Yuri Antonosante e la Sindrome della Bambola: intervista esclusiva!

Intervista esclusiva a Yuri Antonosante, un poliedrico artista coprotagonista di un conturbante film autorale sulle psicomanie sociali: l'Inferno è tra noi!

«Io considero la lotta contro la censura, di ogni natura e qualsiasi potere la sostenga, come un dovere dell’autore allo stesso titolo degli appelli alla libertà di espressione. Io sono un feroce partigiano di questa libertà e dichiaro che un autore che possa farne a meno somiglia ad un pesce che dichiara pubblicamente di poter fare a meno dell’acqua». Yuri Antonosante

 

Come vedere il proprio volto in tutto il mondo senza che nessuno sappia in realtà il tuo nome: questa potrebbe essere la frase per descrivere per sommi capi la storia, fino a questo momento, di Yuri Antonosante: un acclamato attore ed autore dell’underground italiano. Antonosante è stato infatti il protagonista dello scatto principale del “Calendario Romano 2003” di Piero Pazzi, uno dei simboli dei souvenir turistici romani degli anni zero. Da quel momento Antonosante è stato associato ad alcuni dei nomi più celebri dello spettacolo e della cultura internazionali (oltre il fatto che il Calendario ha venduto migliaia di copie in tutto il mondo). Qualche esempio? Nientemeno che il grande fotoreporter americano Steve McCurry ha incluso la foto del Calendario Romano in uno dei suoi scatti più celebri (..che apre il catalogo “Steve McCurry. Viaggio intorno all’uomo” del National Geographic) e il presentatore della ‘BBCGraham Norton ha mostrato proprio quel Calendario durante il suo popolare show.

Ebbene, Yuri Antonosante non è solo questo: dopo una serie di studi professionali incentrati sulla recitazione e sul canto, intraprende una carriera poliedrica tra il cinema (come comparsa, caratterista ma anche come protagonista ..come accade sempre più spesso nei film alternativi di Domiziano Cristopharo, tra cui “Shock – My Abstraction Of Death“, “Night Gaunts” e l’ultima opera “Doll Syndrome“). Sperimenta anche il mondo della televisione ma soprattutto del teatro: dove come autore porta in scena il suo “La Jena” nel 2009.

Ed ancora: con le sue foto scattate durante un viaggio a Tripoli nel periodo dell’ultima guerra libica, Yuri Antonosante vince il “Premio Internazionale della Fotografia Antonio De Curtis 2011” alla Camera dei Deputati.

 

Eccoci dunque alla sua ultima fatica nel film scritto dal noto Andrea Cavaletto, un dramma a 3 personaggi: il regista/attore Tiziano Cella, l’attrice di teatro Aurora Kostova e lo stesso Antonosante. “Doll Syndrome” è il secondo capitolo della trilogia iniziata con “Red Krokodil” (ossia il purgatorio). Questo è l’inferno… e come nella migliore tradizione insegnataci da Sartrel’inferno sono gli altri.

La trama ruota attorno ad un personaggio disturbato, feticista, erotomane ed autolesionista, che rimane invaghito da una ragazza che vede/spia al bar nella pausa lavoro, arrivando a sublimare e sfogare le sue pulsioni verso un feticcio. Ma un giorno una terza persona subentra in questo rapporto virtuale rompendo ogni dis-equilibrio. Il film ha dei contributi in stop motion firmati da Paolo Gaudio (“Fantasticherie”, “Poe 1”, “Bellerofonte”, “Bloody Sin”) e le musiche sono de Il Cristo Fluorescente e dei Jarman, il gruppo a cui appartiene in veste inedita Alessandro Giordani, montatore di molti films di Cristopharo, e regista dell’episodio “La Sfinge” in “Poe 1”.

 

A questo punto non ci resta che darvi in pasto ad una delle tipiche interviste alla Uki… buon divertimento:

 

– Cominciamo con una domanda di rito: come ci si sente ad essere un eccellente artista e allo stesso tempo un souvenir conosciuto in tutto il mondo? (mi riferisco alla copertina del Calendario Romano)

Ed io rispondo con altrettanto rito dicendovi che sentirsi eccellente per me vorrebbe dire sentirmi arrivato… e non lo sono affatto, anzi, ho ancora tanto dare, e per quanto riguarda il collegamento dell’eccellenza come l’avete chiamata voi con l’essere un souvenir… be’ posso solo dire che appartiene a quelle strane coincidenze e contraddizioni della vita che vanno accettate.

 

Nel 2008 hai collaborato con Dennis Hopper allo spot “Pashmy dream” della Tod’s con Gwyneth Paltrow come testimonial. Che tipo è Hopper? È davvero così folle? E la Paltrow è davvero così gnocca?

