Vademecum del Razzista moderno

Come essere razzisti e affrontare il tumultuoso mondo di oggi

Io sono razzista.
Di nuovo, con lentezza. Recitalo a voce alta e scandisci bene le sillabe.
Io sono razzista.
Io sono razzista.
Io sono razzista.
Di’ un po’: non è liberatorio?

Pensa a tutte le volte che hai provato imbarazzo nelle discussioni, tutte le volte che la società ti ha fatto sentire ai margini, tutte le volte che il mondo sembrava schifare il contributo che le tue sinapsi avrebbero voluto offrirgli. Ecco, pensa a tutto questo e rallegrati: il vento è cambiato.
La modernità ha spalancato le sue porte sul nostro tempo e finalmente il razzista non è più costretto a nascondersi schiacciato dal peso del giudizio della gente, tutt’altro: può invece cavalcare questi giorni roboanti sull’onda dell’entusiasmo del futuro roseo che lo attende.
Come?

Vieni a scoprirlo in questa pratica guida al razzista moderno! Imparerai a mettere a frutto tutto il tuo potenziale, valorizzarti per quello che sei ed evitare gli errori più comuni dei razzisti alle prime armi.

1. Non vergognarti mai

Hai presente quell’orda di gente che fino a pochi mesi fa girava con i baffi a manubrio come se si fossero scordati che i primi del ‘900 sono finiti da un centinaio d’anni? Ecco, vedendo il primo baffetto probabilmente avrai pensato che fosse un imbecille. Poi hai visto il secondo e hai pensato che fosse un amico imbecille del primo imbecille. Poi vedendo il terzo hai cominciato a immaginare che fossero tornati di moda i baffi a manubrio e a quel punto, ormai sfiancato, vedendo arrivare il quarto ti sarai convinto di essere tu l’imbecille senza baffi a manubrio.
Questo perché il numero fa la differenza.
È la natura: stare nel mucchio più grosso, soprattutto quando sei debole, ti fa sentire protetto, ti rassicura sul tuo essere legittimato a fare quello che fai, persino quando giri con un paio di baffi da imbecille che ti sei lasciato crescere per scimmiottare gli altri.
Sì, il numero fa la differenza, caro amico razzista, e la buona notizia è che non sei più in minoranza: essere razzisti è tornato di moda (e forse durerà più del revival dei baffi a manubrio).

Significa che non devi avere più paura di essere considerato l’imbecille numero uno, là fuori ce ne sono già tanti che già la pensano come te e lo gridano al mondo. Non ti servirà più ricorrere maldestramente a un conciliante «non sono razzista, ma…» come doverosa premessa delle tue sentenze.
Siamo nel 2018, sentiti libero di fare coming out perché ormai la società è pronta ad accoglierti, e chi proverà a discriminarti per il tuo razzismo sarà messo a tacere dalla solida voce solidale della maggioranza.
Certo, è possibile che i tuoi genitori si aspettassero un figlio diverso, ma se davvero ti amano ti accetteranno per quello che sei. E se anche non dovessero farlo, peggio per loro; urlagli in faccia un enorme “me ne frego!”, tanto ci sono dozzine di associazioni con i tuoi stessi ideali pronte ad accoglierti tra le loro fila.

2. Razzista è bello

Probabilmente ci sarà voluto del tempo, avrai sofferto e ti sarai sentito spesso solo, ma alla fine hai imparato a riconoscerti e accettarti per quello che sei, riconciliandoti con il tuo io più intimo. Questo significa che sei già molto forte, e decisamente pronto per passare alla fase successiva: l’orgoglio.
Essere razzisti è bello, devi ricordartelo tutte le mattine quando ti guardi allo specchio. Hai scoperto che c’è una razza superiore nel mondo, e – guarda un po’ le coincidenze della vita – è proprio la tua: non è meraviglioso? Volendo essere internazionali (ma con moderazione, ricordati che sei razzista), potresti definire il sentimento che in questi momenti ti pervade “racist pride”.

