Il sogno o dell’illusione ipnagogica

«La vita è sogno» - P. Calderòn de la Barca

Ci si risveglia ancora in questo corpo attuale dopo aver viaggiato dentro il sonno.

«L’inconscio ci comunica coi sogni frammenti di verità sepolte…» scriveva Battiato. Mai come in lunghi e cupi periodi di crisi si sogna, non è vero? E a voi cosa sembra il sogno? Fuga? Evasione? Semplice attività cerebrale? Vita parallela e contraria alla realtà?

Sogno:
1) Attività psichica che ha luogo durante il sonno, caratterizzata da emozioni, percezioni e pensieri che si strutturano in una successione di immagini generalmente non regolata dalla logica o dalle normali convenzioni sociali, anche se apparentemente reale.
2) Immaginazione di cose irrealizzabili o considerate tali, dolce illusione, vagheggiamento della fantasia.
3) Realtà o evento straordinario inaspettato, che non si pensava potesse esistere o avvenire.

 

Ore 7,15 di un martedì di maggio.

Il martedì è un giorno blu, non c’è niente da fare. Proprio come il lunedì è rosso e il giovedì è giallo. In un silenzio soffuso, apro gli occhi abbracciando un rigoroso caffè bollente. Mattina presto a nuvole viola e arancio. Pareti indaco appese a cornici vuote.

Nel mio quadrato acustico, piano e violino di Susumu Yokota. Sul tavolo, le pagine di Hillman, ancora alla ricerca del codice dell’anima. Di un’anima qualsiasi, forse. Io, invece, cerco altre cose: il modo per svegliarmi davvero, la posizione giusta su questa sedia in plastica-design-trasparente, e il flusso mentale adatto per parlare di sogni senza affogare di nuovo nel mio letto disfatto.

Scelgo la prima accezione, mentre osservo divertita le bolle che galleggiano sul fondo del mio desktop. Zero-uno-due secondi e, forse per un disturbo dell’attenzione congenito, mi distraggo scivolando su quegli strani oggetti a cinque punte che battono sulla tastiera. Smalto verde informale ed elucubrazioni del . Io, come una nuova Dora Maar, nel mio piccolo angolo surrealista, nel mio piccolo presente, denso e vischioso come il tessuto dei sogni.

 

Io sogno. E sogno tanto. Mentre dormo, lavoro, cammino, mangio, sorrido, piango, io sogno. Ma c’è un significato dietro questa logica apparentemente sconnessa? «Siamo fatti anche noi della materia di cui son fatti i sogni», afferma Prospero nella “Tempesta” di Shakespeare. Quindi siamo esseri fugaci e inconsistenti? Mah… po’ esse, oh Prospero… Noi, piccoli nuclei psichici a trama contorta e deformata.

Avete in mente “L’incubo” di J.H. Füssli? Ecco, quello sì che è materia da sogno. Una discesa nei meandri inversi e perversi della psiche partorita nel 1781. Colori spettrali in uno spazio indefinito invaso da personaggi grotteschi. Bagliori d’oscurità che si accendono a tratti, come un occhio di bue sul legno marcio di un palco teatrale. Viaggio inconscio tra sogni e incubi fusi insieme su catrame liquido, tra densi colori a olio vomitati su tela grezza, in un impasto corposo di pigmenti ocra, nero e rosso in contrasto cromatico accennato.

 

Falene d’argento sono i sogni. Falene essenziali nell’esperienza psichica, che l’uomo ha sempre cercato di comprendere, catturare e rinchiudere in gabbie teoriche. Nell’antichità classica si pensava che i sogni nascessero da un’ispirazione divina e che recassero rivelazioni da parte di dèi e demoni. Dalle visioni ci si attendeva rivelazioni importanti, che venivano interpretate da un “critico autorevole”, una sorta di Freud in sandali e tunica, per intenderci, o nel peggiore dei casi, un Branco in gonnella con piani astrali per amore, fortuna e vincite al lotto.

L’uomo ha il privilegio di appartenere a due mondi, ognuno con la propria logica, regole e limiti: se ci pensiamo bene, non c’è ragione di ritenere il mondo della veglia più valido di quello del sogno. Il primo ha sì vantaggi di concretezza, continuità e stabilità, ma le sue possibilità –ammettiamolo– sono assai ristrette; nel mondo dei sogni, invece, siamo sottratti alla tirannia delle categorie spazio-temporali e qualsiasi azione, passione, aspirazione è concessa. Con spazio e tempo irreali, agiamo in un ‘non-luogo’ e in un ‘non-tempo’, in cui i principi logici d’identità e di continuità sono completamente assenti: non male poter essere bipolari vita-sogno.

