Brexit: breve corso di recupero per (inn)populisti e nazionalisti d’altri

La Rivoluzione Americana ispirò la Rivoluzione Francese, che all'epoca presumeva già un'Europa Unita. Gli Inglesi oggi ne fanno un'altra di rivoluzione, dichiarando ancora una volta la loro autonomia, cosa che tuttavia mette a rischio inequivocabilmente la nostra bilancia commerciale. Al di là di un'eventuale dibattito competente sui pro e i contro della UE, ai nostri Governanti invero interessa solo cavalcare il tema per le loro propagande (inn)populiste

L’uscita del Regno Unito dall’Unione Europea è un evento di grandissima rilevanza storica, ma saltare a conclusioni affrettate sulle conseguenze che ciò potrà avere sulle nostre vite è prematuro e tipicamente italiano.
Sarà un bene? Sarà un male? E per chi? Non possiamo saperlo, almeno per ora. Possiamo solo cercare di analizzare i fatti nel tentativo di farci un’idea chiara della possibile evoluzione economica e sociale di questa “pietra miliare” della politica internazionale.

Come al solito, in Italia, “commenti tecnici”, opposizioni o endorsement si sprecano. Ma vediamo chi questa volta è stato il peggiore – e facciamo un’introduzione sulla questione.
Dalla Sinistra rosata, in versione ghostbusters, sempre a caccia del fantasma populista (senza però conoscere il significato del termine “populismo“), la questione è etichettata come la vittoria del male, come l’episodio più brutalmente revanscista del brutto e puzzolente, possibilmente anche un po’ alticcio popolo britannico nei confronti dei buoni.
Ovviamente la nostra sinistra rosata (o Salvinistra), come sempre, manca di argomentazioni. In effetti quelli della politica che piace alla gente che piace vivono di una sola ed unica convinzione. Loro sono il bene e gli altri sono il male, a prescindere. Poco importa se poi si comportano esattamente come i loro avversari.
Matteo Renzi (uno che di bugie se ne intende) in un video pubblicato il 16 Gennaio 2019 ha commentato Brexit in modo tecnico, precipuo, fornendo dati e prove inconfutabili a sostegno della sua posizione, senza utilizzare in alcun modo luoghi comuni e men che meno detti popolari o proverbi – «Le bugie dei populisti hanno le gambe corte. Il tempo è galantuomo, a Londra come a Roma» (Stava parlando di sé? ndr.).
Il nostro ormai ex rottamatore, noto (inn)populista, leader e fondatore di un partito nato morto che ha brillantemente chiamato Italia Viva, ovviamente non sa che parlando delle bugie dei populisti si sta riferendo alle presunte bugie di individui appartenenti ad un movimento politico di stampo socialista sorto in Russia agli albori del secolo scorso. La sua attrazione, quella per le bugie, deve essere in grado di trascendere tempo e spazio, anche perché altrimenti non si spiega come faccia a ricordarsi di bugie di persone vissute oltre cento anni fa, mai viste o conosciute.
Ma detto ciò e a parte il fatto che non si riesca ad intendere in cosa differiscano le bugie dei cosiddetti populisti da quelle dei sedicenti Platoni odierni, come volevasi dimostrare, anche tra la “gente bella” valgono gli slogan – ma quelli cool – e non le argomentazioni. Niente di più (inn)populista, appunto.

Ahimè, però, pur involontariamente, questi grandi intellettuali ed eroi del sapere potrebbero avere ragione ed essersi per puro caso schierati in maniera ragionevole. Dall’altra parte della barricata, per così dire, c’è chi fa pure peggio.
Innanzitutto, se volessimo puntualizzare, senza nulla togliere al diritto degli inglesi di decidere per le proprie sorti, seguitare a parlare di Brexit come del risultato del voto di un popolo sovrano è tecnicamente sbagliato.
Il Regno Unito infatti ha si un sovrano, ma non è il popolo. E a meno che non abbia abdicato all’insaputa di tutti, è la Regina Elisabetta II. I cittadini inglesi sono infatti formalmente sudditi.