Hopper in quell’occasione dirigeva lo spot, ed essendo stato un video/lavoro molto fine e glamour… certo, non ha potuto esprimere la sua follia che ci ha mostrato come attore. Direi che è stato veramente un grande gentiluomo, quasi un maestro di eleganza e di umiltà nel modo di interagire con tutti i componenti del set, comparse comprese.
La Paltrow non può essere definita gnocca… altrimenti non sarebbe la Paltrow! (..ride). Di gnocche ce ne stanno tante, lei e’ una bella donna.

 

Che tipo di esperienza è stata lo spettacolo “La Jena” con Gianluca Pezzino. Nell’opera si ricorda che la mente si incarna nell’animalità, che a sua volta entra in comunicazione con la mente. Così, dal rapporto dell’istinto animale con la mente possono scaturire tanto creatività e illuminazione quanto repressione e perversione. Com’è il tuo rapporto con i tuoi impulsi istintuali e invece con le tue emozioni più alte. Odio e Amore… sono anche per te il metro creativo della tua vita? O te ne freghi sia degli oppressi che degli oppressori?

“La Jena” è stata un’esperienza fantastica, breve ma fantastica! Volevo lavorare sul rapporto animale–uomo e cercavo una persona che mi aiutasse a sviluppare un soggetto che avevo scritto. Finalmente trovai Gianluca tramite il consiglio di amici. Lo incontrai e gli piacque subito l’idea. Lavorare con lui mi fatto scoprire ancora di più quanto è importante il rapporto attore/regista. Gianluca è un’artista poliedrico e di una grande intensità.
Il rapporto con i miei istinti penso sia un rapporto equilibrato e sinceramente difficilmente penso a come sia il mio rapporto con questi sentimenti. Una cosa è certa… l’odio lo prendo per le palle prima che possa tramutarsi nella sua espressione peggiore, l’amore invece lo prendo per la mano e me lo porto sempre dietro come e quando posso…
Degli oppressori non me ne frego, anzi, vorrei che venissero cancellati dalla faccia della terra, degli oppressi dipende perché c’è anche chi usa troppo il vittimismo come proprio alibi… quindi vanno valutati.

 

– Alla luce di questo discorso, continuiamo con una tema a te caro, parlaci del tuo amore per la censura..

Amore per la censura? Non mi sono mai dichiarato pubblicamente quindi  lascio al mio privato questo “amore” (..ride).

 

Il tuo recente sodalizio con Domiziano Cristopharo dipende da una malsana follia che vi colpisce entrambi, oppure dio li fa e il diavolo li accoppia?

Sia io che Domiziano abbiamo una propria follia, diversa, distinta… e penso che non ci accoppia, ma ci fa vivere in simbiosi. E a proposito di malsano: il malsano è li fuori… noi casomai lo raccontiamo attraverso il cinema.

 

Veniamo allora alla tua ultima performance nel film di Cristopharo: “Doll Syndrome”. La confusione riguardo la cosiddetta “malattia della bambola”, tema portante del film, rende questa patologia incerta anche riguardo la sua concreta esistenza; tuttavia una sua manifestazione sembra essere l’immutabilità dell’espressione, l’inespressività del viso e l’incapacità di tirar fuori le proprie emozioni… pare una malattia paralizzante, che fagocita ogni emozione all’interno della persona, senza possibilità di sfogo, una tortura terribile insomma… oltreché si parla di emozioni, da quelle positive a quelle negative entrambe intrappolate dentro l’infermo. Tutto questo sembra anche essere una facciata della stessa ʿinfermitàʾ: la totale apatia depressiva o l’esacerbata ipersensibilità. Cosa puoi dirci di più al riguardo? Cosa ti ha colpito e spinto a far parte di questo progetto? Raccontaci qualcosa sulla tua parte nel film..

Dirvi di più vorrebbe dire ripetere le cose già accennate, hai già detto tutto nella domanda. Posso aggiungere che è un film da vedere con attenzione fino alla fine, lasciandosi trasportare dal suo particolare “silenzio”. Il resto lo lascio alla critica.
Ho accettato di far parte del progetto perché lavorare con Cristopharo è sempre una bella avventura; e il tema che voleva trattare era un tema molto profondo.
Il mio personaggio rappresenta il classico stereotipo dell’italiano medio che ostenta e mostra tutto ciò che in realtà non gli appartiene. Fa parte di una massa che non può nulla contro un certo sistema e se volesse non avrebbe neanche la forza per reagire.

 

Oggi nella nostra iconografia religiosa abbiamo il Diavolo, in principio era la Bestia ..trasposizione simbolica dei nostri impulsi più beceri e bassi, e l’Inferno ne era una conseguenza immaginifica… Questo film sembra essere uno spaccato di questi vortici esistenziali insani, ma siccome il Male è infido, pensi che qualcosa tipo la “malattia della bambola” sia intorno a noi più di quanto possiamo immaginare? Anche dietro le vite più normali e abitudinarie? Come insegnava l’esoterismo, anche per te l’Inferno altro non è che una trasposizione simbolica dei tormenti reali ed esistenziali dell’uomo? E tornando al tuo lavoro con “La Jena”, è proprio l’accettazione e la reintegrazione di quegli impulsi animaleschi il segreto per scoprire se stessi?

