The Yellow -Il pianeta giallo..

Una miscela tra brit-pop, rock alternativo statunitense e una certa e moderna attitudine indie..

Da bambina volevo fare l’astronauta. Da bambina, quando volevo fare l’astronauta, pensavo che sarebbe bastata desiderarla una cosa, per poterla fare.

Mi piaceva l’idea della preparazione alla partenza e di tutte quelle cose lì, come se fossero una serie di prove da superare per poter avere l’onore di essere astronauta. Perché l’astronauta non è una cosa che tutti possono essere, bisogna dimostrare di meritarlo. E allora il tuo corpo deve essere in grado di sopportare la fatica e le condizioni avverse, la tua mente di resistere alla solitudine e all’assenza di confini, il tuo stomaco alla fame, le tue orecchie al silenzio, i tuoi occhi al buio, le tue mani ai tentoni, il tuo cuore a quella dura missione, e via dicendo. Così me lo immaginavo.

Ma io non volevo silenzio nelle orecchie. Volevo delle colonne sonore da portarmi dietro, con me e per me. E dopo vent’anni ho trovato la colonna sonora per il mio viaggio interspaziale. “LOL-a-bye” dei The Yellow.

Dieci tracce per tracciare il mio percorso. Per il mio viaggio oltre il pianeta terra.

Per passare tra le nebulose e per non aver più paura dei buchi neri.

 

Il trio pugliese sa la giusta direzione e lo slancio da cui partire. Se li avessi incontrati da piccina, tutto sarebbe diventato più facile e forse sarei diventata un’astronauta anch’io. Perché loro sanno che le cose importanti, quelle che dall’alto dello spazio diventano piccine, sono quelle vere. Come le loro canzoni.

 

Loro sono i musicisti nello spazio. Dello spazio. Sono Gagarin, che per primo scoprì che la terra da lontano è blu. E poi Armstrong, che anche lui per primo –e ci volevo credere– aveva messo piede sul quel suolo tanto agognato. E poi sono Laika, che non lo sapeva come sarebbe andata a finire, forse non sapeva neppure come sarebbe iniziata, ma una cosa era certa: lei aveva volato.

 

Ed io credo in chi sa volare. In chi sa far volare.

Non sono mai diventata un’astronauta ma è come se il pianeta Giallo fosse qui, a due passi.

E tutto all’improvviso è così chiaro e luminoso, più grande del mare più grande e più alto della montagna più alta. Immenso.

 

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 Sofia Bucci

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