Franco Micalizzi: “Celebrities”

17 ritratti per altrettanti personaggi musicali ma non solo.. Tra i più grandi artisti della storia riprodotti in musica dal maestro di genere..

F ranco Micalizzi non ha certo bisogno di presentazioni: compositore, arrangiatore e direttore d’orchestra, Micalizzi è colui che ha contribuito, come nessun altro in Italia, alla nascita e allo sviluppo di quella poi definita “Pulp Music”, nata negli anni ’70 grazie a pellicole fondamentali per il cinema nostrano (e non solo) come “Napoli violenta”, “Rapina a mano armata”, “Il cinico, l’infame, il violento” e via dicendo.

Eleganza, classe, e soprattutto coerenza e tanto lavoro hanno reso il sound del compositore romano inconfondibile: la cura maniacale per i suoni, l’esagerata precisione degli arrangiamenti hanno fatto di lui un maestro, un innovatore, e, come per tutti i maestri, molti sono stati i “discepoli” che gli hanno reso tributi; ne sono esempi rapper come Turi, Colle Der Fomento, jazzisti come Fabrizio Bosso o artisti come Mario Biondi. Tra i suoi fan anche il regista Quentin Tarantino, che lo considera uno dei suoi compositori preferiti, tanto da aver inserito nel suo “Grindhouse” il tema originale di “Italia a mano armata” e nel finale di “Django Unchained” il tema di “Lo chiamavano Trinità”, film per cui Micalizzi, nel 1970, ha scritto la sua prima colonna sonora.

 

Ebbene, come egli stesso dice: «Non solo le storie dei film si possono commentare e accompagnare musicalmente; tutto nella vita può essere fonte d’ispirazione per un musicista» ed è così che prende forma il suo ultimo progetto: in “Celebrities” (New Music Company, 2015), il maestro, col suo tocco da fuoriclasse, dipinge 17 ritratti (più uno dedicato a sé stesso, per quel gusto narciso che non deve mai mancare ad ogni artista che si rispetti) per altrettanti personaggi musicali che lui considera imprescindibili nell’arte e nella scienza.

Il disco inizia proprio con un omaggio a Tarantino, regista che più di tutti ha rilanciato il genere Pulp presso le nuove generazioni, un modo, forse, per ricambiare la citazione che il regista americano ha posto alla fine di “Django Unchained”. Si passa, poi, a figure come Picasso, Stevie Wonder, Marilyn Monroe, De Niro, Sharon Stone, Fellini, Totò, Ray Charles, ecc…, in un percorso complesso ma sereno in cui l’artista si confronta, quindi, con enormi personalità, tratteggiandone i profili secondo la sua sensibilità e percezione.

Un’operazione impegnativa ma riuscita, vissuta non solo con la saggezza della maturità, ma anche e soprattutto con la freschezza artistica di una seconda “giovinezza”. Le tracce sono musicate dalla sua orchestra, nella quale prende posto alla batteria anche il figlio Cristiano, i fiati sono sempre in gran spolvero, ma non mancano i momenti nei quali è la chitarra elettrica di Alfredo Bochicchio a catalizzare l’attenzione.

L’album elegante e raffinato mescola i ritmi e i suoni che identificano il maestro, dal jazz al funk, al fusion fino al pop. “Celebrities” diventa così uno dei dischi più caldi di questo inverno, perfetto come sottofondo lounge-rilassante nei momenti di svago e spensieratezza. La copertina quasi warholiana aggiunge, poi, quel tocco magico in più, ristabilendo un immaginario anche visivo e grafico, oltre che musicale, che urla tutto il suo legame con la storia degli ultimi decenni, a dimostrazione, per chi non l’avesse ancora capito, che niente nasce mai per caso.

Avanti maestro Franco!

 

Domenico Porfido

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