Tosca (Richard Dorfmeister & Rupert Hubert) @Eutropia Festival (07/2014)

Una conferma per un universo elettronico davvero sorprendente

L’inconfondibile sound di Tosca che fa ballare il sottopalco

 

Ci è voluta un po’ di attesa prima di immergersi nel live di Tosca, il progetto che Richard Dorfmeister, dj e producer tra i più noti al mondo, porta avanti con il compositore Rupert Hubert da vent’anni precisi.  Il duo  sbarca ad Eutropia, nella suggestiva cornice dell’ex Mattatoio che di notte –e abbiamo tutto il tempo per guardarci intorno– assume un fascino tutto suo, quasi dechirichiano, metafisico, con le sue arcate gentili illuminate ad arte.

Da queste riflessioni romantiche ed estive veniamo distolti dalle prime note elettroniche, inconfondibili, del dj austriaco che trova posto sul palco per dare il via ad un live che sembrerebbe seguire la traccia di “Odeon” l’ultimo lavoro del duo, con le sue nostalgiche, e un po’ cupe, atmosfere mitteleuropee e viennesi in particolare, reinterpretate nell’album. Ma non è del tutto così: in breve tempo quello che poteva essere il tipico concerto “da ascolto” con i Maestri del downtempo, diventa progressivamente dancehall anche grazie all’energia dei vocalist, ormai affiatati “ospiti”.

Il primo a salire sul palco è l’Mc Earl Zinger, narratore dal timbro profondo in  “Slow Hell”, pronto, con Cath Coffey, cantante dalla voce calda e potente, ad imprimere una spinta energetica al live che progressivamente vira su di un’elettronica che non disdegna incursioni nel rock  o ancor più, nella bossanova, con tocchi dub e trip hop, immancabili.

Il sottopalco, che si è affollato subito al comparire dei due, si fa progressivamente più dinamico. La gente vuole muoversi e lasciarsi andare ai ritmi che sapientemente si fondono e incrociano sui mixer di Huber e Dormfmeister, che attingono dai precedenti album, con pezzi  come “Me and Yoko Ono”, “In my brain” fino al più recente ed esplosivo “Don’t stop the bass”.

Circa un’ora e mezza da ballare e da ascoltare, perché la sonorità rimane quella ipnotica di sempre, con il dovuto spazio all’improvvisazione e all’istinto del momento, perché si sa, con Dorfmeister non è una novità l’assenza di una precisa scaletta: vale più l’ispirazione della serata che diventa l’ingrediente che fa dei live una conferma ed una sorpresa allo stesso tempo.

All’applauso generale, il duo garbatamente alza il cappello in segno di ringraziamento mentre scorrono le retroproiezioni che come la musica giocano a creare geometrie e visioni immaginifiche. «Roma: is there anybody out there?» chiede Mc Zinger. Decisamente sì.

Sara Cascelli 

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