Take Me Anywhere. Alice Pasquini

La Galleria Varsi di Roma ci mostra la street art di Alicè. Un archivio di personaggi e mondi emozionali simbolo di un'espressività vagabonda e dinamica

Le ragazze dallo sguardo lontano, le bambine ridenti e capricciose, i collage di pittura, tutti raccontano i volti delle emozioni con una tecnica pittorica molto personale e inconfondibile, capace di interpretare lo spirito del suo tempo con una poesia in grado di colpire con la stessa intensità occhio e cuore dello spettatore.

 

Alice Pasquini, in arte Alicè, è una delle più apprezzate street artist nel mondo.

Alice non ha mai interrotto la sua personale ricerca pittorica fino a decidere di slegarsi totalmente dall’ambito accademico-istituzionale, facendo della strada la sua tela (legalmente e illegalmente).

Ma chi è Alicè?
Romana, classe 1980, vive nel quartiere di San Lorenzo ma soprattutto in giro per il mondo dove disegna ed espone le sue opere. Dopo gli studi all’Accademia di Belle Arti di Roma, Alice ha lavorato come designer, pittrice ed illustratrice in diversi paesi d’ Europa. La sua carriera è costellata di grandi collaborazioni con riviste, quotidiani, artisti e gallery. Ha illustrato la graphic novel “Vertigine” di Melissa P., e collaborato con Greenpeace, Microsoft e via dicendo.

I suoi disegni, di enormi o piccole dimensioni, decorano come un vero art attack urbano le strade di mezzo mondo, Roma, Napoli, Londra, Vietnam, Indonesia, Germania, Stati Uniti e la lista è ancora lunga.

«Il muro ha una storia». Questo è ciò che afferma  Alicè. «Inoltre in strada la creatività è influenzata da molteplici cose: la luce e i colori dell’ambiente circostante (ed è anche per questo che dipingo di giorno), la gente che passa e reagisce, la superficie vulnerabile dell’opera e la spontaneità assoluta del segno (dovuta alla necessaria rapidità dell’azione). Questa ricerca artistica nasce dalla necessità come pittrice di andare oltre i limiti della tela e dello studio e creare arte non solo per spettatori ma per i cittadini».

Con la tecnica dell’object-trouvéAlicè si “appropria” di muri, buste di cartone, superfici metalliche o lignee, segnali stradali o peltro o molto altro ancora, superfici logorate dal tempo e contenitori di memorie passate, conferendogli nuova vita e nuovi connotati.

I suoi lavori, realizzati con vernice spray colorata e pittura acrilica, sono formati principalmente da ritratti, sviluppando, così, una continua indagine sul corpo e sui volti umani. Un mondo al femminile raccontato attraverso lo sguardo di bambine arrabbiate e curiose, donne indipendenti che sono fotografie di una società, donne cucite sul tessuto urbano che vengono presentate non tanto per la loro sensualità quanto più per il saper stare al mondo con sicurezza e determinazione; impressioni furtive, rubate al ritmo frenetico della strada.

E poi la dimensione degli affetti, frequenti infatti sono scene di abbracci, baci ed altri gesti di tenerezza, tutto questo porta l’osservatore a provare un inspiegabile senso di dolcezza e partecipazione suscitato proprio dalla genuinità e comunicabilità che le sue opere palesano immediatamente.

«Parlare da un punto di vista personale mi porta inevitabilmente anche a narrare da un punto di vista femminile. Come artista sono interessata a indagare i sentimenti umani esplorando attraverso le mie emozioni. Per questo c’è sempre una motivazione autobiografica inconscia aldilà della scelta di un determinato soggetto o di una storia da narrare».

 

Se sono riuscita a destare interesse per quest’artista, dico che, fino al 23 Gennaio, alla Galleria Varsi di Roma sono in mostra le opere su carta di Alice Pasquini.

La mostra vuole raccontare il mondo che c’è dietro le opere della street artist, i viaggi, i colori, gli odori prima e dopo un murales. Una serie di sketch raccolti fin dagli inizi del suo percorso artistico: un diario che racconta giorno dopo giorno la sua ricerca, gli stati d’animo, le considerazioni, le emozioni e i volti incontrati durante i numerosi viaggi, creando un archivio di personaggi e mondi.  Immagini che in un secondo momento si materializzeranno su un muro. Osservando alcuni Sketch, dopo aver visto dei suoi muri, si ha l’impressione che una di quelle donne si sia animata dalla carta e da sola abbia raggiunto il muro, come se lo avesse scelto lei, in modo spontaneo e indipendente.

Entrare alla Galleria Varsi è come entrare nel diario di Alicè: uno sguardo intimo, raccolto, sporcato di pittura; il baule al centro della sala che raccoglie fogli, cornici, schizzi, colori, bombolette spray è il feticcio perfetto, simbolo dell’arte vagabonda e dinamica di Alice Pasquini.

Katia Valentini

 

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