Si, penso che la malattia della Bambola sia nascosta dietro più “angoli” di quanto pensiamo… anche dietro le vite più normali.
L’inferno secondo me è quella nostra parte più scura a contatto con energie non facilmente interpretabili e riconoscibili ..che viaggiano in questo mondo da sempre. Ma rispetto a questo lascio un giudizio più preciso alla filosofia!
Per scoprire se stessi dobbiamo secondo me lasciarci andare alla nostra natura e quindi ricontattare quegli impulsi, appunto animaleschi, che ci appartengono da sempre e che a volte dimentichiamo grazie all’evoluzione.

 

Tutto il dolore dipende da traumi… secondo te questo assioma è davvero un postulato oppure oramai ha rotto le balle questa scusa?

Penso che il dolore “mentale” si… dipenda dai traumi, ma allo stesso tempo, se si riflette bene, grazie ai traumi cancelliamo il dolore usando la mente, quindi non è più un’alibi stare male per via dei traumi. Abbiamo una grande mente e va usata, almeno abbiamo il dovere di provarci.

 

Il protagonista di “Doll Syndrome” sembra essere uno psicotico affetto da schizofrenia depressiva, quasi autistica per come torna sempre a ripetere i suoi comportamenti deviati, una specie di “legge del contrappasso” eterna ..giocata tutta all’interno della mente del protagonista, come appunto un Inferno in Terra. Ma secondo te, alla sua morte, il protagonista che fine farà? Sarà pace eterna? Sarà nuova vita per ricominciare ancora sotto nuove vesti? Sarà la “Fine”? Oppure sarà ancora dolore eterno?

Secondo una mia libera e immaginaria previsione, penso che la pace eterna non verrà per via dell’assenza di una sola persona… e che sicuramente non sarà dolore eterno, ma sarà comunque e sempre una bella “disputa” fra il bene e il male.

 

L’immagine nell’arte nasce con il rifiuto del nulla… della morte, con il cosiddetto “stadio dello specchio”: la vista della morte ci avvicina infatti all’idea del soprannaturale e dunque ad un contemplarsi in un “doppio”. Qui il protagonista si riflette, in ogni caso, su una bambola, è vero dunque che noi senza l’Altro non “siamo” nulla? Anche quando si è in preda alla follia?

Penso che la tua sia un’ottima riflessione con la risposta già intrinseca…

 

Finiamo con una domanda che noi di Uki usiamo fare spesso: nel tuo modo di trasmettere emozioni, e quindi la tua arte, ti senti più apollineo o dionisiaco?

Credo di non appartenere nello specifico a nessuno dei due “dei/divinità”… ma penso di mescolarli all’interno del mia natura.

 

Ultima domanda: sei uno di quelli che “resiste” ..o sul serio sei ancora convinto che si possa davvero fare arte in Italia?

 Non amo usare il termine “resistenza”… ma posso dirvi che amo perseverare.

Andrea Fatale

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10 Comments

  • Le prodigiose interviste di Fatale!!!! Si impara sempre qualcosa…
    E tra l’altro non conoscevo questo attore, sembra un bel “tipo”… 😉
    ..e il film: Aaaaaahh!!!!!! :O

  • straordinario Fatale per un’intervista davvero interessante. andrò a scoprire questo artista. e il film….devo vederlo assolutamente!

  • mai sentito parlare di questa malattia….il film mette l’ansia proprio…..devo vederlo!
    Sono curioso riguardo questo attore…..
    Intervista forte….profonda…..sempre grande Fatale!

  • mi incuriosisce La Jena….peccato averlo perso.
    Avevo visto qualcosa di Shock tanto tempo fa durante una rassegna…questo, mi ha ovviamente incuriosito molto. Ho ritrovato quell’immaginario attraverso questa intervista a questo attore che non conoscevo, ma è da approfondire.
    Grazie a Uki per la dritta!!! (Fatale fenomenale!)

  • Ho la malattia della Bambola…colpa di Fatale…che adoro!
    Questo Y.A. sembra un’artista molto molto gajardo….certamente si fa arte con le palle!!!!

  • Bè il film pare qualcosa di profondo e davvero forte. Un cinema indipendente a partire da una sceneggiatura molto importante per i risvolti esistenziali… Ovviamente dalla bella intervista di Fatale trapela tutto, comprese tematiche e pensieri interessanti dello stesso attore……certamente un personaggio particolare..,. Non da tutti almeno, visto quello che si vede in giro.

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