Intervista a Stefano Pavan: il nuovo singolo “Fenoglio” e la trasformazione interiore

Un viaggio malinconico tra citazioni d'autore e amori intensi come tempeste, guidato dal saggio consiglio di Fenoglio: trasformare il dolore in scrittura. Attraverso un dialogo intimo e immaginario, la passione svela il suo rifugio finale nella bellezza salvifica dell'arte.

Una malinconica mescolanza di ricordi d’amore, tra citazioni letterarie (Robert Frost) e cinematografiche, un dialogo immaginario con il saggio Fenoglio che suggerisce al protagonista di trasformare il dolore in scrittura.
La passione, vissuta con un’intensità quasi bellica (“eravamo una tempesta”), trova rifugio nella bellezza salvifica dell’arte.
Una coppia unita da una forte affinità intellettuale, simboleggiata da conversazioni che intrecciano cinema e letteratura (Godard, Woolf, Il Maestro e Margherita). I flash sono immersi in un’ambientazione urbana (la pioggia, la fermata del tram, il bar) che fa da sfondo a un’attesa immobile che però va “oltre l’ultimo inverno”.
Fenoglio è la voce della coscienza. Forse è egli stesso il mentore disilluso dalla realtà (“non tornerà più”), ma sa’ anche indicare una via di fuga: “ma tu scrivi canzoni e vedrai capirà”. Nell’ultima strofa il protagonista smentisce l’ammonimento del maestro. L’incontro della notte spezza la rassegnazione, dimostrando che quell’amore, finito o ideale, non si è perso nel tempo.

Ebbene, ci siamo fatti una piacevolissima chiacchierata con il nostro cantautore, che noi di Uki amiamo per tanti buoni e fraterni motivi…

Uki – Stefano Pavan, scrittore, cantautore e docente, una vita piena di influenze e forme artistiche. Cinque album, due romanzi (tradotti in altri paesi) e diversi articoli di saggistica. Un periodo lungo di silenzio. Dopo più di sette anni sei ritornato sulla scena musicale con un progetto indipendente “Il Fantasma Scalzo” distribuito dalla Blond Records di Enrico Capuano. Video realizzati con un bel tocco registico, singoli mai banali e ascolti ottimi su Spotify e le piattaforme. Stai passando in moltissime radio, i due singoli “Medea” e “Un Segreto” sono entrati in classifica nazionale indie, hai ripreso a fare concerti, sempre sold-out, con la tua storica Banda del Torchio. Mi sembra che una bellissima energia avvolga tutto il tuo nuovo momento. La domanda iniziale è: “dove eri finito e come stai?”

Stefano – Ciao, grazie, sto molto bene. È stato un bel ritorno ma, in realtà, in questi anni sono stato impegnato in molte altre cose. Come hai citato prima mi sono dedicato alle mie attività parallele, sono un docente ed ho continuato ad insegnare scienze umanistiche. Mi sono trasferito per circa tre anni presso l’Università di Cracovia dove ho insegnato filologia letteraria. Chiaramente in tutto questo ho comunque continuato a scrivere.

Uki – Correggimi, c’è stato un momento in cui hai pensato di non tornare in studio per un nuovo album?

Stefano – Sì, c’è stato un periodo in cui avevo realizzato che forse il mio percorso musicale si fosse esaurito.

Uki – Questo perché pensavi di non avere più nulla da dire?

Stefano – No, probabilmente perché la vita ti porta a fare delle riflessioni su te stesso, sulle tue scelte e se vuoi andare avanti bisogna mettersi in discussione. Avevo bisogno di riconoscere me ed i miei errori, ma principalmente di ritrovare un mio sé che per troppo tempo non avevo ascoltato.

Uki – Un percorso di ricerca interiore. Se non sbaglio sei anche docente di filosofia e psicologia quindi questi sono argomenti che in questo caso hai applicato nel tuo percorso di vita.

Stefano – Sì, ad un certo punto devi scegliere. Da lì in poi ho compreso che avevo bisogno di una ricerca profonda su chi ero, su cosa non volevo divenire, ma soprattutto su quanto non volevo subire la vita. Come dice Jung: «Finché non renderai cosciente l’inconscio, esso dirigerà la tua vita e tu lo chiamerai destino».

Uki – Giustissimo. Hai suonato anche in Polonia. Come è stato l’impatto con il pubblico cantando in italiano?

Stefano – Bellissimo, ho suonato in alcuni auditorium e piccoli club, il pubblico polacco adora la lingua italiana e la musica d’autore. Sono rimasto molto sorpreso di ascoltare le mie canzoni trasmesse dalle principali radio, le stesse che poi mi hanno invitato in trasmissione, (ad esempio Radio Poznań ex Radio Merkury).

Uki – come nasce il progetto “Il Fantasma Scalzo”?

Stefano – La traccia che dà il titolo all’album l’ho scritta in seguito ad alcune mie lezioni in università mentre trattavo la caratterizzazione psicologica di personaggi come Edmond Dantes, Athos (Olivier de la Fère), James Gatz e Tom Joad.

Uki – Tutti personaggi con un dolore profondo interiore.

Stefano – Sì, in effetti sono tutti accomunati da un nucleo psicologico intenso, orientato al trauma del tradimento. Tradimento dell’amicizia, dell’amore, di una società ingiusta e impietosa. Un percorso duro orientato alla metamorfosi dell’anima.

Uki – Quindi il nucleo dell’album è incentrato su una base di pessimismo?