Ciò detto, fa sorridere e non poco poi l’accostamento a Boris Jhonson che Matteo Salvini propone di sé sui Social Network.
Per quanto discutibile e controverso, Jhonson è una persona competente e preparata. È laureato ad Oxford in Letteratura, è uno studioso di Latino e Greco antico. Salvini..? Be’, lo conosciamo tutti, anche per la sua fama di latinista (ci ricordiamo perfettamente la sua personalissima interpretazione di “casus belli”). Colpisce – o forse no – particolarmente vedere Salvini, il re dei nazionalisti (d’altri) nostrani, sfoderare tutto il suo acume nello straziarci quotidianamente con i suoi slogan patriottici – vedi “prima gli italiani” – rompendoci le scatole con il Made in Italy salvo poi “tifare” per l’uscita dall’UE di un Paese che tutti gli anni importa prodotti italiani per milioni e milioni di euro.
Il “cazzaro verde”, a cui piace riempirsi la bocca di slogan dal contenuto assente, non sa (perché non avvezzo allo studio e alla lettura) che a dicembre 2019 risultavano €16.391,74 mln di export italiano verso il Regno Unito. Questo, suggerisce il Sole 24 Ore in un articolo del 17/10/2019, ha consentito all’Italia di salvare la propria bilancia commerciale.
Il punto è che pare proprio che il trend positivo sia da attribuire all’evento Brexit. Temendo infatti l’avvento di politiche colbertiste da parte del Governo, le aziende in UK hanno voluto “fare scorte” di prodotti italiani prima che eventuali rincari o difficoltà logistiche, doganali, burocratiche compromettano il mercato. A fronte di dati così eloquenti, mi chiedo come chi si professa “dalla parte degli italiani” sia in grado di schierarsi così apertamente a favore di un evento che potrebbe (se si tengono in conto i dati disponibili) danneggiarci e non poco, quantomeno al punto di vista economico.
È evidente che Salvini cerchi di cavalcare la spinta demagogica per strappare consenso, beffandosi spudoratamente di chi lo pensa in buona fede. Come sempre però accade, i dati, i fatti, la realtà coerente a se stessa, lo sbugiardano.

Se è vero come è vero che ognuno è sovranista e nazionalista a casa propria, è vero allo stesso modo che noi siamo l’unico Paese i cui sovranisti – e probabilmente è una fortuna – sono tali a casa degli altri, appunto, Nazionalisti d’altri.
Bacioni (cit.).

Leonardo Pierri

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5 Comments

  • non so quanto sia bene rimanere in Europa o male a questo punto,certo e’ che se siamo dentro bisogna essere attenti a dinamiche tipo questa indicata nell articolo. se si sta dentro c’e’ un sistema che viaggia e se noi non siamo ben immersi in quelle dinamiche son cazz….

  • ma! prima gli diamo una marea di soldi nel MES e poi magari ci ridanno qualcosa. è da capire quanto e come ci conviene ma è chiaro che finchè siamo dentro, ha ragione Pierri a dire che a certe cose dovremmo dare più attenzione per essere coerenti e fare il bene del paese. certo Salvini non è il politico indicato per questo…per usare un eufemismo

  • ma si! non hanno mai portato avanti un discorso sensato per uscire dall’europa, se pure fosse il caso. hanno solo cavalcato l’onda delle critiche o peggio ancora dei complottisti. solo chiacchiere. lui al parlamento europeo non c’è mai andato !!!!!

  • IO INVECE CONTINUO A CREDERE CHE L EUROPA SIA LA NOSTRA ROVINA
    SIAMO STATI COSTRETTI A SVENDERE TUTTO, A SOPPORTARE LACRIME E SANGUE PER UNA CRISI CHE HANNO PROVOCATO LORO …. ERAVAMO UNA POTENZA,SIAMO DIVENTATI UN PAESE IN BILICO COSTANTE E NON SAREMO MAI PIù LIBERI DI FARE POLITICHE ECONOMICHE IN MODO LIBERO E INDIPENDETE

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