Oggi sappiamo quanto i sogni siano, in fondo, ricchi di significato e l’arte dell’onirocritica continua a mietere vittime soprattutto dall’analista. Ma nonostante alcuni sogni-simbolo comuni a tutti gli uomini o immagini modellate su rigidi schemi sociali, il sogno è fondamentalmente ‘esperienza di solitudine’. Proprio come la morte. «Nel sonno e nel sogno ognuno si ritira in un mondo proprio», afferma Eraclito prima di Freud. Considerando il problema da un punto di vista razionale, e smitizzando il fascino esercitato dalle profezie astrologiche di Paolo Fox sull’ascendente toro, Aristotele nega l’origine divina del sogno e lo descrive come «Una sorta di immagine che compare nel sonno», come per Freud, secoli dopo, è l’attività psichica del dormiente.

 

Ma se l’eziologia del sogno è relativamente spiegabile, manca ancora oggi un criterio che ci garantisca che la vera vita sia quella che si svolge nella veglia. Aristotele affermava che se durante il sogno uno si accorge di sognare, qualcosa dal suo interno gli farà capire che quelle immagini non rappresentano niente di reale. Cartesio, invece, se lo spiegava con un intervento soprannaturale: è Dio a garantire la verità delle mie conoscenze. Non solo Dio: oltre alla sua garanzia, tante volte Dio non esistesse, fosse morto, distratto o non reperibile, ci si può basare anche sulla certezza che i sogni rappresentano una vita psichica discontinua, mentre la coscienza diurna ha una sua continuità, per cui noi ci ricordiamo di vivere la stessa vita che vivevamo prima di addormentarci. Grande Cartesio, dio bòno. Schopenhauer, come il senso comune, sosteneva che «Me ne accorgo, perché non sono poi così scemo». Io me ne accorgo, perché nella vita reale, quando mi concentro allo specchio, non mi sembra di essere una ricchissima Eva Mendes premio Nobel per la fisica. Ma potrei esserlo, se trovassi la garanzia di Dio. Nel cassetto in cucina, forse?

 

Comunque, il vero inizio dell’indagine scientifica sul sogno si ha nel 1900 con Freud e la sua “Interpretazione dei sogni“. Gran libro, dottor Freud. L’esperienza onirica diventa ora l’attività psichica del dormiente, diversa da quella della veglia, con proprie leggi e logiche, un fatto estraneo, inserito fra due periodi di vita perfettamente contigui, e soprattutto «Via regia verso la scoperta dell’inconscio» con funzione di “appagamento di desiderio”. Dalla funzione biologica di “guardiano del sonno”, il sogno freudiano è considerato dall’indagine neurofisiologica come compensazione allucinatoria dell’azione reale, che soddisfa un bisogno dell’organismo.

Superficie elegantemente ruvida quella del sogno, non vi pare? Superficie emozionale diversamente strutturata e violentemente incompatibile con quella concreta. Bianca, liquida, surreale si espande al di là del vetro che divide il nostro “paese delle meraviglie” dalla realtà.

La psicologia cognitivista sostiene che il sogno abbia una funzione essenzialmenteconoscitiva’: consente, cioè, di accedere a un materiale ideativo diverso e più rilevante di quello presente alla coscienza nella vita diurna. Interpretazione che, per certi versi, rimanda a quella di C.G. Jung, secondo cui il simbolismo onirico è un grande processo psichico ed espressione dell’inconscio, uno strumento conoscitivo insostituibile di aspetti del reale non conoscibili mediante la coscienza razionale diurna.

Strettamente collegato alla teoria neopositivista di K. Popper è, invece, il pensiero di una nota esponente del movimento femminista: Cenerentola. Musa ispiratrice di J.P. Sartre, stimata portavoce di un pensiero postmoderno a caso, regina del femminismo autistico e grandissima fica di legno, Cenerentola riassume così le ultime, fondamentali concezioni neurofilosofiche: «I sogni son desideri di felicità. Nel sonno non hai pensieri, ti esprimi con sincerità. Se hai fede, chissà che un giorno la sorte non ti arriderà. Tu sogna e spera fermamente. Dimentica il presente. E il sogno realtà diverrà».

Romina Bicicchi

 

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