Stefano – Non direi, i brani che costituiscono il progetto sono orientati sull’amore. L’amore come motore di bellezza interiore, di consapevolezza e antidoto verso un mondo ostaggio dell’odio, del rancore, della vendetta e della guerra.

Uki – come è stato tornare in un ambiente dove la diffusione della musica è cambiata radicalmente?

Stefano – L’ultimo album che pubblicai uscì in CD adesso la realtà è totalmente diversa e quasi tutto si basa sul singolo brano.

Uki – Una realtà che, credo, per un cantautore sia difficile da accettare?

Stefano – Ammetto che per me un album è un progetto/concept, sia nella scrittura dei testi che nella composizione musicale e, non per ultimo, nella ricerca del suono.

Uki – e come hai fatto ad entrare e ad accettare questo nuovo mondo?

Stefano – Questo lo devo al mio caro amico Enrico Capuano, compositore/cantautore, e alla sua Blond Records. Enrico mi ha aiutato molto guidandomi attraverso le modalità per rientrare in questo nuovo panorama musicale.

Uki – Ci hai detto che hai vissuto lontano dall’Italia, come è stato il tuo rientro e come hai percepito la realtà sociale attuale?

Stefano – La realtà sociale italiana mi appare profondamente segnata dall’individualismo, da una predatoria svalutazione dell’altruismo. Sento una programmata cancellazione del senso culturale nonché l’ossessione verso un profitto esasperato. Mi spaventa e mi indigna allo stesso tempo una crescente crisi sul rispetto costituzionale. Direi un microcosmo di un macrocosmo globale.

Uki – Dopo anni come hai rimesso in piedi la Banda del Torchio.

Stefano – Non credo di averlo fatto. In realtà penso che la Banda abbia una vita propria. È stato sufficiente una telefonata a Simone Talone “Federicuccio” (batterista di De Gregori) e poi due chiacchiere con Simone Durante, produttore e arrangiatore insieme a me, perché tutti i musicisti principali che, nei passati decenni, hanno fatto parte o hanno collaborato con me si ritrovassero in studio.

Uki – Una bella ventata di affetto.

Stefano – Sì, sono fortunato. Anzi, voglio ringraziare e ricordare tutti coloro che stanno partecipando a questo nuovo progetto: Stefano Ciotola alla chitarra elettrica, Alessandro Valle alla pedal steal e al mandolino, Mauro Conti al basso e contrabasso, Simone Talone “Federicuccio” alla batteria e alle percussioni, Claudio Zanghieri al basso e contrabasso, Livio Salvatelli alla batteria, Giancarlo JJ Valentini al piano e alla fisarmonica, Simone Durante al piano e all’hammond, Marco Abbondanzieri al basso. Inoltre a tutta la produzione esecutiva della Blond Records e al management di Donatello Ciullo.

Uki – nei singoli “Un segreto” e “Medea” si evince una linea letteraria e filosofica che mi sembra superi il sentimento basato sull’amore dipendente.

Stefano – Sì, in “Un Segreto” il protagonista richiama il mito di Orfeo e Euridice, sfida il traghettatore infernale (“Caronte è impazzito”) e sconfigge le proprie paure grazie al pensiero dell’amata. In “Medea” ho immaginato una quotidianità dove è presente la spersonalizzazione dei classici. Figure epiche come Medea, Giasone o Enea perdono la loro caratteristica mitica e tragica per vivere vite ordinarie, fatte di parcheggi, supermercati, stazioni ferroviarie e sale d’attesa di ospedali. Achille prepara il cus cus, Paride va in bicicletta e Circe frequenta i bagni diurni.
C’è un azzeramento della distanza tra l’eroico e la “persona”. È la fotografia di un presente dove ci si abitua al disimpegno con scenari inquietanti tra degrado, “bombardamenti” e crolli di scuole.

Uki – Se in questi due brani hai richiamato i miti classici, nell’ultimo singolo in uscita il protagonista è “Fenoglio“, perché proprio lui?

Stefano – Beppe Fenoglio è uno tra gli scrittori che maggiormente amo, ma in questa circostanza me lo sono immaginato come un saggio che suggerisce al protagonista di trasformare il dolore in scrittura.

Uki – Anche qui parli di Godard, Woolf, Bulgakov, Frost, tutti questi protagonisti della cultura si affacciano sempre nelle tue storie.
È vero, ognuno di loro mi suggerisce qualcosa. Fenoglio è il saggio, è la voce della coscienza che però viene superata dall’amore stesso. Un amore che riesce a spezzare la rassegnazione, dimostrando che non si è perso nel tempo.

Uki – Ci vuoi anticipare quale sarà il prossimo singolo?

Stefano – Certo, sul mio canale Youtube trovate già delle anteprime, ma in uscita, sulle piattaforme, ne arriveranno a breve tre, uno sarà “Il Fantasma Scalzo” brano che darà il titolo all’album e che uscirà insieme al video, poi “L’Arcobaleno degli Amanti” e infine “Essere Felici”.

Uki – “Il Fantasma Scalzo” è un titolo emblematico e curioso. Cosa rappresenta?

Stefano – È l’invisibilità di ogni persona che viene esclusa, manipolata, stigmatizzata solo perché ha avuto la forza di opporsi ad un’ingiustizia. È l’invisibilità di chi ha compreso che non può cancellare il male passato, ma può contribuire a fermare la macchina della distruzione. Per me, il fantasma, è il superamento della vendetta, dell’odio attraverso l’incontro.

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