Wes Anderson e la speranza del cinema

La fanciullesca magia dell'immaginazione di vedere piccole cose come miracoli e i miracoli come piccole cose

.«Favola. Una piccola bugia per illustrare qualche importante verità». Ambrose Bierce

 

Se parliamo di Wes Anderson parliamo di speranza. L’unico baluardo a mio parere a proporre un cinema totalmente originale, privo di effetti speciali, di compromessi e di trame vuote e insensate.
Per questo lo vedo come la speranza del cinema.
Ha la capacità di immergerti in favole trattando la commedia con temi drammatici e trattando il dramma stesso con temi comici. I film di Anderson senza esagerare vanno accostati all’arte perché non solo riesce a creare una trama avvincente, una scenografia a mio modo di vedere “materna” per il quale provi una particolare empatia (che sia una villa una nave o un treno) e che ti permette di seguire la storia con emozioni sempre nuove tali da farti sognare un’avventura, come quelle che compiono i personaggi bizzarri creati dal suo genio, il tutto condito con la più perfetta ed esatta colonna sonora che a tratti, trasforma l’arte del film in pura poesia, lasciandoti sempre qualcosa di dolce e amaro allo stesso tempo. Tutto questo sa rendere l’atmosfera dei suoi film magica e poetica.

L’abilità nel creare personaggi tanto assurdi quasi irreali, cosi lontani dalla realtà che viviamo e allo stesso tempo cosi vicini a ‘noi’ per i sentimenti che sanno scaturire… è proprio ciò che riesce a creare questa sorta di magia, dove la realtà si combina perfettamente con la fantasia, nel quale si da vita a un mosaico dove ogni pezzo si incastra lasciando fuori l’imperfezione.

Guardarsi un film o andare al teatro con Wes Anderson non ha differenza. L’effetto è sorprendentemente simile. La prima volta che guardai un suo film, inizialmente non capii molto, avevo difficoltà a farmelo piacere.. a capire dove volevano andare a parare i personaggi, non riuscivo a carpire la sottile poesia di alcune scene, avevo difficoltà ad immergermi in tale dimensione, forse causato dal periodo che vivevo, dove il cervello spaziava tra i tanti errori e i pochi piaceri. È come leggersi “Il Piccolo Principe” a diverse fasce di età, avrà sempre un effetto diverso in noi. Ebbi poi la fortuna di rivederlo con un punto di vista che nel tempo era cambiato e da lì cominciò un sodalizio tra fan misto a stalker e le opere di Anderson.

Forse il fatto di aver studiato filosofia può averlo aiutato a contemplare i suoi film in maniera totalmente diversa dall’enorme massa di registi che sono caduti nella rete di Hollywood… portandoli più volte a peggiorare che a migliorare.

Non è semplice proporre film del genere non solo a noi abituati e alienati da film di bassa moralità, privi di sostanza e inconcludenti, ma alla stessa industria cinematografica, la quale pensa solo in base ai profitti che possono scaturire dal film prodotto.

 

I suoi film sono solo per quelli che credono che alla fine di tutto qualcosa di buono e positivo ci sia in fondo. Hanno la capacità di risollevarti il morale e di farti vedere ciò che ti circonda con più ottimismo. Dall’adulto che sei ti trasforma in bambino ed ovviamente come ogni fanciullo rimani affascinato da tanta bellezza. E poi non prendiamoci per il culo.. a tutti piacciono storie al limite del surrealismo dove l’amore si confonde con l’amicizia, cattiveria con bontà, morte con vita…

 

Ritornando all’aspetto “tecnico” altra cosa interessante è la collaborazione con attori/feticci che ormai col tempo hanno stretto un sodalizio non solo professionale ma anche di amicizia. Bill Murray, Owen Wilson, Jeff Goldblum, Anjelica Huston solo per citarne alcuni.

Da come leggete avrete capito che con Anderson non si scherza, è vero che lo ho elogiato come se fosse il salvatore della patria cinematografica ma sinceramente ho difficoltà a trovargli difetti o a fare critiche gratuite le quali non sarebbero nemmeno costruttive. Sia chiaro che non tolgo nulla a registi che hanno dato perle di film entrati nella storia e nella sottocultura di tutti i giorni e che tuttora riescono a incantarci ma Anderson è unico nel suo genere.

È vero anche che i gusti sono personali e che questo articolo esprime totalmente un apprezzamento del sottoscritto. Mea culpa.

Ma se vi ho per poco convinto o semplicemente incuriosito fidatevi di uno sciocco e guardatevi un suo film; vi consiglierei di vederli in ordine cronologico, non perché ci siano collegamenti diretti tra un film e un’altro (pur trattando temi simili tra loro tra cui l’esistenza e la redenzione) ma per vedere l’evoluzione del regista, della sua fantasia, dei suoi sogni.

Riagganciandomi all’inizio del mio articolo, Anderson non è solo la speranza del cinema, e mi rendo conto che possa essere esagerata come affermazione, ma negli ultimi anni tra remake, reboot e cartoni animati trasformati in film cool ho la sensazione che la cinematografia odierna non abbia idea di dove andare a parare, almeno lui si è messo in gioco con idee nuove e solo per questo gli va dato merito; è lui stesso a fornirci la speranza attraverso le sue opere, che vanno oltre alla mera critica di “bello o brutto” (giudizio superficiale ma più che giusto), piuttosto su un punto di vista della vita che secondo me molti hanno perduto con il tempo: l’immaginazione di vedere piccole cose come miracoli e i miracoli come piccole cose. In sintesi ci fa ritornare bambini e ciò non è mai male. Qui mi ritorna in mente Antoine De Saint-Exupéry il quale diceva: «Tutti i grandi sono stati bambini una volta. Ma pochi di essi se ne ricordano».

Bè, Wes Anderson se ne è ricordato.

Giacomo Tridenti

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