Bosco: intervista in romantiche fusioni

Il progetto romano suona come una folata di vento, dal ritmo serrato e affascinante. Li abbiamo intervistati in vista della finale di It'sUp2U di sabato

Bosco è Daniele, Giulia, Francesco e Alessia. Il Bosco rilascia ballate in bilico sui synth, tra le voci che si intrecciano ed i loop elettronici.
Li abbiamo intervistati in vista della loro ospitata alla finale di “It’sUp2U” dove saranno la backing band di un grande del pop virato alle sonorità brit, Daniele Groff. La finale si terrà al Largo Venue di Roma sabato 15.

Innanzitutto come vi presentereste ad uno che non vi conosce?

Parafrasando la scritta sul Palazzo della Civiltà Italiana (o Colosseo Quadrato), siamo una band di romantici, artisti e sognatori, amiamo e odiamo Roma, come scritto in un pezzo del nostro album precedente “amoR”, ci piace farci trasportare da un certo tipo di sound che nasce da pensatori, appunto, come Francesco Bianconi, Neil Hannon, Damon Albarn e ci aggiungiamo il nostro carattere; Francesco alla batteria, Alessia al basso, Giulia ai synth e voci e Daniele, voce, chitarra e autore.

Raccontateci la vostra storia. So che molti anni fa alcuni di voi facevano parte dei “The Shadow Line”, per cui sarebbe interessante anche comprendere questa evoluzione.

The Shadow Line è stata un’avventura lunga 10 anni, eravamo giovani con la voglia di indie rock che ci mangiava da dentro. Franz Ferdinand, Killers, Muse e tutto quel movimento che era in fermento. Scrivevamo in inglese fino al 2011 quando siamo passati all’italiano con “I Giorni dell’Idrogeno”, un album pazzesco, dovreste ascoltarlo. Al termine del tour il chitarrista (Francesco) ha preso altre strade e avevamo dei pezzi diversi, con una vena più pop, abbiamo sentito la voce di Giulia per caso, ce ne siamo innamorati ed abbiamo deciso di formare Bosco.

Chi scrive? Anzi, più precisamente da cosa si parte per scrivere un pezzo e come lo lavorate?

Sono io (Daniele) l’autore dei brani che nascono chitarra e voce, a casa o per strada, un’idea arriva, la scrivo, registro il motivo se ne ho in testa uno, poi il provino da far sentire alla band, è sempre un momento in cui penso possano dirmi “non ci piace” ed è una sorta di esame di maturità continuo.

Chi è quello più autocritico e quello più rilassato?

Giulia direi, è anche un modo per prenderci in giro ormai, ma giorno dopo giorno è riuscita a mettere da parte tutto e a far risuonare solo la sua voce e i suoi synth, Francesco è l’anima calma della band, mette tutti a proprio agio con i suoi consigli assennati.

Chi vi piace oggi nel panorama mondiale della musica?

Qualcuno lo abbiamo citato: Baustelle, Fabi, Amor Fou, fuori dall’Italia Arcade Fire, National, Arctic Mokeys, XX, Bon Iver, Elbow, Divine Comedy, ci piace la musica di qualità, fare le cose semplici e renderle nuove e interessanti; i testi, le orchestre e l’elettronica possono fondersi e creare qualcosa di unico.

E cosa gli rubereste?

Nulla, ci piace farci coinvolgere ed ispirare dalle loro idee ma non vorremo mai essere uguali.

Raccontateci la storia dei pezzi registrati ultimamente: genesi e soprattutto la svolta sonora decisa rispetto alla vostra storia.

(Daniele) Scrivo di continuo pezzi, idee su foglietti di carta, piccole note vocali e questi tre brani, che vedranno la luce quanto prima, fanno parte di una serie di 12/13 canzoni. Sentendo i provini abbiamo pensato meritassero il lavoro di un maestro del synth-pop in Italia, da qui nasce l’idea di contattare Matteo Cantaluppi. Ascoltati i brani ne è stato entusiasta ed ha accettato di essere coinvolto anche nella produzione artistica.

Come è stato lavorare con un big della musica italiana?

Educativo e stimolante, si lavora in maniera decisamente organizzata, già dalle pre-produzioni i pezzi giravano bene e con qualche consiglio sulla struttura ha reso un buon provino una canzone meravigliosa, “Sfero”.

A cosa volete arrivare con la vostra musica e di cosa pensate di aver bisogno per raggiungere quel traguardo?

Il nostro obiettivo è poter rendere la musica parte integrante della nostra quotidianità, ritagliarci, dal nostro lavoro quotidiano, uno spazio maggiore per comporre, suonare, girare in tour, per farlo dobbiamo farci ascoltare da più persone possibili e lasciare un pezzettino di Bosco dentro ognuno di loro.

Tra un singolo che prende un disco di platino, e un concerto a San Siro cosa scegliereste? Non potete scegliere entrambi!

Credo che siano conseguenti? però ipotizzando lo scenario direi il concerto, adoriamo suonare dal vivo, si crea un’empatia che ti porti dietro per giorni ed è gratificante.

Progetti per il futuro?

Abbiamo tre brani prodotti con Cantaluppi, a breve gireremo il video di “Sfero” e cercheremo di farlo uscire tra settembre e novembre, poi incrociamo le dita e speriamo che le etichette abbiano voglia di investire in un progetto nuovo e pieno di passione perché siamo convinti ci sia ancora spazio per Bosco, dobbiamo solo andarcelo a prendere.

Sarete la backing band di Daniele Groff, Special Guest della serata finale di it’s Up 2U! al Largo Venue, quale legame avete con lui? So che avete amato molto un disco come “Variatio 22” negli anni Novanta.

Con Daniele siamo cresciuti, almeno una buona parte della band ascoltava i suoi pezzi. Al tempo di “Variatio 22” non c’era nessuno in Italia come lui, riprendeva suoni e variazioni (appunto!) degli Oasis, dei Suede e le riproponeva in italiano con testi taglienti. Con lui ci siamo conosciuti anni fa ad un concerto a Monteverde e ci siamo rivisti per una serata a “SpaghettiUnplugged” dove era ospite, ci ha sentiti suonare e ci ha voluto come backing band in questa serata e ne siamo orgogliosi.

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