“Stare bene a metà”: quel Capodanno con Pino Daniele

L’ultimo messaggio prima di morire. È una suggestione che stuzzica molti, un gioco che ripropongono, talvolta, alla televisione per capire le possibili risposte: se fossi alla fine dei tuoi giorni, a chi scriveresti? Probabilmente a un prete, ma ogni benedizione sarebbe superflua di fronte alla casualità. La stessa che, per uno scherzo del destino, mi ha portato ad essere davanti alla televisione quel 31 dicembre del 2014: l’ultima esibizione live di Pino Daniele. Sarebbe morto pochi giorni più tardi, ma nessuno se l’immaginava, nemmeno lui. Come succede a tutti, ma quando capita ai grandi ce lo ricordiamo un po’ di più.

Una beffa quantomeno geniale, che potrebbe esser degna di una sceneggiatura: suonare per l’ultima volta a “L’anno che verrà” e poi quell’anno non arriva, perché è il momento di chiudere il sipario. Stavolta per sempre. Da quella sera, che avrebbe portato poi a quel tragico 4 gennaio, il Capodanno non è stato più lo stesso: almeno non è stato più possibile credere che la notte di San Silvestro portasse – necessariamente – ad una svolta positiva.

Questa è una bella favola che amano raccontarsi quasi tutti per dormire sereni, per arrivare sorridenti al brindisi finale. Cosparsi di parenti, amici e persone care, con cui affrontare l’inizio del nuovo anno. Le svolte, però, sono concesse solo al volante: l’unico momento in cui a guidare siamo noi. Perché, nella vita, non funziona così. Questa “macchina misteriosa” la guida qualcun altro, è possibile crederci oppure far finta di niente. Sta di fatto che, a distanza di quattro anni da quell’esibizione, le cose non sono cambiate: l’anno appena trascorso ci ha regalato gioie, dolori e imprevisti che dovremo fronteggiare anche nel prossimo. Fino a che qualcuno non decida di finirla.

Noi portiamo avanti il nostro spettacolo, proprio come fecero su Raiuno quella sera, incuranti di tutto: anzi, quel Capodanno passò alla storia per aver consegnato ai telespettatori, subito dopo il conto alla rovescia, una bestemmia in diretta televisiva. Non si può presumere tutto e, in quell’occasione, un sms blasfemo venne trasmesso – senza adeguato controllo – sotto gli occhi del pubblico (in sovraimpressione e sui maxi schermi): all’epoca, chiunque rise. In casa e per le strade di Courmayeur (sede dell’evento). Mentre i conduttori cercavano di nascondere, nel miglior modo possibile, l’imbarazzo. Se ne parlò, fra il serio e il faceto, per qualche giorno. Fin quando, purtroppo, la notizia principale divenne un’altra.

Pino Daniele, il suo estro, la sua cazzimma, non c’era più. E quella bestemmia, passata casualmente, riflettendoci ora, è sembrata quasi una premonizione: un rammarico spontaneo che avrebbe anticipato la disgrazia. L’ultimo messaggio prima di morire, appunto. Quello che sembra scontato, invece, diventa fondamentale. Ecco perché una curiosità, una serata di festa, non sarà mai del tutto banale: basta un attimo, un sms, un sussulto di troppo, per cambiare ogni cosa e tramutare ciascuna certezza in dubbio. Quindi, Capodanno non è altro che l’epilogo (presunto) del nostro vissuto: la ghigliottina di parole, che proviamo a mettere in fila, prima della fine. O del nuovo inizio.

L’ho capito quella notte, passata sul divano, incredulo per ciò che sarebbe successo dopo. Da allora, terminato il brindisi, dovunque mi trovi, un pensiero va a lui che era più simile a chiunque di noi proprio per la sua semplicità. Nonostante tutto, continuo a chiedermi al suo posto, se avessi avuto un numero da poter digitare, un messaggio da poter mandare, cosa avrei fatto. A chi avrei scritto per dire un’ultima volta “Ti voglio bene”. La speranza è che ognuno possa avere il tempo di mandare quel messaggio e fare quel numero non soltanto nelle occasioni speciali – prima, dopo e durante i fuochi d’artificio – per non avere rimpianti: mai.

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Andrea Desideri

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