiche potenzialità umane, ergo dell’Io di ogni individuo? Non dovrebbe essere forse così?

Indubbiamente una corretta interpretazione del dettato costituzionale sulla promozione e sulla tutela della “persona umana” dovrebbe portare a riconoscere ed a sviluppare i talenti e le qualità di ciascuno.
Un impostazione di questo tipo, favorendo l’emergere di soggetti preparati, consapevoli e liberi, sarebbe però pericolosa per il Sistema. Meglio quindi favorire il livellamento verso il basso, l’emergere del pensiero unico, l’omologazione del consenso.
Non ci si deve però perdere d’animo.
Senza pensare di risolvere subito tutti i problemi, occorre portare avanti a vari livelli possibilità alternative, riflessioni e prassi operative. Oggi una battaglia per la libertà si pone come lotta contro il pensiero unico, “politicamente corretto”, omologato.
Bisogna formare gruppi di giovani studiosi, intervenendo sui vari livelli del sapere e della conoscenza. Questo è un qualcosa che le élite politiche e finanziarie non riuscirebbero a tenere sotto controllo.

Fatale

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8 Comments

  • davvero tutto molto interessante. queste riflessioni mi risuonano moltissimo. mi sembra una spaccato aderente alla situazione attuale molto chiaro ma anche molto crudo. certamente fa pensare …. ci sono tante idee e osservazioni importanti . intervista strepitosa del solito grande Fatale, complimenti. e grazie al professore…. un uomo dalla caratura davvero notevole , ce ne fossero …..

  • Quanto adoro questo blog!!!! Una boccata d aria ogni volta!
    Questa intervista e’ da studiare attentamente. Un analisi spietata di quanto la societa’ sembra sempre cambiare per il peggio …
    Sara’ importante come dice il professore che si educhino le nuove generazioni ai principi solodali della comunita’…. servono uomini integri e forti per il bene del paese ,come il professor Bolognini . I miei complimenti …

  • il liberismo capitalismo è il leviatano !!! Si può sconfiggere con il discorso dell articolo 3 della costituzione e con le logiche sulle relazioni di interdipendenza … base oggi per una società moderna e multiculturale
    Veramente un intervista da studiare a memoria ! Grazie prof Bolognini per questi spinti illuminanti !!!!

  • Veramente un’intervista illuminante, pertinente, profonda, attuale….con uno stile e un linguaggio tale da far impallidire la solita retorica “mainstream” pensiero unico, che leggiamo tutti i giorni sui soliti giornalacci di regime e telegiornali….!
    Se vi fossero più articoli come questo e più persone sagge e con una Vision che riporti l uomo al centro di tutto come quella del prof. Biolognini, sarebbe certamente un mondo migliore!
    Grazie Uki e grazie Andrea, vi vogliamo leggere ancora e ancora con altre interviste come queste!!

  • CI VUOLE PIù SOVRANITÀ STATALE E MONETARIA!!! NON C’E ALTRA VIA PER SALVARCI DAL BARATRO !!!! TANTO I DIBATTITI FINISCONO SEMPRE E SOLO NEI SALOTTI TELEVISIVI
    UN PLAUSO AL PROF BOLOGNINI …. FENOMENALE !!!!

    • non c’e’ dubbio,ma provo a risponderti traducendo in modo piu’ chiaro ciò’ che Bolognini ha spiegato con eleganza:
      per salvarci abbiamo bisogno di politici con le palle!!!!!!

  • Ottimo intervento. Lucido e realista. Lo condivido. Dal punto di vista spirituale non posso che aggiungere … Il Sistema attuale di cui si parla e’ peccaminoso fin alla sua radice e intenzionalita’. Qui intendo “peccato” come sfigurazione – depredazione – autoreferenzialita’, sia a livello individuale che sociale. Concordo nell’esserci arrivate per prove e nel trovarci gusto di pochi a svantaggio di molto, nella completa sudditanza e latitanza della vera politica; ma non possiamo negare che ci siano state nel frattempo morti eccellenti. Non e’ proprio quello che alla fine viene detto? Far fuori, eliminare il pensiero vitale e creativo. Far fuori singolarita’ eccezionali che avevano o che hanno prospettive. Oggi la politica non ha prospettive e di fatto vi e’ una sola prospettiva globalizzata finanziaria neo liberale. Non possiamo constatare che questa va a braccetto molto bene con la sete di potere e asservimento. Lobby finanziarie e lobby di altro genere “peccaminose” sono emerse in questi decenno. Con la scusa della “normalita” si e’ abusato e frainteso la natura, il bene. Insomma un vero e proprio capovolgimento di valori. Cammuffamento di valori e disgregazione del Centro. Un Centro inteso non solo politicamente … Questo e’ peccato. Questi sono Arconti e Arimane. Una visione Spirituale urge piu’ che mai! La Massa Critica e’ reale e necessaria piu’ che mai.

  • intervista strepitosa del Fatale!
    non conoscevo questo illustre professore. credo sia qualcosa da studiare quasi a memoria e capire che c’è davvero bisogno di maggior consapevolezza storica e politica e una vera ricerca di leader che possano fare il bene del paese senza sconti per i soliti interessi globalizzati

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