VinNatur Roma 2016: vini naturali in degustazione…

Un’associazione che riunisce vignaioli da tutto il mondo per difendere l’integrità del territorio e la produzione naturale. Perché darsi un disciplinare?

Presenti 74 produttori di vino Naturale, nel bel parco dell’Appia Antica. L’evento oltre che una eccellente degustazione di vini particolari è servito, perlomeno a me, a conoscere il disciplinare di produzione e la denominazione di vino naturale. Avete capito di cosa sto parlando? Dei parametri di produzione di vino senza la chimica. Stavolta il “Senza..” mi piace.

I vini naturali sono quelli fatti dall’uva messa a macerare, vinificata, imbottigliata, senza sostanze chimiche. Perché questi signori si sono dati un disciplinare? Se lo sono chiesti in due conferenze una buona fetta degli associati a VinNatur, dei rappresentanti del Ministero dell’Agricoltura e Sandro Sangiorgi.
immagine-033La questione si pone su come garantire, al consumatore e agli associati, un certificato di produzione scritto sulle bottiglie con il marchio vino naturale“.
La faccenda per quanto possa sembrare ovvia non lo è affatto.

Erano anni che molti degli agricoltori naturali, quelli che all’estero chiamano “Organic” – biologici principalmente, molti steineriani, altri semplici appassionati – cercavano un modo per distinguere i loro prodotti da quelli chimici e industriali.
Esistono in realtà delle diciture quali “Biologico“, o “senza Solfiti“, “Organic” e “Vegan Approved“, presenti già sul mercato, nonostante ciò ve lo ricordo, perché i “naturalisti” lo sanno, quelle diciture non garantiscono né la produzione né la vinificazione, né la mancanza di chimica o Ogm… sono solo un accorgimento tecnico, diciamo, una via di mezzo tra produzione di vino industriale e fumo negli occhi, con qualche cessione alla naturalità del prodotto… meglio della chimica tout court alla “Coca Cola” certo, e comunque un diversissimo approccio al naturale.

 

Fondata da Angiolino Maule l’associazione VinNatur è una frangia solida e cocciuta di agricoltori che hanno l’obbiettivo, l’utopia, di rispettare e rigenerare i terreni di produzione, di ripristinare tradizioni secolari e migliorare la qualità della vita loro, e dei loro clienti. Dei folli appassionati insomma.. Tanto per intenderci nel 2013 tre associati sono stati espulsi per aver usato chimica (credo Solfiti) nella vinificazione di alcune bottiglie. Maule ha quindi pensato di scriverle bene queste regole, e dal 2015 i soci hanno sottoscritto un disciplinare.. leggi qui!
Il disciplinare è un accordo tra produttori ed enti pubblici sulle caratteristiche specifiche di produzione in vigna e in cantina, sui terreni dedicati e sulle modalità di coltivazione, di produzione e di imbottigliamento. I tempi erano maturi. Dopo trenta anni dall’avvelenamento di 29 persone all’Etanolo, i produttori “Raw”, “Organic”, “biodinamici Staineriani” o “Naturali” come preferiscono chiamarsi loro stessi, si sono dati un organizzazione e delle regole precise.

Abbiamo accennato al fatto che già esistono alcune certificazioni, “biologico” e “senza solfiti”… ma sono piuttosto blande, e permettono soprattutto ai grandi produttori di poter in verità applicare delle scorciatoie. Le certificazioni “Biologico” ad esempio è abbastanza semplicistica e di fatto non garantisce il reale abbandono della chimica industriale in cantina, ne tanto meno esclude alcuni trattamenti. Non mi dilungo più di tanto negli aspetti pratici e tecnici, o nelle differenze delle lavorazioni… Oltretutto, a seconda delle lavorazioni e delle particolari condizioni di produzione un vino acquisisce attraverso la lavorazione stessa e l’imbottigliamento da parte di una determinata cantina un certo valore economico. Questo valore è dato dalla fama di chi lo produce, in teoria dalla qualità del prodotto, dalla sua rarità e dalla domanda del mercato. Non ultimo dalla certificazione “Biologico”, “Vegan”, “senza solfiti”, ecc… e dalle etichette degli organi di controllo tipo “Doc“, “Docg“, “Igt“, ecc… È chiaro che, se i produttori di vino naturale non si fossero dati una ‘struttura’, le solite grandi organizzazioni industriali avrebbero certamente preso il sopravvento anche su questo argomento.

