Un concerto in salotto

Quando la musica ti bussa alla porta di casa, non hai altra scelta che aprirle e farla accomodare

Bologna, 9 giugno 2004, fuori dai cancelli dello Stadio Dall’Ara vivevo per la prima volta l’esperienza di essere in fila in attesa dell’apertura dei cancelli per assistere al mio primo concerto.
La promessa che feci a me stessa alla fine di quella giornata, stanca, senza voce e con la t-shirt attaccata alla pelle, era che ogni anno avrei dovuto regalarmi quelle emozioni.
Per me i concerti erano diventati un’esigenza, un bisogno, una cura per me stessa, per la mia anima ma anche la realizzazione di un sogno, quello di poter vedere il mio idolo a pochi metri da me, quell’idolo che, all’inizio della mia relazione con la musica, ascoltavo con le musicassette a cui amavo tanto riavvolgere il nastro con la bic. Quella bic in realtà era la mia bacchetta magica per portare indietro il tempo mille volte al brano che amavo, ed ogni volta diventava sempre più il mio.
Natale 2019, decido di farmi un regalo, il mio primo concerto da sola a San Siro, giugno 2020.
Inizia l’anno e una parte di me era proiettata a quel momento, ai cancelli che si aprono, la gente che supera i tornelli e tutti che speriamo di ascoltare la nostra canzone, come se in quel preciso istante le luci dello stadio si spegnessero ed un enorme occhio di bue puntasse sulla nostra testa un fascio di luce, scegliendoci tra tanti e regalandoci la pelle d’oca per quegli accordi solo nostri.
Ma si sa, la vita ha uno strano senso dell’umorismo ed esattamente una settimana dopo aver ricevuto il biglietto del mio concerto, alle porte dell’Italia ha bussato qualcosa che nessuno aveva pensato potesse accadere, qualcosa che ha tolto a tutti in 48 ore il bene più prezioso: la libertà.
Per noi che potevamo fare tutto, sempre, le nostre agende si sono svuotate, i nostri ritmi frenetici hanno ceduto il passo al ticchettio delle lancette dell’orologio e nonostante avessimo perso la libertà ci è stato restituito il tempo.

Tutti ci siamo posti su uno stesso livello, tutti uguali, grandi cuochi, disegnatori, pasticcieri ed atleti, abbiamo trasformato le nostre case nel nostro personale palcoscenico su cui metterci alla prova. Riflettevo nei giorni passati sul come lo stesso schermo che fino a 2 mesi fa ci allontanava dagli altri durante una cena, oggi invece ci fa sentire uniti, più vicini e nel caso di alcuni meno soli.
In questi giorni le distanze si sono accorciate ed è stato un po’ come scoprire il lato umano di ognuno di noi, degli amici, conoscenti e anche dei nostri idoli a cui spesso quel lato umano viene tolto, perché troppo abituati a vedere il bagliore dei loro riflettori.
In questa quarantena i riflettori però si sono spenti, lasciando il posto ai lampadari. I palchi sono diventati divani, sedie, tavoli o balconi. I microfoni in off hanno lasciato spazio alla voce in acustica regalandocene le sfumature e le imperfezioni e nessuna telecamera con la luce rossa era pronta a registrare un concerto in uno stadio. Infine, gli abiti di scena sono stati rimpiazzati da pigiami e tute.
Uno show diverso dal solito, artisti costretti ad annullare i loro Tour hanno dovuto adattarsi al cambiamento e trovare il modo migliore per farsi “sentire”, per farci sapere che erano comunque lì pronti a regalarci un po’ della loro musica.
Tutto questo ci è piaciuto perché ognuno di noi in realtà ha avuto il suo personale concerto in casa, un vis a vis con i suoi idoli, stando comodamente sul proprio divano, con un bicchiere di birra tra le mani, senza ressa, senza spintoni, senza il sole cocente di un sabato di luglio, oserei dire senza il bello di un concerto.
Abbiamo potuto ascoltare Jovanotti (persino io – non ditelo ai miei amici), Brunori Sas (di cui non avevo più trovato un biglietto per la data di Milano) che oggi suona proprio nella mia stanza, Diodato (di cui invece il biglietto del concerto lo avevo comprato la sera in cui ha vinto San Remo, insieme ad una amica), ho visto Fedez fare un djset dal suo attico e pur essendo a Milano troppi quartieri ci separano per permettermi di sentirlo affacciandomi alla finestra. In compenso ho scoperto di avere una vicina cantante ed un vicino che suona il sax.
Oltre ai grandi nomi, si unisce a questa iniziativa l’Associazione KeepOn Live che rappresenta, promuove e sostiene, i Live Club ed i Festival italiani. Con l’hashtag #StayON, KeepOn ha lanciato sui suoi canali arcobaleno, una serie di eventi per tenerci compagnia, concerti, djset, talk e aperitivi, il tutto in diretta da luoghi che siamo soliti frequentare (GERMI a Milano, Demodè a Bari, Spaghetti Unplugged a Roma) e che in alcuni casi ci fanno sentire a casa, fuori dalle mura che oggi invece hanno ridisegnato le nostre abitudini. Segnaliamo per questa iniziativa la benedizione di Uki attraverso la sinergia con Inkiostro – Rassegna di Musica e Scrittura, che ci sta regalando delle dirette Facebook con i migliori artisti che hanno calcato le scene della “rassegna di musica buona e giusta!”.

Quello che ci piace pensare è che, nonostante la forza della tecnologia ed il suo essere diventata un mezzo di condivisione e non più un mezzo di isolamento, tutti speriamo, un giorno, di poter tornare a fare le nostre file fuori dagli stadi, a ritrovarci estranei sotto i palchi ma amici a fine concerto, accalcati alla transenne, nei locali con le nostre pinte in mano, nelle piazze d’estate con l’odore del mare e nei teatri e poter dire alla fine “è stato stupendo”.
Sarà bello farlo ancora, per ora godiamoci la bellezza di avere il nostro idolo nel nostro soggiorno, sullo schermo di un telefono, come se fosse un amico con cui facciamo una chiacchierata, i più fortunati avranno Brian May come vicino di casa che insegna a tutti l’assolo di “Bohemian Rhapsody”, io per ora mi accontento del mio sassofonista.

Anna Mimmo

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3 Comments

  • concordo in pieno,le stesse emozioni da me provate…a noi amanti della musica in tutte le sue forme,comprese quelle di emergenza. :((((
    ci riabbracceremo presto tutti
    grazie Anna !

  • anche io sono d accordo. senza queste iniziative sarebbe stata anora piu’ dura. chi sa quando ci rivedremo tutti ai concerti dal vivo

  • MENO MALE A QUESTE DIRETTE,CI HANNO SALVATO NON POCHI POMERIGGI. CREDO POSSANO DIVENTARE UN OTTIMO MODO PER ACCORCIARE GLI SPAZI
    PERO’ NON VEDO L ORA DI TORNARE TRA LA FOLLA !!!

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