Velentina Lupi: “Partenze Intelligenti”

La sempre bravissima e splendida cantautrice romana torna con il terzo disco... il primo Ep, per immaginarsi come non si è fatto mai.

Salgo e scendo dalle città come dai treni. Mi muovo sulle rotaie che mi suggerisce il telefono vibrandomi tra le mani, svolta leggermente a destra, prendi la prima alla rotonda, scatto fotografie dietro i finestrini dei miei occhiali.
Cortili, finestre, muri. Parti e ricordati di tornare.
Partenze Intelligenti” sfreccia nelle mie orecchie. Ho comprato il disco al primo live di Valentina Lupi, la scorsa domenica al Monk di Roma. Non potevo perderlo. Una partenza e un ritorno così importante, in elettrico. Così forte, carico, luminoso. Di luminoso c’è tutto, Valentina e i suoi occhi blu, la sua band, il suo disco, il suo Amore.

Partenze Intelligenti” è un terzo disco, un primo Ep, cinque brani, sei mani (Valentina Lupi, Matteo Scannicchio, Maurizio Mariani).

Partenze Intelligenti” è anche il primo singolo. E il pensiero ritorna a quando ero bambina. Quando sentivo una corda che mi legava a casa. Una corda, come le radici, che sentivo arrotolarsi, tendersi, quanto più mi allontanavo. Potevo scioglierla quando si ingarbugliava carezzandomi la schiena, una, due, tre volte. E allora «Provo ad immaginarmi come non ho fatto mai..».
Non di più. E allora cortili, finestre, muri, cerco di ricordarmi la strada perché non si annodi la mia, per tornare adesso, tornare prima. Per non finire in quel circolo vizioso, ma tenere sempre la porta della libertà aperta. Per scappare da quel circolo di chi non ama e non rispetta, di quella corda che prima o poi si spezza o strozza.
Colline, pianure, fiumi. A trecento all’ora o a passo veloce mentre ascolto “Partenze Intelligenti”.
Fiumi per scorrere, per lasciarsi alla corrente, per essere pesci e non vedere il cielo. E nuvole più alte che non puoi vedere.
Attraverso le piazze dei miei paesi, scalo le salite di Roma, mi infilo in tasca tutto quello che potrebbe piacermi per portarmelo a casa. Imparo i posti in cui posso scaldarmi le mani nelle tazze monouso, imparo le scritte sui muri e gli amori che finiscono e quelli che non finiscono mai.
Di tutto ciò che torna, che resta, che parte. Di chi non aveva niente, adesso ha tutto e ancora non basta.

Fatevi del bene. Ascoltate questo disco.
Per chi cercava una recensione: io non parlo di musica, ma di quello che mi suggerisce.

Sofia Bucci

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