Per capire meglio come funziona facciamo un piccolo gioco di immaginazione.
Facciamo finta che per tutta la vita tu ti sia sentito un po’ ai margini, che – per assurdo – tu faccia un lavoro poco stimolante, affatto gratificante e pure mal pagato. Fingiamo che tu viva in mezzo a gente con case, automobili e vacanze migliori delle tue, e magari con molti più follower su Instagram di te; è naturale che tu possa sentire una patina d’amarezza addosso. Ma ecco che all’improvviso, proprio quando tutto sembra perduto, vedi in televisione una sorta di miraggio: mucchi di persone aggrovigliate su un gommone che rischiano la pelle (facilmente distinguibile dalla tua), tutte disposte ad attraversare le zone più aspre e pericolose del pianeta nella speranza di avere una vita mediocre come la tua. Non lo senti un leggero brivido di piacere che ti percorre la schiena?
Qualcuno vede la tua vita proprio come tu vedi quella di gente più fortunata di te, questo ti rende importante. Ma mentre per competere con la gente più ricca e famosa dovresti magari avere dei talenti particolari o studiare duro o spaccarti la schiena lavorando sodo, per marcare la tua superiorità sugli sfigati della Terra ti basta fare appello al tuo diritto di nascita: sei migliore per quello che sei, non per quello fai. Significa che puoi sentirti superiore a loro senza dover nemmeno faticare, è una bella pacchia, no?

Del resto avresti potuto nascere in qualche buco sperduto in cui non esistono gli outlet, ma ci deve essere un motivo se il destino – o chi per lui – ha deciso diversamente; tutti gli altri possono soltanto rodersi il fegato e guardarti con invidia. A pensarci, in fondo, il principio è lo stesso dei re che nascevano sovrani per eredità di sangue e concessione divina, e lascia stare che a un certo punto qualcuno s’è stufato e ha cominciato a mozzargli la testa: oggi nessuno perseguita i razzisti, semmai il contrario. Anche per questo, attualmente, i razzisti dichiarati vivono sereni, sono tanti e tutti soddisfatti.

Non devi essere da meno: sii orgoglioso di quello che sei, del tuo Paese e della tua cultura, anche se non la frequenti. Va’, decanta la tua appartenenza su tutti i social network che trovi e non lasciarti mai intimidire dai tuoi errori di ortografia o dal fatto che buona parte degli stranieri sa scrivere nella tua lingua meglio di te. Tanto li caccerai tutti.

3. Odia e basta

Si sa, l’accoppiata social network-razzismo è un tema delicato. Innanzi tutto perché nel DNA di un vero razzista, mediamente, è presente una forte componente nostalgica, quindi l’idea di esternare il proprio pensiero per vie digitali potrebbe far storcere il naso a qualcuno abituato a mezzi più tradizionali. In secondo luogo il web è un posto pieno di insidie, tra le quali bisogna sapersi districare.
A conti fatti, però, bisogna ammettere che i social media danno diritto di parola a legioni di razzisti, proprio per questo dovresti considerarli alleati preziosi, caro amico razzista.

Per aiutarti a sfruttare a pieno le potenzialità di questi mezzi moderni, in questa sede sarà bene delineare i vantaggi del digitale e le buone norme per non annegare durante la navigazione sul web. Considera che potrai leggere tutti questi pratici suggerimenti direttamente dalla tua poltrona, senza doverti mai scomodare; l’idea, in sostanza, è aiutarti a casa tua.

Cominciamo con una domanda: hai avuto anche tu l’impressione che nella tua cerchia di amicizie digitali siano spuntate fuori persone insospettabili che da un giorno all’altro hanno cominciato a tuonare contro gli stranieri? Di sicuro per te sarà stata una piacevole sorpresa scoprire di essere circondato da tanta gente con i tuoi stessi interessi, però un po’ ti viene da chiederti come abbiano fatto questi miti agnelli a trasformarsi in indomiti sciacalli.

Di certo il fatto che da un giorno all’altro si sia cominciato a parlare soltanto del problema immigrazione ha spinto molti a convincersi che fosse davvero prioritario e che i mali della loro esistenza derivino da quello; sull’onda dell’entusiasmo questi molti avranno voluto contribuire con le loro feroci invettive alla risoluzione del problema.
Grazie a internet hanno potuto sentirsi partecipi della comunità in tutta sicurezza: pensa a come può cambiare l’esperienza di scrivere “spero che anneghino tutti” su un forum rispetto al dirlo in faccia a un africano alto un metro e novanta che ha appena raccolto dalla riva il cadavere di suo figlio di tre anni; in entrambi i casi riesci a sentirti leggero e soddisfatto perché hai potuto esprimere un tuo concetto profondo, ma sui forum non c’è nessuno che ti farà finire all’ospedale. Quindi, caro amico razzista, continua a farti valere da dietro uno schermo, perché la tua integrità razziale va tutelata almeno quanto quella fisica.

