Oonar: “Raining Clouds” è il loro nuovo accattivante album

Un bellissimo lavoro, a partire dalla scrittura e dall’arrangiamento delle canzoni, concepiti come la migliore musica alternativa internazionale, vedi la scelta della lingua inglese e dell’elettronica come chiave di lettura privilegiata

La stanza di un locale seminterrato con luci estremamente soffuse intervallate da neon, giacche glitterate dalle spalline pronunciate, dettagli in pelle (meglio se lucida), trucco marcato su palpebre e zigomi e alla fine un tappeto di synth adagiato su un groove scandito e ballabile: ascoltando ad occhi chiusi “Raining Clouds“, nuovo lavoro degli Oonar, si riesce ad immaginare esattamente questo.
I sei brani del disco restituiscono perfettamente delle atmosfere new wave come non se ne sentivano da diverso tempo, senza però scadere in una emulazione “scolastica” che avrebbe sicuramente reso meno originale il disco. Il merito principale degli Oonar, infatti, è quello di essere riusciti a traghettare delle sonorità ben definite e riconoscibili (il debito con gruppi come Duran Duran è gradevolmente evidente) in un codice che tiene conto anche di nuovi sviluppi musicali.

In altre parole gli Oonar adottano come stallo di partenza gli anni ’80 senza però fermarsi a questi: il loro viaggio musicale attraversa anche lidi apparentemente distanti da quel panorama (affacciandosi timidamente anche dalle parti della dark wave) e pian piano che il percorso procede si arricchisce di suggestioni sapientemente calibrate che danno vita ad una creatura eterogenea di notevole valore.
Uno degli aspetti più interessanti del lavoro, sempre rimanendo sul dialogo musicale tra la band e tutto ciò che ha suonato o suona nelle loro orecchie, è la sensazione che il disco “cresca” di brano in brano: se la traccia di apertura (“The cage“) riflette a pieno delle suggestioni “ortodosse” anni ’80, mano mano che procede la tracklist si può notare come entrino in gioco sonorità molto più contemporanee, spesso vicine ad alcune (ed ultime) linee di ricerca di gruppi come Muse (per esempio nel brano “Raining Clouds“) o a certe zone eclettiche dell’alternative americano, soprattutto per alcune scelte di groove e di aperture vocali, in particolar modo nei ritornelli: è il caso di “Forbidden Soul“, forse il brano più suggestivo e rappresentativo dell’intero disco.

Raining Clouds” è un lavoro coerente e di sostanza, un primo passo che sicuramente darà avvio ad un margine di crescita sempre maggiore, oltre che una buona boccata d’ossigeno ad un panorama musicale che da qualche tempo sembra essere abbastanza ripiegato su se stesso.

Mario Cianfoni

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