Tecnologia & Natura

Una dicotomia che non smette di stupirci fin da quando si è cercato di controllare la natura. Fino a quando questo controllo rischierà serie ripercussioni..

Tecnologia e natura devono condividere lo spazio. L’uomo ha sempre utilizzato la tecnlogia per sopraffare la natura; per copiarla, ispirandovisi; per emularla; per correggere gli errori fatti quando ha cercato di sopraffarla o dimenticandosela.. ma davvero l’uomo può riuscire a fare tutto questo? Pare di sì. Amiche-nemiche, da una parte la tecnologia e dall’altra la natura sono le due grandi componenti della nostra vita. Devono interagire tra loro con l’uomo che fa da intermediario. Quali sono i risultati?

 

Tecnologia e natura: ormai è diventato un binomio difficile da interpretare in maniera giusta. È diventata una dicotomia, se intendiamo con questo termine il rapporto di due parti di un’unica entità, che posso convivere o escludersi a vicenda.

Se pensiamo alla tecnologia come a una creazione dell’uomo e se è vero che l’uomo è una creatura prodotta dalla natura, che si è darwinianamente evoluta secondo natura e accompagnata da essa, allora non possiamo fare a meno di pensare: ma la tecnologia può essere in parte considerata naturale? Ma andiamo avanti, poiché adesso analizzare la tecnologia in sé non ci interessa.

Tecnologia e natura: è il rapporto che ci interessa. Dicevo dicotomia, in quanto le due cose possono anche coesistere davvero male, dato che è l’uomo a comportarsi male: si pensi al tanto tristemente famoso buco nell’ozono, causato dal progresso.

Al contempo però la tecnologia è anche capace di ispirarsi alla natura per venire incontro all’uomo: pensate agli esperimenti che si stanno svolgendo su un coleottero, le cui abitudini sono state di ispirazione per produrre acqua.

 

Tecnlogia e natura: aiuto numero 1. Siamo qui riuniti per presentare, dopo quella dello scarabeo, un altro paio di invenzioni tecnologiche che, per un verso o per l’altro, possono aiutare l’uomo, sicuramente facilitandone di molto la vita.

La prima è quella che nettamente facilita la vita dal punto di vista pratico e parliamo della prima mano artificiale con sistema sensoriale.

È più di un anno che questa sperimentazione è stata avviata all’ospedale Gemelli di Roma, ed è finalizzata alla realizzazione di una mano bionica completa. Tecnologia e natura si sono quindi unite e questa protesi, collegata ai nervi periferici, ha permesso al soggetto dell’esperimento di ritrovare la sensibilità della mano. Bendato e con dei tappi nelle orecchie, il soggetto dell’esperimento ha potuto provare e poi testimoniare di aver recuperato l’attività sensoriale.

La protesi funziona così: ci sono dei sensori che reagiscono alla tensione dei tendini e il sistema trasforma la corrente elettrica prodotta in informazioni. Ovviamente i soli segnali elettrici non bastano al sistema nervoso. Perché questo li interpretasse, c’è stato bisogno di tradurre questi segnali in un linguaggio adeguato, grazie ad una serie di algoritmi.

 

Tecnologia e natura: aiuto 2. Questo secondo aiuto può essere realmente utile all’uomo nello svolgimento delle sue funzioni investigative.

Siamo in presenza di una situazione alla “Lie to me“. Conoscete il telefilm? Quello in cui un famoso psicologo creava una agenzia investigativa che portava aiuto alle agenzie governative tradizionali fornendo una consulenza relativamente alle microespressioni degli investigati/interrogati: l’interrogato era sottoposto ad una attenta osservazione e dalle sue microespressioni prodotte durante l’interrogatorio, si poteva capire se stesse mentendo o meno. Geniale no? Studi del genere ci sono realmente e la teoria su cui si basa il telefilm non è completamente campata in aria.

Allo stesso modo, tecnologia e natura si sono unite per creare un software di riconoscimento facciale che può leggere alcune emozioni a partire da dei singoli fotogrammi. Il programma si chiama “Facet“. Oltre che alla applicazione alla “Lie to me“, il programma può essere utile anche per riconoscere le espressioni e microespressioni di chi non siamo in grado di capire e che abbiamo difficoltà a comprendere, come ad esempio i bambini autistici.

 

Conclusione: «…Tutti e nessuno, nessuno e tutti / siamo i Cyborg!». La sigla di questo cartone degli anni Ottanta ci viene in aiuto per compiere un’ultima riflessione riguardo al rapporto tra tecnologia e natura: il nostro futuro vedrà una sempre maggiore intromissione della tecnologia nelle nostre vite. Questo sarà positivo? Abbiamo visto che effettivamente degli aiuti ci saranno, ma l’uomo tenderà a trasformarsi e ad assumere sempre più l’aspetto di una macchina? Davvero vogliamo che l’uomo del futuro si trasformi una specie di robocop/uomo alla “Cyberpunk 2020” (gioco di ruolo ambientato nel futuro)? Potrebbe essere questo il vero ultrauomo nietzschano? Ma saranno cose alla portata di tutti o solo di pochi eletti?

Roberto Morra

 

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7 Comments

  • l’ultraumo non credo sia tanto quello descritto da Nietzsche, che come abbiamo letto anche qualche post fa qui su Uki…accetta la sua condizione (qualità non dell’uomo che vuole robotizzarsi per travalicare la sua umanità..), ma semmai si tratta dell’ultraumano del transumanesimo, cosa ben diversa

  • si,concordo con le distanze di Morra, e con i suoi quesiti sempre stimolanti. è infatti un mondo in evoluzione, pericolosamente adiacente ai nostri peggiori istinti

  • A parte le considerazioni etico-filosofiche su un “bene” che sia imposto, il punto è che, se siamo arrivati al livello di sviluppo odierno, è proprio perché l’umanità non ha mai accettato supinamente di piegarsi alle condizioni imposte dall’esterno: sarebbe altrimenti rimasta a procacciarsi cibo a mani nude e a consumarlo freddo nel buio di una caverna.

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