“Miracoli e Rivoluzioni”: è il nuovo album dei Foja! [Intervista]

È l’album della maturità artistica di questa band, napoletana per nascita, lingua e passione, ma aperta al mondo per vocazione

I Foja sono fra i principali esponenti di un nuovo sound che, partendo da un forte legame con la tradizione folk napoletana, si arricchisce di contenuti e suoni contemporanei.

L’ultimo lavoro è composto da dodici tracce dove i “Miracoli” e le “Rivoluzioni” scandiscono lo svolgersi di un disco che si muove con temperamenti diversi su binari che vanno dal rock al bluesalla canzone d’autore, all’elettronica, alle incursioni rap, a ballate acustiche e cavalcate up-tempo elettriche, con testi che raccontano storie di alienazione e di riscatto, di dolore e di necessità di rivoluzione di noi stessi e infine di Amore, quello vero, universale, a fare da sfondo a un lavoro corale e magnetico.

Iniziamo dal principio, raccontateci in breve come è nato il vostro progetto musicale?

Nasce da un’amicizia e dalla passione per la musica. Ognuno di noi aveva altri progetti e ci siamo conosciuti organizzando concerti per gruppi emergenti, nei tempi in cui esistevano community reali di aspiranti musicisti che materialmente organizzavano serate per supportarsi a vicenda. La prima formazione vedeva la presenza di un altro bassista, nel 2006, andato via dopo un anno. Da qui comincia la storia dei quattro Foja ai quali poi si unirà due anni dopo il quinto elemento. L’idea di partenza era quella di formare una grunge band che mescolasse le sonorità d’oltreoceano al dialetto napoletano (ma avevamo anche qualche canzone in italiano…), poi ci siamo spostati verso un approccio più folk-rock con l’ingresso nella band di una componente che mancava: la chitarra acustica…

Descriveteci qualcosa del vostro nuovo album, da che deriva il nome “Miracoli e Rivoluzioni”? Cose, nomi o città?

“Miracoli e Rivoluzioni” è il concept dell’album, che si muove su due direzioni fondamentali che si sono poi riversate nelle canzoni: l’idea era quella di unire la parte sacrale molto vicina a taluni aspetti ricorrenti della nostra tradizione, afferente ai Miracoli e riconducibile alle canzoni con sfondo il tema dell’amore (raccontato e descritto in tante salse diverse), alle Rivoluzioni, cioè tutte la azioni concrete che possono migliorare la dimensione soggettiva e collettiva. Ci siamo resi conto che queste due rette parallele non sono poi così divergenti e che la dimensione sociale, tante volte, si riversa nell’amore per la dimensione collettiva. Insomma l’album è la sintesi dell’incontro di queste due idee.

“Miracoli e Rivoluzioni” è effettivamente un titolo importante. Dunque cosa sono nello specifico per voi i Miracoli e le Rivoluzioni? Sono più personali o più generali?

La risposta è alla domanda precedente… Per raccontarla meglio, possiamo sicuramente sostenere che ogni atto che contribuisce al miglioramento interiore, personale, soggettivo, può riverberarsi nel miglioramento della dimensione che ci circonda. Amare una compagna non è poi così diverso dall’amare e lottare affinché il mondo sia più egualitario.

All’interno del vostro album avete fatto molte collaborazioni con diversi artisti, com’è stato lavorare con ognuno di loro?

La collaborazione con altri artisti è sempre uno scambio, mai un’imposizione. Amiamo consolidare amicizie durature attraverso i contributi che possono portare valore aggiunto alla produzione artistica. Amicizie vere e non semplicemente featuring. Infatti lasciamo sempre scegliere ai nostri ospiti la traccia nella quale desiderano lasciare il loro contributo, così è stato con Clementino ad esempio. Ringraziamo ovviamente tutti quelli che ci hanno donato la loro arte, da Lorenzo Hengeller a Davide Toffolo, fino ad arrivare ad Enzo Gragnaniello, con il quale condividiamo la stessa linea di sangue, anche se transgenerazionale.

Vi trovate ad un’audizione e vi arriva la fatidica domanda: quali sono i vostri punti di forza e di debolezza? Voi come rispondereste?

Mah, difficile condurre una Swot Analysis su un progetto artistico. A parte gli scherzi, io credo che la nostra forza sia il contenuto e la voglia di raccontare, la ricerca del messaggio ma non la pretesa di possedere le risposte. Infine la voglia di cambiare, di cercare sempre strade nuove alla produzione artistica e non accontentarsi di quello che già è stato fatto. Il punto di debolezza, forse, può essere legato al dimensione personale che ognuno di noi vive quotidianamente facendo altri lavori che portano via tempo e forza, ma nel corso del tempo questo aspetto lo abbiamo saputo governare (anche se con difficoltà).

– Guardando verso il futuro ma non troppo in là, che di questi tempi è difficile: dove vi vedete tra un anno?

Su un palco (ma prima di un anno, magari tra un anno al secondo giro di tour).
Grazie della disponibilità ragazzi, ci vediamo per una birra sul Golfo, in bocca al lupo!

Gabriele Edoardo Mastroianni

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