The Tale of Tales [Recensione]

Fantasy italiano per produzione internazionale. Si può fare?

Uscito dalla sala mi sono chiesto se il film mi fosse piaciuto o meno. Sono passati un paio di giorni, me lo chiedo ancora, continuando a riflettere, valutare, inserendo parametri per un’equazione che finisce sempre indeterminata.

Sceneggiatura, fotografia, regia, interpretazione, ecc. ecc. sono andato avanti un bel po’ nel solito giochino dei critici, al netto di tutte le considerazioni però mi è venuto fuori un pensiero destabilizzante, ovvero che il film mi ha lasciato quasi incapace di giudizio perché al di fuori dallostandard”.

Negli ultimi anni si è assistito a una vera e propria rinascita del fantasy e del fantastico sul grande schermo, questo non è affatto un male, anzi, dimostra che l’industria cinematografica e letteraria sono in evoluzione e verso un’espansione del mercato e che fornisce nuovi margini e territori da esplorare. Il problema è che non è un’evoluzione libera, tutt’altro. Si parla spesso delle ferree regole di Hollywood (dove la località losangelina è da vedere come luogo del potere più che come riferimento geografico) e il fantasy non costituisce eccezione, sta dopo il “drammatico” e prima del “gangster”, inserito in un sistema ben strutturato.

Gabriele Muccino (che, con il resto della sua famiglia, ha tutto il mio disprezzo per quello che rappresenta e quello che fa. Non che la cosa non lo faccia dormire la notte), per giustificare il suo sovrappeso e il suo disastroso “Playing for Keeps“, si appellava alla rigidità delle regole di Hollywood e al fatto che non si potesse uscirne. Ora, mi rimane difficile immaginare Gabriele Muccino che sfida il sistema dell’entertainment globale, come un moderno Don Chisciotte; però da un lato spiega molte cose, ossia che le regole del successo sono dettate e valide per tutte e che se già sei mediocre e poi nemmeno le segui, allora, vabbhè, lasciamo stare…

Però questa situazione dice anche un’altra cosa, forse ancora più importante, dice che strutturando l’offerta si struttura la domanda, la produzione di film tutti uguali, tutti con le stesse dinamiche, con sceneggiatori, registi e attori provenienti dalle stesse scuole e dagli stessi background, poi per chi volesse fare l’alternativo ci sono sempre i mercati minori degli indipendenti, che però lasciano il tempo (e i finanziamenti) che trovano, con l’unica sicurezza delle difficoltà che si incontreranno sul percorso.

 

Per tornare al film di Garrone (giusto perché in teoria parlerei di quello), è un film che esce dalla formazione fantasy tradizionale, cioè risponde per alcune cose a quelle regole e se ne frega di altre, anche se non saprei dire se volutamente o meno.

Ma ancora non si incanala bene questa recensione… Proviamo a procedere con metodo, ma non con il mio, con quello di Mazzullo, mi faccio qualche domanda e mi do alcune risposte.

È bello come film?

Non lo so.

Ha delle cose belle il film?

Si, ne ha diverse. È molto bello il recupero dei tre racconti di Basile, è bella la dimensione internazionale completamente portata sul territorio italiano, è quasi un atto d’amore per l’Italia, per i nostri castelli, le nostre foreste, le nostre bellezze.

Ha delle cose brutte il film?

Si, è pretenzioso, non ha praticamente attori di rilievo italiani in ruoli chiave (direi che Ceccherini non conta) e dura un’eternità per quello che succede con la lentezza che non sembra ricercata come espediente estetico (chiedere ai russi come si fa). Non sono più abituato a vedere un film fantasy così lungo con così pochi eventi.

Ma lo consiglieresti il film?

Alla fine si, anche se non so se raccomanderei di vederlo al cinema come a suo tempo ho consigliato (e riconsiglierei) “L’Uomo Fiammifero“, che ha costituito un bellissimo esempio di fantasy italiano che si è svincolato da budget e schemi per sopperire con creatività e amore ai costi del mercato e arrivare ad un film favolistico davvero pregevole e artistico.

 

Ok, questa è una recensione un po’ inconcludente, provo a concludere con qualcosa di vagamente sensato.

Il film mi ha ricordato molto “Il Labirinto del Fauno“, in cui Guillermo del Toro (messicano di nascita e hollywoodiano d’adozione)  inseriva una storia fantasy dentro la tragedia della guerra civile spagnola, lo faceva portando in un paese mediterraneo delle tinte dark. Secondo me Garrone qui prova a fare la stessa cosa, però qualcosa va storto, forse perché non riesce a rendere cupi i castelli del Sud Italia, forse perché si perde in momenti di manierismo un po’ gratuiti e poco funzionali al film, forse per una certa predilezione verso espedienti cinematograficamente barocchi e un po’ gratuiti (da leggere come “non necessari”), quasi che avendo tanti soldi da spendere abbia provato a fare il passo più lungo della gamba.

Forse Garrone è sceso a compromessi, ha cercato di rispettare alcune regole e di eluderne altre, bisognerebbe chiederlo a lui, però forse queste regole bisognerebbe infrangerle e basta, perché la nostra narrativa è piena di storie che si possono e si devono recuperare, e che possono essere proposte e trasposte con il nostro stile senza ibridazioni e soprattutto tenendo ben presente che l’arte è creatività e creazione e quando la si standardizza la si snatura, piuttosto dovrebbe essere difesa a spada tratta contro i demoni del mercato. Ecco, questo si che sarebbe un bel fantasy

 

Nicholas Ciuferri

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7 Comments

  • io ancora non riesco a vederlo. e questa recensione mi solletica ancora di piu’.speriamo di trovarlo ancora in giro. certo da garrone mi aspetto qualcosa …

  • la storia è meravgliosa,concordo con nicholas c. riguardo la grandezza di un opera come quella di basile,è stato importante averla recuperata,poi il film ……. ha le sue regole, è vero . però c’è di peggio ….. si può vedere. ^-^

  • Quasi non si crede sia un film italiano …… incredibile Garrone! Poi come dice Nicolas C. il fatto che non abbia rispettato le regole lo mantiene al di fuori di ogni film, compresi quelli di hollywood , rimanendo per questo pero’ un po’ pretenzioso ……. un po’ pesante ….

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