Ben venga quindi la nascita di un’organizzazione che fa suo il rispetto totale dell’ambiente di chi produce vino, ma anche ortaggi fino alla cultura. Ebbene, i ‘naturali’ o ‘organici’, sono un movimento ampio ed eterogeneo, che parte da lontano con Stainer a fine ‘800. Al suo interno troviamo di tutto, anche frange che seguono teorie strampalate ed esagerazioni esoteriche. Ma sono un movimento che ha per base il principio del rispetto dell’ambiente tutto e dell’uomo, come parte del sistema naturale. Non è una religione, non ha nulla di fideistico, è una osservazione di base. Se rispettiamo la natura e usiamo quel minimo di progresso tecnico possiamo allora agevolarci nel rigenerare il terreno e renderlo fruttuoso, ricevendo in cambio alimenti sani, vivendo in un ambiente che tuteli noi e i nostri figli… nel lungo termine, creo ricchezza, cibo e rispetto della vita… Tutto questo non credo sia difficile da condividere e apprezzare.

E così questi contadini, produttori di cibo e vino sano, sono arrivati a Roma per mostrare ai sommelier e ai parvenue come me, ma anche ai debosciati cittadini, i loro risultati di anni di sudore e fatica. Personalmente ne sono rimasto entusiasta, e superando non pochi preconcetti ho scoperto o, per meglio dire, ho ritrovato particolarità e sapori che avevo rimosso o dimenticato.immagine-022
Il vino naturale o “vero” è un vino artigianale, spesso ‘orange’, coi colori torbidi, densi, con odori forti alle volte rustici, alle volte lievi, imprevedibili. Salati, speziati e aspri; comunque incredibili, una gamma infinita di variabili, anche da bottiglia a bottiglia… perché loro partono dalla pianta, dal sole e dalla pioggia, dai terreni che curano come un familiare. Ti trasmettono passione, forza, tempra e cocciutaggine. Ma sono loro che effettivamente combattono la follia del consumo. Sono delle sentinelle dei campi e del territorio che resistono al Take Away, all’usa e getta…

In fondo bevendo i loro vini si compie un gesto di rifiuto alla massificazione, alla desertificazione, all’abbandono delle campagne, si torna a dare dignità ai nostri avi che credevano che la Madre Terra fosse la Madre di tutti noi. E non è poco, è una rivoluzione culturale forte, una difesa di principi e valori basilari; non è consumo e risorsa, non è rapina.. è lavoro. Bere naturale è come voler abbracciare la terra, ringraziandola di un dono che ci fa.

Ad ogni modo vi ho lasciato delle foto tra le righe di questo post, se vi capita provatene uno, non si sa mai, magari vi piace… e fatemi sapere cosa ne pensate.

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Daniele De Sanctis

 

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9 Comments

  • importantissima iniziativa. mi sembra giusto sia distinguersi da chi fa finta di essere biologico, o in ogni caso rimasto nella catena chimica industriale, sia darsi delle regole di condotta
    grazie De Sanctis per queste sempre preziose informazioni

  • si infatti. sapevo che il biologico alla fine non era del tutto naturale, ma non immaginavo in tal senso… sono cose completamente diverse e per quelle c’e’ comunque sotto sempre lo zampino delle grandi aziende . non c’e’ da fidarsi.
    bellissima rubrica !

  • ma poi son buoni davvero questi vini? cioè,voglio dire. alcuni saranno pure chimicamente alterati, ma sono buoni, sono famosi per la loro qualità e gusto….. i vini naturali possono offrire lo stesso piacere al palato ?

    • Alcuni sono meglio. Altri volatili altri uguali a se stessi da prima dell avvento della chimica. Quindi si. Sicuramente sono più giusti meno dolci e meno carichi. Meno limpidi. E dei colori ambrati ma li provi e mi faccia sapere

  • be, si potrebbe cominciare a farli in modo naturale, proprio perche’ sono chianti, amarone, pinot, ecc…
    oppure semplicemente si cambia genere, e’ questione di abitudine, magari un giorno uno di questi vini diverrà il barolo di oggi

  • Il Barolo è già naturale come altri. Il problema e che tutti questi vini Non sono disponibili su vasta scala. Comunque io tredici etichette che ho assaggiato sono buone quanto se non migliori di quelle non naturali. Molte hanno etichette particolari e non rientrano nella cpmune denominazione doc o docg e non si intuisce cosa sono facilmente Nei supermercati non le trovate. Ma presso diverse enoteche a Roma una per quartiere almeno i francesi e piu facile e cosi per i georgiani che scrivono organic se mi invia una mail in privato le giro un paio di link … in base alle zone comunque sul link sopra ce l associazione loro saranno disponibili comunque i

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