Un coleottero per la sete nel mondo

Ideata una piccola bottiglia che trasforma l'aria in acqua riempendosi da sola ed ispirata al comportamento di un coleottero africano

Un coleottero del deserto e una bottiglia.. cosa hanno in comune? No, non è un indovinello! È l’invenzione ideata da un’azienda americana che mette a colloquio evoluzione e adattamento da una parte e invenzioni che possono risolvere i più grandi problemi dall’altra. Tutto questo grazie alle grandi capacità di quel piccolissimo abitante della terra.. anche un po’ sfortunato se consideriamo dove vive! Sfortunato sì, ma grande esempio di come ci si possa adattare, grazie all’evoluzione, in qualsiasi situazione. La NBD Nano sta ideando una piccola bottiglia che trasforma l’aria in acqua riempendosi da sola.

 

 

Un’azienda americana, NBD Nano, sta studiando un particolare tipo di coleottero africano. Per quale diavolo di motivo vi starete chiedendo? In Africa ci sono tanti problemi da risolvere e non saprei quanto i coleotteri siano una parte importante di questi. Ebbene, il coleottero fortunato, che forse diventerà il più importante coleottero al mondo, ha un comportamento che ha interessato molto la NBD e che permetterebbe di creare acqua a partire dall’umidità presente nell’aria.

 

Vediamo nel dettaglio il comportamento di questo simpaticissimo insettino salva-sete.

Il coleottero di cui si parla vive nel deserto del Namib. Il suo nome scientifico è Stenocara gracilipes. Questa regione è aridissima, tant’è che all’anno conta solo 1,4 centimetri di pioggia. Il coleottero presenta un aspetto piuttosto comune, che però non ci deve ingannare, in quanto come abbiamo visto riesce a sopravvivere in una zona alquanto inospitale.

La tecnica ideata per sopravvivere è molto curiosa ed interessante: esso accumula le goccioline di rugiada del mattino sulle zampe e sul dorso, in modo tale che queste si raggruppino fino a formare delle gocce più grandi che poi gli finiscono in bocca, grazie alla semplice forza di gravità. In questo modo si può dissetare e resistere fino al giorno successivo.

Perché fa tutto questo e non le beve al volo, per esempio? Bhe molto semplice: le goccioline, se non vengono raggruppate, sono piccolissime (1/40 di millimetro.. vorrei vedere voi a dissetarvi facendo un sorsetto alla volta!) e sono portate da una brezza abbastanza forte: per cui è più facile farsele depositare addosso e poi berle tutte insieme!

 

La creazione di un’unica grossa goccia avviene grazie a due sostanze, una idrorepellente e l’altra idrofila. Sono queste due sostanze ad essere state prese in esame dall’azienda americana, studiate e riprodotte in laboratorio. Tutto questo per? Ok è bello studiare e conoscere.. se poi ci possiamo ricavare qualcosa di utile tanto di guadagnato! Ebbene, la NBD avrebbe intenzione di creare una bottiglia che, sfruttando quelle due sostanze, accumulerebbe acqua al suo interno. Certo, per il momento è poco più che un’idea.. ma dal mio punto di vista è un’idea utile e potrebbe realmente risolvere dei problemi! Quindi vale la pena continuare lo studio e la sperimentazione.

Infatti il prototipo è in creazione e Miguel Galvez, co-fondatore dell’azienda, spiega che la bottiglia potrà essere in grado di raccogliere da ½ fino a 3 litri di acqua all’ora. La bottiglia sarebbe dotata di una ventola, grazie alla quale si potrebbe convogliare l’acqua all’interno del recipiente. Riuscendo a procurarsi l’acqua, le popolazioni che abitano le zone desertiche subsahariane, tanto per dirne una, potrebbero vivere in maniera molto più agevole!

 

La bottiglia da sola non basta.. La tecnologia e l’idea alla sua base si, ma l’oggetto no: le popolazioni interessate non hanno bisogno di acqua solo per soddisfare il loro fabbisogno personale, ma ne hanno necessità anche per l’agricoltura e il bestiame. Quindi dal prototipo si dovrebbe arrivare a costruire e produrre dei contenitori molto più grandi e capienti. La sola bottiglia potrebbe avere certo altri utilizzi, su scale meno vaste, come il rifornimento ad un serra che è lontana da un corso d’acqua.

 

Però pensate: tutto questo a partire da un coleottero, piccolo e indifeso, che si è solo adattato per poter sopravvivere in condizioni avverse. Adattamento: è questa la grande e importante parola che segna tutta l’evoluzione e rappresenta il suo concetto di base. Ma l’uomo? Che dire.. L’evoluzione pervade tutta la natura e l’uomo ne è parte.

Come tutti sappiamo anche l’uomo si è evoluto ed ha una capacità adattiva abbastanza elevata. Ma quando questo non basta? Allora l’uomo si rimbocca le maniche e ricorre alla facoltà dell’intelletto per risolvere i problemi più gravosi. Non c’entra niente l’evoluzione.. E no! E qui sta l’errore. L’evoluzione c’entra sempre. Dopotutto non è alla natura, permeata di evoluzione, che l’uomo guarda per ispirarsi? Non è a un minuscolo insetto che gli scienziati della NBD hanno guardato per risolvere uno dei problemi più pressanti, come la mancanza d’acqua? Ecco che la natura ci dà una mano: è stata sempre sotto i nostri occhi e basta conoscerla per scoprirne i segreti e suggerirci delle soluzioni.

Comunque mi viene da fare una domanda: l’intelletto non è esso stesso frutto dell’evoluzione? E poi: per trovare le idee più geniali e risolvere i problemi più ingegnosi non sarebbe sempre conveniente guardare proprio il mondo della natura?

Roberto Morra

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