Sesto Senso: scienza dimostra le capacità premonitive

Secondo una recente scoperta si tratterebbe di una sorta di anticipazione psicologica, e dunque esiste davvero!

Se parlate con una donna vi dirà che la cosa è risaputa, oltreché il “sesto senso” è una proprietà tipica del genere femminile appunto, che nel tempo si è dovuto difendere da maschi arrapati e prepotenti. Ma il sesto senso non è neanche quello del famigerato film di Shyamalan con il quale il giovanissimo protagonista “vedeva la gente morta”… secondo la scienza è una sorta di anticipazione psicologica, ed esiste! Tempo fa uno studio dimostrava che due persone possono “allinearsi” psicologicamente ed entrare in sintonia così tanto da sviluppare il cosiddetto e mai dimostrato sesto senso. Così secondo una nuova ricerca, l’essere umano parrebbe essere in grado addirittura di prevedere accadimenti che ancora devono avvenire, di reagire ad un fenomeno imminente come se stesse avvertendo che sta per succedere… le premonizioni non sono dunque un fenomeno paranormale, ma un’attività reale della nostra mente.

 

 

Un “sesto senso” reale… premonizioni. Una effettiva capacità di anticipare certi accadimenti, di intuire qualcosa in anticipo, a pochi secondi, e agire in maniera preventiva. Questo è quello che risulta da diversi esperimenti sull’uomo. Si tratta di una capacità che il cervello umano possiede e di cui ignoravamo l’esistenza? E quindi del tutto naturale? O forse si tratta di poteri extrasensoriali?

 

Atene – Grande tempio. Siamo alla prima casa, quella dell’ “Ariete“. I cavalieri di Atena devono superare le dodici case per salvarla. Il Grande Mur, cavaliere d’oro dell’ariete, propone di riparargli le armature: ci vorrà un’ora, cioè il tempo a disposizione per superare ogni casa. Infatti in totale a disposizione ci sono dodici ore, che in media fa una per ogni casa (sono dodici le case perché sono dodici i segni dello Zodiaco occidentale). Durante questo tempo Mur spiega a Pegasus, Crystal, Andromeda e Sirio che i cavalieri d’oro sono potenti perché posseggono il settimo senso. E allora Andromeda fa: «Il settimo? Io so che l’intuito è considerato il sesto senso». Ok, I “Cavalieri dello Zodiaco” è un cartone animato andato in onda nei lontani anni ’80, ma l’argomento del sesto senso è sempre attuale! E vi prego di tenere a mente questo particolare.

 

Veniamo adesso ai giorni nostri: è di qualche settimana la notizia di uno studio effettuato dalla neuroscienziata Julia Mossbridge, della Northwestern University dell’Illinois, insieme con lo psicologo Patrizio Tressoldi dell’Università di Padova e Jessica Uts, docente di statistica all’Università della California a Irvine, si trovano tracce di un “sesto senso” che equivarrebbe ad una specie di anticipazione psicologica.

In un serie di esperimenti, per un totale di 26, si poteva constatare che i pazienti, sottoposti a certi tipi di stimoli inattesi, badate bene, presentavano una serie di reazioni fisiologiche, a livello di pressione e battito cardiaco per esempio, che spingevano i pazienti stessi a reagire allo stimolo, anticipandolo e anticipando così l’accadimento preannunziato da questi stimoli (la ricerca è consultabile sulla rivista “Frontiers in Perception Science“).

Mi spiego meglio: il paziente, che sarebbe dovuto essere sottoposto a certi stimoli che non si aspettava, era portato a reagire in un certo modo, evitando così un certo effetto a cui questi stimoli, che rappresentano la causa del rapporto causa-effetto, avrebbero inevitabilmente portato. Il campanello d’allarme del paziente sarebbero le alterazioni fisiologiche in risposta a questi stimoli, il cui obiettivo però non è quello di procurare queste alterazioni ovviamente. Cioè questi esperimenti non erano di tipo pavloviano. Un esperimento pavloviano prevede che ad uno stimolo sensoriale sia legato un dato avvenimento, come al suono di un campanello la somministrazione ad un cane di una bella bistecca succulenta. Il cane, avendo avuto esperienza del legame tra suono e avvenimento, al sentire il richiamo del campanello avrà delle reazioni fisiologiche, come l’aumento della salivazione, perché si aspetterà che gli venga presentata la bistecca. Questi esperimenti sono anche detti di stimolo-risposta.

Per tornare a noi, gli esperimenti condotti dai signori citati in precedenza non sono di questo tipo e anzi avevano tutti altri scopi! Non è incredibile? Abbiamo, forse, avuto la dimostrazione che il cervello dell’uomo sia capace di anticipare certi avvenimenti? Una sorta di potere ESP? Cioè percezione extrasensoriale? La casualità è da escludere, perché in base alle statistiche è difficilissimo (una possibilità su 400 miliardi, e neanche) che avvenga una reazione fisiologica in certi casi per pura coincidenza.

Quindi sesto senso uguale anticipazione psicologica? L’uomo è veramente dotato di questa capacità? Oppure si tratta del buon vecchio intuito secondo quanto insegnano i cavalieri di Atena? Forse il titolo di “sesto senso” non è adeguato alla definizione di questa capacità.. o forse sì? Dopotutto fra intuito e anticipazione c’è una differenza marcata e ben precisa? Sì, se si pensa alla capacità di capire certe cose prima di potere formulare una spiegazione razionale, cioè condivisibile anche da altri. Però l’intuito è anche quello che ci permette di fare o non fare certe cose relativamente al nostro rapporto con l’altra persona: c’è un campanello dall’arme che suona e che ci fa dire “forse è meglio non farla questa cosa”. Siamo di fronte ad un’evoluzione dell’intuito allora?

Sicuramente fenomeni come questo hanno qualcosa di affascinante e misterioso, e vanno indagati per capire come funziona la mente umana. Comunque stiamo ben in guarda da giudicare questi fenomeni come qualcosa di extrasensoriale. Daniel Dennet, nel suo libro “Sweet Dreams“, ci mostra come fenomeni che possono sembrare “magici” in realtà siano spiegabili attraverso lo studio attento del cervello umano. Il deja-vu ne è un esempio. Anche questo fenomeno viene associato talvolta alle premonizioni. Dennet invece ci spiega che supponendo che il sistema visivo sia diviso in due flussi A e B, che inviano i loro segnali al cervello, e supponendo che i segnali che passano attraverso il canale B siano, alle volte, lievemente ritardati, ecco allora che il deja-vu si spiega come causato semplicemente da un ritardo nel passaggio di informazioni, che il cervello riceve così due volte, dandoci l’impressione di aver già vissuto quell’esperienza.

Roberto Morra

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