Simone Lenzi: dalla musica all’esilio “letterario” [Intervista Esclusiva]

Intervista esclusiva al frontman dell'alt-rock band Virginiana Miller, autore di un brillante Romanzo sull'Italia sinistroide e il miraggio risolutivo di un esilio..

Polivalente artista, Simone Lenzi è un esempio di sintesi tra arti che viaggiano su due binari in parallelo ma partite dalla stessa “stazione”. Musica e scrittura, simili e diverse allo stesso tempo, diventano in lui la metafora perfetta dell’animo umano che intrisa di sentimenti contrapposti vive la propria unicità firmando imprese completamente differenti per forma e contenuto. Attraverso questa breve intervista proviamo a scoprire come Lenzi abbia dato vita (e tenuto in vita) alla propria polivalenza buttando un occhio anche sul suo ultimo romanzo “In Esilio

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Il tuo nuovo romanzo “In esilio” è uscito, e presto tornerai con il nuovo album dei Virginiana Miller, come ti senti?

Mi sento come tutti quelli che hanno fatto qualcosa: bene. Penso si senta bene il falegname che ha appena finito di costruire una sedia o il cuoco che ha impiattato una pietanza. C’è una consolazione potente nel fare: quando fai qualcosa, qualcosa che non sei tu si separa da te, liberandoti. Scrivere un libro, o delle canzoni, fare sedie, cucinare, produrre qualcosa che prima non c’era è un modo di liberarsi per un po’ da se stessi, e fa sempre tanto bene.

 

– Questo nuovo romanzo è visto come una conseguenza di strane costellazioni familiari. Credi che i segreti dell’esistenza individuale si nascondano nella memoria? Ancor più quella familiare?

Parlo di un quarto di sangue oscuro, credo lo si possa trovare in tutte le famiglie. Ogni famiglia ha il suo repertorio di matti, di eccentrici, di elementi che fanno fatica a scendere a patti con la vita. Personalmente sono legato alla memoria di questi personaggi, perché vedo la loro esistenza come un monito: è possibile che un giorno tocchi anche me perdere la testa. A queste persone, finché possibile, dobbiamo voler bene.

 

Cosa c’è di diverso nello scrivere con le note dallo scrivere con le parole..

Per me sono due realizzazioni della medesima attitudine. Cambiano ovviamente le regole, le gabbie strutturali entro cui ci si deve muovere, ma anche nella prosa, per quanto mi riguarda, ho sempre cercato di ottenere una certa musicalità della frase. Per me la prosa deve avere un ritmo. Lo pretendo anche come lettore: non leggo autori che non hanno cura di questo.

 

Per comporre e scrivere usi gli stessi “rituali”? Gli stessi posti? (puoi essere vago, nessuno ti chiede di svelare i tuoi segreti).

Sinceramente no. Un posto vale l’altro, un’ora vale l’altra. Ho scritto le mie cose migliori nei posti più assurdi. Non ho alcun feticismo di nessun tipo in queste cose. In genere detesto anche tutto quello che è parte del “teatrino dello scrittore”, se capisci cosa voglio dire. La penna speciale, la tazza di caffè, la vista che ispira… Ecco, io la penso in un altro modo: hai qualcosa da dire? Scrivi e non rompere. Lavora e zitto. Un posto vale l’altro.

 

Pensi che quello del musicista sia un mestiere che i robot potranno mai rubarci? E quello dello scrittore?

Credo di sì, credo che potranno farcela, anche entro un tempo ragionevolmente breve. Una decina di anni direi così a naso. Ma questo solo perché saranno sempre meno quelli in grado di distinguere la letteratura dal puro intrattenimento della storia. O la canzone dal mero appagamento riempitivo del silenzio.
Per la poesia è già così da anni: sono tantissimi ormai quelli che riconoscono la poesia solo dal fatto che va a capo un po’ prima della prosa. La verità è che alcune forme espressive sono morte o stanno morendo, e va bene così: non facciamone un dramma.

 

Un testo musicale da te composto a cui sei particolarmente affezionato? Perché?

Forse “Anni di Piombo”, mi sembra una bella canzone d’amore in cui l’amore non è soltanto un fatto privato, ma riguarda la storia, la collettività. Una storia d’amore che ci parla di quello che siamo come nazione, ecco questo.

 

Torniamo alla tua doppia vocazione: la musica e la scrittura. L’una toglie tempo ed energie all’altra o possono coesistere entrambe serenamente? Come distingui le tue modalità ispirative?

No, niente toglie niente a nient’altro. Diciamo però che alterno i periodi: se scrivo canzoni non scrivo prosa e viceversa, non mischio le cose. Ma solo perché ho un cervello che funziona solo per immersione: una cosa alla volta e tutto in quella cosa.

 

Visto l’evento “Alter Alter” a cui parteciperai a Cantiano il 7 luglio, cos’è per te e perché è importante una “letteratura trasversale”?

Ho il dovere di pensare e di credere che la letteratura sia sempre “trasversale”, nel senso che passa di traverso alla vita, che ne incrocia gli ambiti più diversi. Credo cioè che non esista una “letteratura pura”, e che sia bello sporcarsi le mani anche quando si scrive. Anche se alla fine scrivere è quello che fai di mestiere, io credo che non potresti farlo senza metterti di “traverso” a tutto il resto. La letteratura riguarda sempre la vita, in questo senso è sempre e comunque “trasversale”.

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Daniel Nicopòlis

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Simone Lenzi sarà ospite dell’Evento del 6 luglio a Cantiano: “Alter Alter – Rassegna della Letteratura Trasversale

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5 Comments

  • Come dice Uki qui fra un po’ si robotizzera’ pure l anima …. Autore interessante. Mi piace il suo modo di essere. Cantante dei Virginiana sempre apprezzato.
    Sempre bravo Nicopolis …. mi mancavi …

  • Un libro su un quarto di sangue oscuro……..mi tocca leggerlo……..
    Adoro i Miller….non ho mai letto nulla di lui, grazie Daniel ! <3

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