La “fata verde”: la verità sulle proprietà allucinogene dell’assenzio

La campagna di screditazione e le mistificazioni storiche sull'assenzio... mentre a decantarlo rimanevano solo i poeti "maledetti"

L’assenzio è stato la bevanda icona del mondo bohémien, e compagno creativo di numerosi artisti e scrittori come Vincent Van Gogh, Toulouse-Lautrec, Ernest Hemingway, Oscar Wilde, ecc… Proprio Oscar Wilde parlando della “fata verde” usava queste parole: «Un bicchiere d’assenzio, non c’è niente di più poetico al mondo… Che differenza c’è tra un bicchiere di assenzio e un tramonto? Il primo stadio è quello del bevitore normale, il secondo quello in cui cominciate a vedere cose mostruose e crudeli ma, se perseverate, arriverete al terzo livello, quello in cui vedete le cose che volete, cose strane, meravigliose».

 

Ma in realtà chi abbia bevuto questo distillato saprà bene che, oltre ad una sbornia da paura (la “Fata Verde” toccava i 68° circa), non ti trascina in nessun mondo favoloso e nessuna fatina verde ti viene a trovare. Il mito che l’assenzio sia allucinogeno è legato all’usanza ottocentesca di berlo (soprattutto negli ambienti letterari) miscelato con il laudano, una sostanza narcotica con effetti simili agli oppiacei.

In realtà consumato con moderazione, questo aperitivo non rendeva né folli né geniali. Solo l’abuso poteva assimilarlo a una droga!

 

La sua messa a bando nella Francia di inizio ’900 è il risultato di una massiccia campagna di screditazione voluta dai piani alti.

Negli anni successivi alla rivoluzione industriale, il disagio sociale era dilagante e la maggior parte delle persone cercava nell’ebbrezza dell’alcool un sollievo dalla vita miserabile che conduceva. Se da un lato gli operai, strappati dalle campagne con la promessa di un lavoro in città, bevevano per dimenticare i turni di lavoro logoranti nelle fabbriche, la povertà e gli ambienti malsani in cui vivevano, dall’altro anche gli artisti, oppressi dal rifiuto della società borghese, emarginati e spesso bollati come perditempo, bevevano per sopportare le proprie sofferenze spirituali.

L’alcolismo era quindi un fenomeno straordinariamente diffuso nell’800, ed in Francia l’assenzio aveva incontrato un successo così travolgente da renderlo in breve tempo l’alcolico più bevuto, grazie anche il prezzo molto contenuto rispetto ad altre bevande alcoliche.

L’assenzio era bevuto tutti i giorni, prima di rientrare a casa dopo una giornata di lavoro, tra le 5 e le 7 pomeridiane, nell’ora dell’aperitivo, che aveva preso il nome di heure verte (l’ora verde), dal colore della bevanda.

 

Inoltre, come spesso accade quando un prodotto ottiene un forte successo, molti imprenditori cercavano di sfruttare la sua popolarità copiandolo e vendendo prodotti simili. Nell’800 la legislazione era poco restrittiva, e quindi imprenditori senza scrupoli non esitarono ad usare ogni possibile mezzo per ridurre i costi e massimizzare i guadagni: si sostituiva l’alcool di vino con quello di patate o di melassa, talvolta non rettificato, che conteneva oltre all’etanolo anche metanolo (responsabile di adulterazioni ed intossicazioni anche nella cronaca odierna), pentanolo, butanolo, etc… Inutile dire che si tratta di sostanze altamente nocive e capaci di causare intossicazioni anche mortali. Altri agenti chimici venivano utilizzati per ottenere un colore più appariscente, come l’acetato di rame, o per simulare l’intorbidimento tipico degli assenzi di qualità, come il tricloruro di antimonio.

 

In sostanza quindi, furono tre le principali ragioni che portarono alla messa al bando dell’assenzio:

-il fatto che, essendo l’alcolico più bevuto, l’assenzio si prestava bene a diventare il capro espiatorio per colpire l’alcolismo (per tentare di frenare l’alcolismo non sarebbe stato possibile eliminare tutti gli alcolici, senza scontrarsi con il potere di certi grandi produttori e causare ingenti danni all’economia, l’assenzio divenne il capro espiatorio);

-il contrasto con le lobby di produttori di distillati da vino, preoccupati per le consistenti quote di mercato che avevano perso a causa dell’assenzio, e sufficientemente potenti per fare pressione sul governo allo scopo di eliminare un pericoloso concorrente;

-la presenza di prodotti di pessima qualità ed altamente nocivi per la salute etichettati sotto il nome di Assenzio, e largamente diffusi nella popolazione più povera grazie a prezzi molto bassi.
Tutto il resto venne costruito ad arte per screditare l’assenzio: furono condotti studi su cavie da laboratorio verificando che un grammo di olio essenziale di artemisia absinthium (la pianta da cui si ricava l’assenzio), anice o finocchio, iniettato in vena causava delirium tremens, convulsioni epilettiformi e morte. Questo fu sufficiente perdecretare la tossicità di queste erbe, concentrando poi l’attenzione sull’artemisia absinthium, dato che anice e finocchio venivano regolarmente utilizzati anche in cucina o pasticceria. Nessuna importanza venne data al fatto che, per la differenza di massa corporea esistente tra un essere umano ed una cavia da laboratorio, per assumere simili quantità di oli essenziali sarebbe stato necessario ingerire 660 litri di Assenzio.

 

Grandi campagne contro l’assenzio vennero organizzate in tutta la Francia, e l’opinione pubblica venne convinta che l’assenzio era un pericolo per la società, che andava eliminato al più presto.
A questo punto serviva soltanto la classica scintilla per accendere la miccia, e questa venne fornita da un episodio di cronaca nera: nel 1905 un operaio svizzero di nome Jean Lanfray, dopo aver bevuto cinque litri di vino, sei bicchieri di cognac, un caffè corretto con brandy, due bicchieri di crema di menta e due bicchieri di Assenzio, appena rincasato uccise la moglie ed i figli. Nonostante si sprechino gli esempi di assassinii commessi sotto l’effetto dell’alcool, e sebbene sembra lampante che Lanfray avesse assunto una quantità smodata di alcolici, la causa di questo gesto efferato venne attribuita ai due bicchieri di Assenzio, ed in breve tempo l’assenzio venne bandito in Svizzera, Francia, ed in quasi tutto il mondo, fatta eccezione per Spagna e Inghilterra.

Katia Valentini

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