Il Canto delle Sirene

L’altro mondo di Vinicio Capossela: Marinai, profeti e balene.

“…if I should die, and water’s my grave, she’ll never know if I’m damned or I’m saved, see the ghost fly over the sea, under the moonlight, there she can safely go…”

 

A bordo del suo pianoforte, in compagnia di uno sparuto equipaggio di fantasmi (Melville, Conrad, Omero, Hemingway, Alighieri, Celine, Stevenson), Vinicio Capossela questa volta salpa alla ricerca del mare profondo, l’anima in forza di vela, il cuore al posto dell’ancora. Destinazione: sé stesso.

In viaggio fra i marosi della vita, con stretta fra le mani la mappa dei pensieri incisa sul bianco nulla della pagina, ritagliato sul dorso della balena che ossessiona ogni capitano degno di questo nome, Capossela parte per scrivere e scrive per partire. Seguendo le stelle, attraversando le tempeste, Capossela confeziona un disco che di questi tempi appare come una pesca miracolosa, carico di arrangiamenti fuori moda, di testi evocativi, di citazioni, di rimandi ad un immaginario fatto di favole, letteratura, cinema, in una sola parola di mitologia.

Il mare inizia dove finisce la terra, dove ogni certezza ha termine. Prima o poi tutti devono attraversare questo sterminato deserto di lacrime alla ricerca della rosa dei venti,  un fiore impossibile per un essere invisibile: la sirena che ci aveva chiamato al viaggio.

 

…know too well, know the chill, know she breaks my siren, know teenage flesh, know she chill, know she breaks my siren…”

 

Piero Maironi

 

 

 

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