Cerca però di non affaticarti troppo, concentrati soltanto su ciò per cui ne vale davvero la pena. Accetta questo come il consiglio più prezioso che possiamo offrirti: odia e basta.
Il fenomeno dell’immigrazione è molto complesso, tu non hai voglia di capire le cause e gli effetti di determinati movimenti, anche perché magari scopri che pure tu hai antenati che arrivano da chissà quale remota zona della terra e finisci per cacciarti da solo. No, fidati: tutti hanno bisogno di odiare, perché avere un nemico aiuta a vivere meglio. Qualcuno odia il parmigiano sulla pasta, qualcuno odia i calzini con l’elastico lento, qualcuno odia i mafiosi. Tu odi i negri.

Gli scrupoli, per fortuna, non sono uno dei tuoi problemi. Un vero razzista non si commuove nemmeno davanti ai bambini agonizzati (ovviamente parliamo solo di quelli stranieri, i razzisti non sono mica mostri!) e anche per questo vive felice. Ecco perché è inutile che ti sforzi a trovare qualcosa che possa giustificare le tue posizioni, perché non devi certo rendere conto a nessuno o sforzarti necessariamente di apparire come una bella persona. Evita quindi di proporre articoli di giornale riguardanti delinquenti extracomunitari: spesso ne leggi solo il titolo e non puoi sapere se poi nell’articolo ci sono scritte cose abbastanza razziste per i tuoi standard elevati.
Inoltre il fatto che il delinquente sia straniero conta solo per le persone che non usano la logica, e di solito quelle sono già razziste e non hanno bisogno di essere convertite. Quelli che invece si fermano un attimo a riflettere potrebbero opporti varie argomentazioni, tra cui:
Il fatto che sia (mettiamo) africano non gli basta, un tunisino e un congolese sono diversi come sono diversi un italiano e un tedesco, quindi in virtù del suo reato dovremmo cacciare tutti i congolesi o tutti i tunisini? E perché per il reato di uno o di cento tunisini o congolesi dovremmo prendercela con tutti e non solo con chi ha compiuto il reato? Vuoi forse dire che se il tuo vicino di casa finisce in galera per aver rubato – che so – una cinquantina di milioni allo Stato, dovresti andare in galera con lui?
E poi perché oltre al paese di origine non prendiamo in esempio altri tratti comuni di questi criminali? La pelle scura, va bene, ma c’è anche da dire che il novanta per cento degli stupratori sono uomini, quindi forse dovremmo ben guardarci tutti dal genere maschile perché le probabilità che un uomo sia uno stupratore sono altissime. Oppure: se tutti questi felloni degli articoli che condividi hanno gli occhi scuri, non sarà che è invece questa caratteristica a indurli verso una vita dissoluta e criminale? Allontaniamo tutti quelli con gli occhi neri dalle nostre case, allora!

Naturalmente queste sono solo esempi delle faziose obiezioni che certa gente potrebbe tirare fuori, e dal momento che a te le argomentazioni interessano poco, che vuoi essere razzista e basta, fidati e evita sul nascere ogni tipo di discussione. Odia, odia e basta, senza cercare di illuminare il prossimo con i perché e i percome.

Ché poi, a condividere notizie sui social media senza avere la voglia o le facoltà mentali per verificare le fonti, si corre il rischio di incappare in clamorose figuracce. Ci sono, per esempio, dei buontemponi che mettono foto di personaggi famosi spacciandoli per pericolosi stranieri cattivi; le vedi e senti il tuo patriottico sangue ribollire, clicchi “mi piace” e condividi, commentando infervorato. Ecco, anche se per tua fortuna non te ne accorgi, in casi come questi rischi di fare la figura dell’imbecille. E se qualcuno ti fa notare la tua ingenuità, a poco serve ribattere poi che se fosse stata una notizia vera indignarsi era la cosa giusta da fare, finiresti per sembrare doppiamente imbecille.

Azzera tutti i rischi, mostrati orgogliosamente razzista senza la pretesa di avere delle motivazioni valide per esserlo. Razzista. È quello che sei, punto. Per fortuna viviamo in un mondo democratico in cui ognuno deve avere il diritto di fregarsene dei diritti umani.

