Vivere nella pelle di un’altra persona grazie all’Oculus-Rift

In questo progetto intitolato "Seeing", un'artista prevede di rimanere attaccato al casco di realtà virtuale per ben 28 giorni, 24 ore su 24, 7 giorni su 7.

Un’esperienza che è stata vissuta solo nei telefilm. Un’esperienza che potrebbe cambiare il modo di pensare e di vedere. Un esperimento sul genere umano tutto. La tecnologia usata per fini antropologici, potremmo dire. Bastano solo un paio di Google Glass, un casco per la realtà virtuale ed il gioco è fatto…

 

Avete mai pensato di essere nel corpo di un’altra persona? Spesso si vede nelle serie tv, come “Streghe” tanto per dirne una: accade che un qualcosa o qualcuno –fantasma, spirito, demone o chi per lui- entri nel corpo di un’altra persona e ne prenda il posto. L’avete mai desiderato? Magari per far compiere al malcapitato qualcosa di dettato dalla vostra volontà. Chessò, magari la persona vi sta antipatica e voi lo costringete, entrando nel suo corpo, a compiere atti imbarazzanti. Mettiamo caso che avreste potuto prendere il posto di un vostro professore e assegnare voti alti a tutti i vostri compagni per esempio o, meno altruisticamente, avreste potuto assegnare a voi stessi e basta un voto alto.

 

Per l’empatia e la ricerca

Bene, a parte quell’esperimento di telepatia/controllo della mente, assistiamo ad un altro tipo di esperimento, dai fini forse più empirici ed empatici, che possono risultare meno subdoli e meno alla “creiamo un esercito che faccia quello che vogliamo”. Parliamo di un esperimento ideato da un artista londinese che si chiama Mark Farid.

Cosa ha fatto questo artista? Di quale straordinario esperimento vorrà essere protagonista? In che modo ha puntato gli occhi sul mondo? L’uomo appena menzionato ha, si spera di sua volontà, deciso di essere “l’angelo custode indifferente e solo spettatoredi un altro individuo: attraverso l’ “Oculus-Rift“, Mark entrerà nella vita di un’altra persona per 28 giorni e gli rimarrà accanto, quale osservatore esterno ma con una prospettiva in prima persona, 24 ore su 24, 7 giorni su 7. Il tutto avviene grazie ad un casco a cui sarà attaccato l’artista. Tale casco sarà collegato all’altra persona tramite i Google Glass. Wow! Sembra un esperimento sociale/psicologico davvero serio! Ai cui fini è stato utilizzato un prodotto di alta tecnologia… ah però!

 

In cosa consiste l’esperimento

Il progetto si intitola “Seeing” e direi che il nome è tutto un programma. Ma l’altra persona? Ovviamente dovrà indossare gli occhiali vita natural durante.. e questa cosa mi sa che è un pochettino fastidiosa, ma per la scienza questi sacrifici si possono anche fare! L’esperimento è una cosa utile, perché si può constatare in che modo cambi il punto di vista, e si può capire che ce ne sono altri diversi dal nostro (almeno questa è l’utilità che ho dedotto io). Forse farebbe bene a tutti sottoporsi a questo esperimento! Certo non tutti abbiamo a disposizione tutto quel tempo, ma una botta di punto di vista altrui non sarebbe male! Inoltre l’altra persona vive normalmente, per quanto può essere normale una vita vissuta con degli occhiali sul naso 24 ore su 24. E Mark? Che farà? L’artista rimarrrà chiuso in una stanza in cui ci saranno unicamente un letto e un bagno… per dar risposta ai suoi bisogni fisiologici! Per intrattenersi Mark vivrà la vita dell’altro… e speriamo per lui che lo sconosciuto abbia una vita attiva e ricca di impegni e cose da fare e gente da vedere! Ma che si fa se l’atro è un animale notturno o mangia ad orari insoliti o cose così? Il povero Mark dovrà sballare le sue abitudini per stare dietro all’uomo dall’identità sconosciuta? Non temete! Stiamo lavorando per voi: gli assistenti di Mark potranno assistere in anticipo alle proiezioni di modo da regolare gli orari e i pasti di Mark.

 

La scelta dell’altro

Il progetto è attualmente in corso di finanziamento e la persona che sarà designata a portare gli occhiali giorno per giorno, sempre inforcati, deve essere ancora scelta. Fate bene la scelta mi raccomando! È trapelato un dato stuzzicante: la persona, che deve essere scelta, dovrebbe essere eterosessuale e vivere attivamente una relazione di coppia. E bravo Mark! Questa cosa è un po’ discriminante volendo, e fa di Mark un guardone, ma lasciamo perdere! Ovviamente l’esperienza rischia di essere troppo intensa e coinvolgete, per cui uno psicologo visiterà l’artista ogni giorno per accertarsi della sua salute. Chissà se è stato fatto anche prima!

Detto questo, vi chiedo: voi nei panni di chi vorreste essere?

Roberto Morra

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