La sindrome di Otello

La gelosia delirante ha radici patologiche nelle reazioni biochimiche del cervello?

Folli di tutto il mondo unitevi, la scienza sarà la vostra spada della verità.

Se Otello fosse vissuto ai giorni nostri, con i cellulari ed i social networks, il protagonista della famosa tragedia di Shakespeare avrebbe si visto il tradimento davvero ovunque, e non soltanto attraverso il famoso fazzoletto, ma c’è di più stando a quanto risulta da un recente studio condotto dall’Università di Pisa.

Ebbene, la cosiddetta “sindrome di Otello” avrebbe la sua origine nel cervello e più precisamente nella corteccia prefrontale ventro-mediale dove esiste un’area deputata al controllo dei complessi processi cognitivi e affettivi. Secondo i ricercatori, l’obbiettivo sarebbe quello di arrivare ad una conoscenza dei circuiti cerebrali e delle alterazioni biochimiche che stanno alla base dei vari aspetti della gelosia delirante.

Individuata la zona dove nascerebbe la gelosia ora mancherebbe la parte più difficile, ossia trovare le radici biologiche e chimiche che trasformano questo sentimento in un’ossessione pericolosa. Al momento, questo rimane uno dei segreti che ancora il nostro cervello nasconde, sebbene una breccia è stata fatta.

 

La persona affetta dalla “sindrome di Otello” non sarebbe, secondo la spiegazione classica che di questo fenomeno si è data fin ora, una persona con poca autostima di sé terrorizzata dal pericolo, reale o immaginato, di perdere una persona importante a cui si è legati, ma sarebbe invero lei stessa, in particolare il suo cervello, “malatodi gelosia a livello neurologico.

 

Quindi addio fazzoletto caro Otello! È la tua mente ad essere malata, e lo era già da prima, non il tuo cuore! Non hai più giustificazioni! Almeno scientificamente parlando.

Tuttavia, a livello penale, come la mettiamo se si accettasse questa tesi? Va da sé che pur essendo sparito dai nostri codici il delitto d’onore, questa tesi potrebbe incrinare quella posizione di rispetto giuridico che la donna in tanti anni ha saputo conquistarsi nella società italiana perché si darebbe una semplicistica giustificazione a tutti quei casi di gelosia che sfociano nel sangue appellandosi alla gelosia come malattia del cervello e quindi non punibile la persona che ne è affetta.

Come donna sono critica al riguardo..

Mi chiedo che tipi di sentimenti dovrebbe provare il mio cuore. Propendere per un sentimento di clemenza dato lo stato di infermità nel quale si trovano queste persone oppure razionalmente continuare a pensare che la violenza per gelosia non sia altro che un’orrenda azione verso le donne?

Mi faccio queste domande perché quando apro il giornale e leggo l’ennesima notizia di violenza ciò che spero come donna è la giustizia mediante una pena equa.

Mi turba sapere che ora uno scienziato abbia potuto mettere una barriera biologica e quindi, dimostrabile scientificamente (?), ad un comportamento si malato ma non per questo giustificabile.

Marilena Grasso

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