Postino: intervista esclusiva al misterioso cantautore più virale della sua malinconia

Chi è il Postino dell’indie italiano?

.«Postino è solo una parola accanto ad un titolo» risponde lui. Abbiamo intervistato questo – misterioso – cantautore fiorentino, autore finora di due brani (“Blu” e “Ambra era nuda”) dati in pasto alla rete senza etichette, major o strategie particolari, come in una sorta di esperimento sociale. E la rete ha risposto: quasi 48mila visualizzazioni per il video di “Blu” e 37mila per quello di “Ambra era nuda”. Un album di prossima uscita e un paio di domande a cui abbiamo cercato di dare una risposta.

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Non sappiamo quasi nulla di te, a parte che nascondi il tuo volto spesso dietro una busta con un cuore disegnato sopra. Chi è Postino e da dove viene?

Fino ad ora a questa domanda rispondevo così:
Postino sono tutte quelle parole che normalmente rimbalzano in camera tra i muri.  Adesso c’è già stato il primo live, sono già uscito allo scoperto seppur non per molti, per cui penso sia il caso di dare più informazioni. Vengo dalla provincia fiorentina, ho 25 anni, fino ad adesso ho fatto tutt’altro che musica nella vita e questo è il mio primo progetto musicale. È un progetto dove mi racconto, un progetto terapeutico. Il disco “Latte di soia” nasce dalla raccolta di 8 brani scritti negli ultimi cinque anni con l’idea di fare una radiografia a diversi momenti della condizione umana filtrati dallo scanner di camera mia.

 

In una recente intervista hai detto che in giro ci sono “troppi personaggi e poca musica”. Non credi che nascondersi, in questi tempi in cui spesso gli artisti ricorrono a questo espediente (penso a Liberato in primis), sia come fare un po’ lo stesso gioco?

Vedi, quello che intendo con quella frase, dicendola per estensione, è che in giro c’è troppa spettacolarizzazione della musica e poca musica. Troppi Talent che mettono su teatrini parlando di tutto tranne che di musica, troppi tentativi di creare personaggi di plastica vendibili al grande pubblico con il risultato di ottenere una musica vuota e fastidiosamente orecchiabile. Sul discorso di non mostrarsi ci ho giocato anche io, ma la parte romantica di questa storia è che quando arriva dal niente una canzone in giro per il web di un tizio sconosciuto di un’etichetta sconosciuta, o la canzone piace davvero e inizia a viaggiare da sola o il tizio rimane sconosciuto e l’etichetta sconosciuta. Non c’è nessuna montatura, nessun motivo secondario per cui la gente dovrebbe ascoltare la tua canzone, l’ascolta perché forse si ritrova in quelle parole. Postino è solo una parola accanto ad un titolo e questo è quello che ripaga lo sforzo di credere in qualcosa.

 

Finora hai rilasciato due singoli molto belli (“Blu” e “Ambra era nuda”) e – direi – delicati con due video altrettanto ben fatti che assomigliano più quasi a dei brevi film: come sono nate le idee alla base dei video?

L’idea del video di “Ambra…” mi è venuta una sera che mia madre stava rivedendo i filmini di quando io e mio fratello eravamo piccoli. Ho pensato che poteva essere una cosa diversa dal solito ma non per questo totalmente slegata dal significato della canzone, infatti c’è un nitido parallelismo tra la nostalgia della spensieratezza dell’infanzia e la nostalgia che si prova alla fine di una storia con la conseguente malinconia per le cose che non tornano più.
La nascita del video di “Blu”, invece, è stata totalmente diversa. Ho telefonato a Cosimo Fanciullacci, un amico che lavora in uno studio fotografico a Parigi, e gli ho detto che dovevo girare il videoclip del mio primo singolo “Blu”. Gli ho spiegato che la mia intenzione era quella di trasmettere l’idea della solitudine e della malinconia e gli ho inviato il brano. L’idea degli specchi è stata sua. Nel video è presente quasi esclusivamente l’attrice protagonista Giada Maestra che vaga per il quartiere “La Défense” di Parigi e per strada incontra una serie di specchi precedentemente posizionati dal regista. Il video è quindi l’emblema della solitudine perché mostra una ragazza e il riflesso di se stessa per tutta la durata delle riprese. La scelta di girare a “La Défense” che è un distretto composto da grattacieli di uffici, condomini e centri commerciali e non per le vie della “classica” Parigi nasce proprio dalla voglia di esprimere l’alienazione e il distacco emotivo che questi colossi di cemento e metallo trasmettono. L’altro significato che si può leggere nel video è rappresentato dal fatto che quando restiamo soli non ci rimane altro che guardarci allo specchio, farci un esame di coscienza e, come diceva Pirandello, scegliere quale maschera indossare in questo gioco delle parti che è la vita.

 

Uscirà un disco prima o poi? E cosa ti aspetti che accadrà, allora?

Il disco “Latte di soia” uscirà prossimamente e conterrà 8 brani. Dopo Los Angeles and money.

 

Isabella Ricci

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