Porno Garage

La noia stantia che si amplifica nella mediocrità

Insomma, due tizie decidono di farsi legare ad una tubatura di un Garage dell’Agenzia delle Entrate della “Bufalotta” (periferia Romana) e poi una ci lascia le penne e l’altra quasi.

Da una parte, una notizia del genere spicca sulle altre perché di mezzo non c’è nemmeno un Trans, un politico, un coglione alla Lapo Elkan, un po’ di cocaina, una minorenne nipote di Mubarak. Da una parte invece, ci fa vedere un’altra l’Italia, o una delle tante.

Questo giochetto sessuale si effettua legando il soggetto fino a portarlo ad uno stato di quasi soffocamento molto vicino alla morte (in questo caso oltre) ed è una delle tante tecniche che rientrano nella categoria del Bondage (in inglese schiavitù, soggezione).

Tuttavia, questo tipo di pratiche pare non siano molto diffuse tra la maggior parte dei manovali extracomunitari, dei nonni ai loro tempi, dei nerd o dei semplici affamati di fica ma, di contro, riscuote un enorme successo negli strati sociali superiori, o semplicemente in quegli ambienti dove la noia e il piattume quotidiano portano a far sembrare un garage un tempio del sesso trasgressivo.

Il Shibari (questo il nome del gioco erotico in questione) è nato in Giappone (e dove se non nel paese dei Kamikaze e degli Harakiri?) per scopi punitivi su prigionieri e malviventi, e si è poi trasformato nel corso dei secoli in pratica sessuale.

Fino ad arrivare ai giorni nostri, impiantandosi nella sessualità collettiva digitale (come molte altre pratiche Bondage) grazie a siti porno specializzati, per arrivare al famoso Garage della Bufalotta.

Di certo non stiamo qui a giudicare le pratiche sessuali della gente (anche perché questa è una rivista che parla di Pornografia) ma l’immagine che viene fuori da tutta questa storia, sembra donare un retrogusto di noia stantia e superficialità, che da tempo non si trovava in giro.

L’ingegnere con la passione per i giochini erotici estremi, la ragazza molto credente che viene dal paesino del sud Italia, il garage, il buffo pressapochismo che fa finire tutto in tragedia.

Cose del genere non scandalizzano per la deviazione morale (visto che non abbiamo morale, non abbiamo nemmeno le deviazioni) ma per la mancanza di fantasia e il brutto che si amplifica nella mediocrità.

Dalla banalità del male, alla banalità del male quotidiano.

Marco Caponera

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