“Il laboratorio della vagina” @ TeatroCittà – 10/2017

Spassoso, impertinente, irriverente... lo spettacolo di Patrizia Schiavo è un importante momento di riflessione sulla Violenza di genere e sull'importanza di chiamare le cose con il loro, adeguato, nome..

Quando metto piede nella periferia di Cinecittà, a una manciata di minuti dalla trafficatissima via Tuscolana, scopro per l’ennesima delle prime volte il senso della periferia romana. Anche io vivo in periferia, e Roma l’ho esplorata abbastanza da averne conosciute tante, ma ognuna è unica, anche se ad un primo superficiale sguardo sembrano tutte mestamente uguali.
Qui la strada è poco trafficata, ci sono solo palazzine residenziali e garage serrati, tutto tace nel buio delle sei del pomeriggio. Poi una luce calda e gialla, un vociare sommesso, qualche risata, mi avvicino. Ecco il teatro. Sorrido, penso tra me e me che è vero che dove si fa arte c’è calore, qualcosa che prima era anonimo acquista personalità, un posto che prima appariva inospitale diventa accogliente.
«Avevamo bisogno di un posto in cui incontrarci e fare incontrare i nostri pensieri», dice un’emozionatissima Patrizia Schiavo al termine dello spettacolo che ha scritto, diretto e interpretato, “Il laboratorio della vagina”, che apre la stagione 2017-2018 del Teatrocittà e avvia la rassegna “Parla con lei”, un progetto che racconta la donna in tutte le sue sfaccettature.

Il laboratorio della vagina”, reduce dal grande successo del Roma Fringe Festival tenutosi a settembre, è uno spettacolo tutto al femminile: sette attrici, che interpretano sette modi differenti di essere donna, sono guidate da una Patrizia Schiavo in veste di psicologa, sessuologa e conduttrice, e imparano a chiamare le cose col loro nome, partendo proprio da quello del loro organo sessuale. La liberazione inizia da qui, dal chiamare la vagina “vagina”, la violenza “violenza”, l’orgasmo “orgasmo”. Tra battute, confessioni e confidenze, lo spettacolo va avanti con leggerezza e ironia per circa un’ora con “danze della vulva” e denuncia delle condizioni in cui nel mondo, in Europa e in Italia le donne vivono.
C’è anche spazio per il dramma, e qui la messa in scena raggiunge il suo apice di bellezza: il frammento rappresentato è tratto da “Il rumore della notte” di Marco Palladini e al centro è il tema della violenza sessuale, attraverso il racconto agghiacciante degli stupri di massa subiti dalle donne bosniache durante la pulizia etnica, quella scatenata dalla guerra in Bosnia ed Erzegovina tra il 1992 e il 1995, nel cuore dell’Europa, vicino a noi sia geograficamente che storicamente.
Un rapido cambio coreografico e musicale introduce alla parte finale del “Laboratorio della vagina”, e si torna a sorridere. Sono risate che fanno riflettere e pensare, che fanno sperare davvero di poter “varcare la frontiera”, per poter “cooperare” con gli uomini e non “competere”.

Il testo di Patrizia Schiavo è sottile e centra probabilmente il discorso più importante che la questione femminile sta affrontando negli ultimi anni, ossia quello del linguaggio, perché nominare le cose è un modo per riflettere su di esse e per migliorare le nostre condizioni, nostre di tutti, uomini e donne, e l’invito è proprio quello di continuare a “ragionare sul linguaggio” e il fatto che questo arrivi da uno spazio di frontiera come quello della periferia dà la cifra dell’importanza di realtà come quella del Teatrocittà. Uno spazio di riflessione, quindi, che utilizza il teatro per varcare quella frontiera che ci impedisce di cooperare e collaborare, non solo fra uomini e donne, ma anche fra chi vive in realtà diverse e opposte all’interno della stessa città. Si può fare di più e c’è chi lo dimostra.

 

Ilaria Pantusa

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“Il laboratorio della vagina” sarà ancora in scena il 3-4 novembre ore 21 e il 5 novembre ore 19.
Teatrocittà, centro di ricerca teatrale e musicale di Torrespaccata.
Via Guido Figliolini 18 (metro Subaugusta, bus 557)
Biglietti: 10€ + 2€ di tessera annuale (consigliata la prenotazione)
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