Uruguay 1930 – La Celeste sul tetto del Mondo (Speciale Mondiali -Part.2)

Tutti gli aneddoti sulla prima edizione della Coppa del Mondo (1930)

Si gioca in Uruguay

 

Ufficializzata la nascita del Campionato del mondo di calcio e relativa coppa, era arrivato il momento di scegliere la sede della prima edizione. Nonostante in ballo ci fossero pretendenti accreditate come Italia, Paesi Bassi e Spagna, la scelta della Fifa ricadde sull’Uruguay, sia per il doppio alloro Olimpico conquistato dalla “Celeste” nelle precedenti edizioni dei Giochi Olimpici, sia perché nel 1930 il popolo uruguaiano avrebbe celebrato 100 anni di indipendenza dalla Spagna.

La decisione della Fifa scatenò però le reazioni delle federazioni calcistiche europee. Il fatto che negli anni 30 l’America poteva essere raggiunta solo in nave, attraverso un viaggio estenuante ed economicamente dispendioso, provocò un boicottaggio di massa: oltre alle federazioni britanniche (Inghilterra, Scozia, Galles e Irlanda del Nord), in polemica con Rimet ed uscite addirittura dalla Fifa dal 1926, arrivarono in sequenza i no di Austria, Cecoslovacchia, Italia, Ungheria, Svizzera, Germania e Spagna. Per evitare una figuraccia internazionale, il presidente Rimet si impegnò a fondo per convincere la sua Francia a partecipare al mondiale. Attraverso una serie di espedienti e permessi di lavoro per i giocatori strappati a destra e manca, Rimet riuscì nel suo intento. Ad aggiungersi quindi alla folta presenza americana, composta da Uruguay, Brasile, Argentina, Perù, Bolivia, Cile, Paraguay, Messico e Stati Uniti, solo una piccola delegazione europea rappresentata da Francia, Belgio, Romania e Jugoslavia. Queste le 13 nazionali che, divise in 4 gironi, dettero vita alla prima coppa del mondo di calcio; le vincenti di ogni girone si sarebbero poi affrontate in due semifinali, dalle quali sarebbero uscite le finaliste.

L’opinione pubblica criticò la scelta della Fifa anche per la cattiva situazione economica in cui verteva il piccolo stato sudamericano. Il crollo della borsa di New York del ’29, il cosiddetto ‘martedì nero’, condizionò pesantemente l’economia del paese guidato dal presidente Jean Campisteguy. Inoltre, il  ‘socialismo di stato’ voluto dal Caudillo Ordonez nel 1911, che aveva fatto guadagnare all’Uruguay il soprannome di ‘Svizzera del Sudamerica’, era ormai giunto ormai al tramonto.

La crisi non impedì però la costruzione di un nuovo stadio: Montevideo all’epoca disponeva di soli due impianti, il ‘Prociros‘ e il ‘Parque Central‘, presentabili a livello internazionale ma inadeguati ad ospitare le migliaia di appassionati che avrebbero affollato la capitale uruguaiana nell’estate del 1930. I lavori per l’ “Estadio Centenario” vennero commissionati all’architetto Juan Antonio Scasso, incaricato di riuscire nell’impresa di completare l’impianto in 8 mesi, Scasso sfruttò la manodopera di cento operai, suddividendoli in 3 turni di 8 ore giornaliere cosicché i lavori procedessero ininterrottamente. Le piogge torrenziali che nei mesi successivi si abbatterono su Montevideo ritardarono il completamento dello stadio previsto per la gara inaugurale dei mondiali, il 13 luglio 1930. L’inaugurazione slittò di soli 5 giorni, in occasione dell’esordio dei padroni di casa contro il Perù.

 

In viaggio verso il Mondiale

 

Una delle storie più curiose del ‘Mundial1930, è certamente legata al ‘Conte Verde‘, piroscafo italiano su cui il 21 giugno 1930 salparono da Genova le rappresentative rumena, francese e belga, il presidente Fifa Jules Rimet e la coppa, e i tre arbitri europei: i belgi Langenus e Christophe e il francese Balway. A bordo dell’imbarcazione c’era però un variegato mondo di pedatori, emigranti, cantanti lirici, compreso il grande tenore Saljapin, e borghesi in viaggio di piacere. Durante le due settimane di viaggio i calciatori si allenavano sui ponti, spedendo diversi palloni in mare e provocando l’ira degli altri passeggeri stupiti nel vedere quei giovani ‘pazzi’ giocare piuttosto che lavorare. Bella vita!

 

Sale la febbre mondiale

 

Alle 15 del 13 luglio 1930, in contemporanea al Prociros e al Parque Central, si disputarono le prime due partite nella storia della coppa del Mondo: Francia-Messico, terminata 4-1, e Stati Uniti-Belgio, finita 3-0. Il primo gol nella storia dei mondiali fu realizzato dal francese Lucien Laurent. La “Coppa del Mondo” era finalmente diventata una realtà tangibile, un evento straordinario capace di richiamare l’attenzione di migliaia di persone.

La febbre mondiale del popolo uruguagio toccò il suo apice il 18 luglio, quando, davanti ad 80,000 spettatori raccolti nel nuovissimo Estadio Centenario, l’Uruguay bagnò il suo esordio nella competizione affrontando il Perù. Le aspettative erano talmente alte nei confronti della ‘Celeste‘, che i giocatori furono costretti in un albergo a un mese e mezzo di allenamenti intensi e vita austera. A fare le spese di questo ‘ritiro forzato’ il portiere due volte campione olimpico Mazali, pizzicato dal selezionatore Supicci scarpe in mano al rientro da una scappatella notturna e per questo estromesso dalla rosa. Fu il 25enne Ballestreros a prenderne il posto, sia nella prima gara vinta 1-0 grazie al gol de ‘El MoncoCastro, così chiamato perché privo della mano destra persa in un incidente a 13 anni, sia in tutte le altre gare del mondiale.