4. Buonisti e Cattivisti, senza mezzi termini

Non cadere mai nell’ingenuità di credere che il mondo sarebbe più bello senza le altre razze. Se così fosse non ci sarebbe più nessuno su cui sentirsi superiore e si ricorrerebbe a nuovi parametri di discriminazione; poi rischi che stavolta a essere discriminato sia proprio tu, per il colore dei capelli, per la tua taglia di scarpe o per quello che ti pare.

Non cadere mai nell’ingenuità di credere che tutti vogliano sentirsi parte di una razza superiore. Scoprirai con amarezza che anche tra i tuoi corrazzionali ci sarà qualcuno che faticherà a fare distinzioni tra i vari colori della pelle, tipo i daltonici. Questi non puoi spedirli a casa loro, perché magari ti abitano di fronte.

Ma tu probabilmente sei una persona civile, sai di vivere in una società sfaccettata e che anche l’apparenza ha la sua sostanza. Quindi è chiaro, ammettendo candidamente che ti interessa solo di te stesso rischi di apparire agli occhi del mondo leggermente egoista; per questo ti ingegnerai a copiare espressioni che ti aiutino a uscirne un po’ più pulito. È un approccio astuto, certo, ma non privo di controversie.

Se ti accodi a chi dice che bisogna aiutare prima i propri connazionali, che ci sono i terremotati ancora nei container e che se qualcuno proprio ci tiene a soccorrere gli stranieri dovrebbe portarseli in casa propria, poi dovresti spiegare perché a casa tua i terremotati non li hai invitati nemmeno per un tè. A quel punto dovresti obiettare che paghi le tasse affinché ci pensi lo Stato, giustamente, ma sei sicuro di voler perdere tempo a discutere di welfare quando magari non sai nemmeno come si pronuncia? Mi sa di no. Allora è meglio tentare un approccio più semplice: invece di sforzarti di sembrare tu una buona persona, proverai a mettere in cattiva luce quelli che si adoperano a fare qualcosa per i meno fortunati.

La sensazione è simile a quella che ci solletica ritrovandoci a cena con un vegano: ci sentiamo in dovere di sfotterlo per la sua dieta, perché rassicuriamo noi stessi sul fatto che lo scemo è lui a rinunciare all’amatriciana, perché è molto più complicato riconoscere onestamente che noi non avremmo mai la sua forza, anche se amiamo gli animali.

Caro amico razzista, lo sappiamo che probabilmente anche tu ami gli animali e che l’argomento, qui, è invece il tuo odio per i negri. Era solo per dire che trovandoti davanti a gente che non ha bisogno di odiare nessuno per sentirsi migliore è comprensibile vederti con il sospetto che voglia mettere in cattiva luce le tue abitudini un pochino tanto razziste.
E allora è naturale ti salga la voglia di raccontare (a te e agli altri) che questa gente ha un suo tornaconto personale, che se c’è qualcuno che preferisce raccattare i migranti in mare invece che andare in discoteca significa che ci guadagna sopra. Si può capire perché, insomma, se vedi persone che sembrano buone tu ti ritrovi a chiamarle buoniste. Le parole sono importanti, possono essere spesso usate in assenza di manganellate, e tu puoi combattere una guerra lessicale.

Buonista, cioè uno che professa i buoni sentimenti solo per opportunità, per una questione di facciata. Il problema, caro amico razzista, è che i tuoi sforzi per delegittimare le sue posizioni finiscono per sembrare un goffo tentativo per giustificare le tue. Del resto nessuno cercherebbe di screditarti chiamandoti cattivista se, per assurdo, avessi una scarsa considerazione della vita altrui, un’inquietante fascinazione per le armi e una strana propensione all’uso della violenza come strumento risolutivo dei conflitti tra diverse posizioni; nessuno dei tuoi avversari verrebbe a dirti che la tua è solo una posa per fingere di essere una brutta persona, direbbe semplicemente che sei una butta persona, che sei cattivo. È questo che ti mette in una posizione di svantaggio, il doverti sentire necessariamente dalla parte dei giusti invece che dalla parte giusta. Lascia stare.

Siccome tu sei una persona civile, sai che anche l’apparenza ha la sua sostanza. Se qualcuno cerca ipocritamente di sembrare buono, è perché in fondo crede che apparire buoni sia qualcosa di positivo, e già questo lo rende, in qualche modo, buono.
Ma a te, sinceramente, che importa? Che ti frega di cosa pensano gli altri? Intimamente lo sai che fuori dalla porta di casa tua sono tutti stranieri.

