“Tutti gli uomini del deficiente”: quando il trash diventa un valore aggiunto

Vent'anni fa usciva questo capolavoro cinematografico e comico di e con la Gialappa's Band: la comicità demenziale diventa arte

Era una mattina qualsiasi del 1999, ero uscito con mio padre per andare a scuola e poi a terapia, lui invece mi dice: “Oggi fàmo sega”, che per quelli fuori dal Raccordo significa “Saltiamo la scuola”. Tira dritto e mi porta dentro ad un cinema, uno di quelli belli, dal sapore antico che però accennava qualche sprazzo di modernità. C’erano ancora le lire e chiesero un documento per entrare.

Basterebbe questo per definire “Tutti gli uomini del deficiente” il film più bello di sempre. E invece no. Il destino ha voluto strafare: ha messo sullo stesso piano Bebo Storti, la Gerini, Crozza, De Luigi e la Gialappa’s Band. Attenzione: Maurizio Crozza non era mica quell’imbonitore ripulito che vediamo recentemente, bensì un uomo che arrivava dai “Broncoviz” e “Mai Dire Gol“. Viva i ghirigori dell’umiltè. Fosse rimasto così, varrebbe ancora la pena starlo a sentire. De Luigi, bè, lui è Medioman. Anche un po’ Olmo, ma in questo film caccia fuori un romagnolo a metà tra Giovanni Rana e Francesco Amadori che – da solo – vale il prezzo del biglietto. Come se non bastasse c’è pure Bisio (un cameo, breve ma intenso).

Insomma, questo non è un film, è il capolavoro dell’assurdo che diviene arte. Il trash elevato a sostanza qualitativamente superiore. Una goduria pazzesca. Il “senta” di Marco Santin è poesia. Senza contare, poi, che la Gialappa’s commentava e dirigeva le gesta di un gruppo di comici vastissimo che componeva l’intero cast: da Aldo, Giovanni e Giacomo a Paolo Hendel; da Ale e Franz alla Littizzetto (anche lei molto diversa rispetto ad oggi, per fortuna).
Non è un girato, ma il Paese dei Balocchi del cazzeggio fatto da intellettuali (il protagonista era Arnoldo Foà e c’erano anche molte giovani firme, tipo Mentana). Ogni tanto andrebbe riproposto. È stato il primo film che ho visto in sala: la gente che ride, il volume alto, il profumo di pop corn, la coca cola in bottiglia.
Anche, forse soprattutto, grazie a quella mattina, mi occupo di cinema oggi.

Andrea Desideri

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