Se i successi di Argentina e Uruguay nei rispettivi gironi non costituirono grosse sorprese, lo stesso non si può dire per la Jugoslavia, capace di battere il più quotato Brasile e strappare il così pass per le semifinali. L’ultimo raggruppamento fu vinto dagli Stati Uniti, autentica rivelazione del torneo dopo i successi su Belgio e Paraguay.

Le semifinali ribadirono quali fossero le potenze calcistiche mondiali nei primi 2 decenni del secolo. Argentina e Uruguay non ebbero problemi nel superare Stati Uniti e Jugoslavia, peraltro curiosamente battute con il solito punteggio (6-1) ed accedere così alla finalissima che di fatto rappresentava la replica dell’ultimo atto del torneo olimpico di Amsterdam 1928.

In quell’occasione le due selezioni furono protagoniste di quella che all’epoca fu definita ‘la partita di calcio più bella di tutti i tempi‘, vinta come sappiamo per 2-1 dall’Uruguay.

 

La finale

 

La finale del mondiale si disputò alle 15,30 di domenica 30 luglio. Mentre dai cieli di Montivideo cadeva una fitta nevicata, allo Stadio Centenario si riunirono 93,000 persone.

I giorni precedenti all’incontro furono molto tesi. Alcuni giocatori uruguaiani ricevettero minacce di morte. Anche Luis Monti, uno dei calciatori più rappresentativi della nazionale argentina, venne più volte intimidito ma decise comunque di scendere in campo. Anselmo invece, uno dei migliori della Celeste, si rifiutò di giocare senza specificare i motivi della sua decisione. Anche l’arbitro designato a dirigere l’incontro, il belga Langenus ricevette diverse minacce. Conscio di trovarsi in un’atmosfera da guerriglia, pretese dalla Fifa una polizza assicurativa sulla vita a favore della famiglia, e una nave pronta a partire entro un’ora dal fischio finale nel caso in cui sarebbe dovuto fuggire. Addirittura venne arrestato al suo arrivo allo stadio: l’evento aveva talmente colpito e contagiato la popolazione che 13 sconosciuti si presentarono ai cancelli spacciandosi per lui.

La tensione però non era fitta solo sugli spalti o al di fuori dello stadio. La rivalità era molto accesa anche in campo, e la prima divergenza si scatenò prima del fischio d’inizio, precisamente su quale pallone utilizzare. Visto che entrambe le squadre avrebbero voluto utilizzare il proprio, a sedare le polemiche ci pensò direttamente la Fifa, che salomonicamente decise che nella prima frazione si sarebbe utilizzato il pallone argentino, e nella seconda la sfera uruguayana.

Spinto dal tifo di casa l’Uruguay passò per primo in vantaggio al 12′ grazie al gol di Dorado. Gli argentini però trovarono subito la reazione: prima siglando il pareggio con Peucelle, poi passando addirittura a condurre  con il 2-1 segnato da Stabile proprio allo scadere.

Negli spogliatoi Andrade, leader in campo della Celeste,  fece una severa strigliata ai suoi compagni: «L’argentina va battuta ad ogni costo», disse il mediano di colore prima dell’avvio del secondo tempo. E la predica dette i suoi frutti. Al 12′ Cea segnò il pareggio, e 10′ più tardi Iriarte portò l’Uruguay in vantaggio. L’Argentina tentò in tutti i modi di pareggiare, ma l’ultima parola del match spettò ancora agli uruguagi, grazie al gol de ‘El MoncoHector Castro che fissò il punteggio sul 4-2 finale.

 

Uruguay sul tetto del Mondo

 

Il successo della Celeste aveva in Andrade uno dei suoi protagonisti principali. Primo grande giocatore di colore della storia del calcio, soprannominato “La Maravilla Nigra“, era il cervello della squadra, vero e proprio allenatore in campo dai cui piedi partivano tutte le azioni più pericolose degli uruguagi. Altro uomo in più certamente Hector Scarone, chiamato “El mago” per la genialità con cui giocava a calcio.

Nell’Argentina a passare alla storia fu il capocannoniere della manifestazione Guillermo Stabile (8 gol), entrato nella mitologia calcistica col nome di “El Filtrador” per la facilità con cui si infilava nelle difese avversarie.

La prima edizione della Coppa del Monda era dunque andata in archivio. La Federazione Argentina, che digerì amaramente quella sconfitta, ruppe qualsiasi rapporto con la consorella uruguayana e a Buenos Aires il consolato uruguaiano fu preso a sassate. Luisito Monti, dopo essere stato accusato di “brutalidad” per tutto l’arco del torneo, venne invece chiamato “conejo” per l’atteggiamento pauroso mostrato nel corso della finale, e gli altri giocatori, pur offrendo giocate di alta qualità sul terreno del Centenario, vennero definiti “codardes“.

Inutile descrivere la gioia del popolo di casa, alimentato dalla scelta di governo di proclamare festa nazionale per le due settimane successive alla vittoria della finale.

Carlo Alberto Pazienza

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SPECIALE MONDIALI:

> “World Cup Story -Il gioco più bello del mondo” (Part. 1)
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> Francia 1938 (Part. 4)
> Brasile 1950 (Part. 5)

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