Tanto le parole, per quanto tu possa impegnarti nella lotta, non sono certo tue alleate. Facci caso: esiste il termine “razzista”, ma perché non esiste un termine per definire un non-razzista? È strano, sembra quasi che il linguaggio volesse dirti che tu sei l’eccezione, qualcosa di innaturale per cui è stato necessario trovare una definizione specifica, come se fosse una forma di razzismo contro i razzisti.

Caro amico razzista, questo non ti fa bene, si sa. E anche se nessuno sembra vederlo, te compreso, bisogna riconoscere che hai già tanti problemi da gestire.
Il tuo senso di inadeguatezza verso il mondo, l’insicurezza che ti implora di recintarti in una qualche categoria per ricevere protezione, questo sotteso complesso di inferiorità che si agita nel tuo subconscio e ti spinge a denigrare gli altri per crederti migliore. Dici di no?
Intendiamoci, una persona sicura della propria virilità non ha bisogno di darne costantemente prova, ad esempio. E allora perché tu insisti nel cercare giustificazioni e legittimazioni al tuo credo? Chi devi convincere, gli altri o te stesso?

Il punto è, caro amico razzista, che ti senti in difficoltà perché credi che non essere razzisti significhi amare incondizionatamente ogni straniero, con uno slancio e una devozione di cui tu non saresti mai capace. Ma è un equivoco.
Non essere razzisti significa, semplicemente, fregarsene da dove vieni o di chi sei figlio, perché non è la carta di identità a stabilire cosa pensare di te: se sei valido sei valido, se sei uno stronzo sei uno stronzo. Non essere razzisti significa, forse, concedersi il tempo di conoscerti.

Essere razzista, invece, ti qualifica molto di più del tuo luogo d’origine, perché è una libera scelta e dice moltissimo di te. Se vuoi esserlo sul serio, vai fino in fondo, ma fatti il favore di liberarti della necessità di avere l’approvazione degli altri, di essere sempre in maggioranza, di ammantarti di motivazioni posticce.
Sii razzista, razzista e basta. Fregatene se qualcuno ti darà addosso, se faranno manifestazioni contro la tua categoria, se proveranno a discriminarti o a toglierti il diritto di parola. Tanto il razzismo può avere migliore o minore fortuna nella scia del tempo, ma di sicuro non verrà mai estirpato.
Non allarmarti, quindi, davanti a qualche scribacchino intellettualoide e buonista che prova a buttare giù due righe per far cambiare idea ai razzisti; sta perdendo tempo, ché tanto i veri razzisti non leggono.

Eppure tu sei stato indomito, caro amico razzista. E se sei riuscito ad arrivare fino in fondo a questa guida, a differenza di tanti altri razzisti dell’ultima ora, sei finalmente pronto a far valere la forza delle tue idee e affrontare il tumultuoso mondo di oggi.
Prenditi un bel respiro e poi di’ a voce alta, scandendo bene le sillabe:

IO SONO RAZZISTA.
Non è liberatorio?

 

Matteo Mammucari

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8 Comments

  • posso dire di aver constatato che non ho nulla in me di questo vademecum. sono un uomo giusto. grazie Mammucari per questa presa di coscienza ,articolo geniale oltre tutto … :))

  • Il finale è tremendo. In realtà è uno degli attacchi più sottili che ho letto ultimamente in rete. Plauso a Mammucari…
    peccato solo che i veri razzisti non leggono …
    Grande post !!!!!!!

  • WOOO CHE SPETTACOLO! UN POST DAVVERO SPREZZANTE DEL PERICOLO
    PERO’ CI STA TUTTO. COMPLIMENTI MAMMUCARI SEI SEMPRE UNA SORPRESA
    ATTENZIONE CHE QUI C’E’ IL RISCHIO CHE CERTA GENTE TI PRENDA SUL SERIO

  • un sito che ho sempre il piacere di leggere. questo post di Matteo proprio non me l aspettavo …. come non mi aspettavo italiani del genere di questi tempi ….
    una guida sarcastica ma allo stesso tempo imbarazzante per quanto vera . e’ una cosa tristissima constatare come il razzismo sia ”tornato di moda ” . il livello decerebrato delle loro ideologie e’ tutto spiegato in queste righe

  • no va be’ , mammucari un grande!
    lo facciamo leggere ad un comizio di casa pound ???
    ahh non sanno leggere scusate ….

  • adoro questo sito . Uki è una guida.
    e questa di guida e’ triste e spassosa al tempo stesso. le cose qui si stanno mettendo in modo davvero squallide
    :((

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