The Martian [Recensione]

Una recensione immaginata come un'improbabile conversazione tra Matt Damon e Ridley Scott...

.«But the film is a saddening bore
For she’s lived it ten times or more
She could spit in the eyes of fools
As they ask her to focus on
[…]
He’s in the best selling show
Is there life on Mars?»
David Bowie

«..Solo verso le sei
Brucia nello stomaco
Il solito assassino mix pozioni che non negano lo stupido incantesimo
La pioggia dattilografa memorie sul tettuccio e tu parcheggi e scendi ancora al fiume
Per un altro round..»
Mambassa

«..E prima di un viaggio è bene sedersi e parlare
Fumare e trovare il coraggio educare il respiro e scegliere
La mappa stellare
Trovare la strada dentro nebula
È facile perdersi e sparire..»
Elettrojoyce

.

The Martian

Che poi gli americani sul pianeta rosso ricordano un po’ “Fascisti su Marte”.
Almeno ad un certo livello concettuale.

Un sabato sera che mi ricorda tanto la situazione di “Santa Maradona” «Che fanno glia altri? Si divertono di nascosto», mi trovo col crucco (in hangover dalla sera prima, intento a provare ogni metodo più o meno tradizionale per farselo passare) sul divano a vagliare le opzioni per una serata che dovrebbe essere predisposta al divertimento: il pub dei motociclisti metallari sul fiume è lontano e fa un freddo bestia, Genma Saotome, l’uomo di mondo, il napoletano dagli occhi di ghiaccio, fa un party con tutte le ragazze della sua squadra della pallavolo, party che in condizioni psicofisiche alternative potrei anche valutare, ma vista la mia recente (da un po’) apatia/atarassia diserto senza troppi perché. Inoltre la A.S. Roma ha appena giocato la prima partita di pallanuoto della sua storia in uno stadio dove evidentemente non hanno mai sentito parlare del drenaggio e con un arbitro che pensa che sia un peccato che la palla scorra o rimbalzi, insomma un arbitro che ha fatto della diffusione del calcio saponato la sua ragione di vita… Insomma, si potrebbe chiamare gente e uscire per pub o vedere qualche evento all’ultimo, qualche museo notturno… ma… veramente, sarà il freddo, sarà quel che sarà, il crucco mi propone di andare al cinema e non sembra affatto una cattiva idea. Restringiamo i vari film che vorremmo vedere ad un numero ragionevole di cinque o sei, tutti in zone diverse della città ovviamente, poi, ancora piu’ ovviamente, ne scegliamo un altro: “The Martian“. Il film è anche piacevole, insensatamente lungo e discretamente lento, un po’ troppo americano a tratti, ma nel complesso da vedere.

Però per questa recensione, forse turbato dagli eventi calcistici del sabato sera, avrei pensato ad una conversazione tra Matt Damon cresciuto e residente in un sobborgo romano e Ridley Scott, improbabile quanto un “Alien” cinematograficamente vegano.

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«Pronto»
«Ciao Matt, sono Ridley».
«Bella Ridley, come stai tutto bene?».
«Si,si, ma senti ti dovrei parlare di una cosa».
«No Rì, guarda adesso sta a giocà la Roma, c’è pure Destro che veramente pare che ha capito oggi come se gioca a pallone sentimose dopo. Forse».
«No, guarda Matt è una cosa importante».
«..…».
«E bella pure!».
«Si, vabbé.. però rapido!».
«Certo, allora sto per iniziare le riprese di questo film…».
«Regolare, sei ‘n regista, mica me volevi parlà de letteratura bretone, no?».
«Certo Matt, però ti chiamo perché vorrei che recitassi, vedi, è molto bello, è tratto da un romanzo che ha valide basi scientifiche, poi ci saresti tu che saresti abbandonato in un campo spaziale».
«Fermate zì, ma lo sai che “Interstellar” l’hanno già girato si?».
«Certo caro Matt, ma questo è diverso, è più bello…».
«Non credo proprio».
«Ma lo sarà, perché reciterai tu».
«A Rì, ma davvero pensi de convinceme così? Io risurto bello, simpatico e bravo pure quando me gonfiano che paro ‘n commodino… Capimose, io ho fonnato ner cinema e lavoravo co’ Ben Affleck, te rendi conto? Cioè, io ho assunto ‘na risorsa con l’unico scopo di rifiutà le offerte e tu te ne esci co’ ste banalità?».
«Matt, veramente, non capisco tutta questa negatività!».
«Te la spiego subbito, vabbé che hai fatto Alien nel lontano ’79, ma ne vogliamo parlare delle tue ultime performance? Facciamo così, te le metto in fila a ritroso: “Exodus”, “The Counselor”, “Prometheus”…».
«Ma perché hai visto Prometheus?».
«No, e come me un po’ tutti».
«Ma questo è diverso».
«See… ma senti, visto che t’è evidentemente piaciuto tanto “Interstellar”, talmente tanto che ne voresti fa n’artro, ma pijate Matthew McConaughey no?».
«Guarda, visto che ho sentito un paio di voci a proposito del cast, ho pensato di prendere la rossa».
«Hai preso la roscia?».
«Si, Jessica Michelle Chastain ha firmato».
«Sei un ber paraculo Rì, però veramente, pijate Matthew, se insisti ‘n po’ se fa chiamà Matt e poi pensà che sono io, non so geloso de ste cose mentali…».
«No guarda, non posso proprio per due motivi».
«Sarebbero?».
«Il primo e più importante è che il film è ambientato su Marte».
«E quindi?».
«E quindi sai, diciamo che Matthew sarebbe un po’ ecco… ‘mimetico’… diciamo che per metà film non si distinguerebbe dal suolo».
«N’effetti… e l’artro?».
«Un problema di costi legali, sai con quel leggerissimo accento del sud che capiscono solamente in alcune zone montane dell’entroterra calabro, ha creato non pochi problemi psicofisici ad una serie di doppiatori e interpreti, e chi ti pensi che li paghi? Zio Ridley…».
«Me dispiace Zì, ma non me poi convince così, a me me pare aria fritta, voijo dì, ne so usciti de firm belli negli ultimi anni, prendi “Moon” che poi è pure der fijo de David Bowie, cioè è bellissimo e innovativo, girato co dù lire, con quer fijo de na mignotta de Sam che fa n’interpretazione da paura… poi lui, Duncan intendo, c’avrebbe tutti i diritti de fa un firm su Marte… Armeno pè omaggià ar padre, te che voi mò?».
«Guarda che anche il mio è innovativo, molto più innovativo, è un film rivoluzionario».
«Addirittura? C’ha na sceneggiatura così originale?».
«No».
«Ha dei fondamenti teorici inattaccabili sotto tutti i punti di vista?».
«No».
«Propone una visione moderno-contemporanea di una rappresentazione tardo futurista della fantascienza con una colonna sonora tutta composta al Thererim?».
«No».
«Vabbé, mò però me lo dici».
«C’è Sean Bean…».
«E vabbé, non è che n’ha fatti pochi de firm».
«Fammi finire».
«Mhà…».
«Non muore».
«Ma che me stai a dì? Forse non more nei primi venti minuti».
«No, non muore proprio, si vede pure verso la fine».
«No zì… ma tu me la dovevi dì subito sta storia, cioè, qua famo la storia del cinema, no ‘na pagina, proprio il libro».
«Lo considero un si?».
«Ma che m’ho stai a chiede… eccérto, quando iniziano le riprese che mando subito un WhatsApp marpione a’a roscia?».
«Matt, ma che fa la Roma?».
«Lascia perde zì…pensa ai marziani…».

 

Nicholas Ciuferri

 

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