“Se Fossi Extraterrestre…”. Una Conversazione aliena con il Maestro Franco Battiato

E.T.? Ne abbiamo parlato con l’unica persona capace di coniugare l’essenza primordiale della musica con uno spirito libero e in espansione: Franco Battiato

Vi riproponiamo questa intervista risalente alla fine del 1998 che pubblicai originariamente sul bimestrale “Dossier Alieni” (numero 17, Marzo/Aprile 1999). Negli anni ’70 su Franco Battiato avevo scritto per diversi periodici musicali. La critica, generalmente non amava la follia sperimentale che l’artista siciliano proponeva fregandosene altamente di tutto e di tutti. Per me, visceralmente legato ad ogni esplorazione che andasse “oltre”, era stato amore folle nel momento in cui la puntina del mio giradischi si era insinuata nel primo solco di “Fetus”. Ebbene, tornando al 1998, come si evince dall’intervista, dal bozzolo in cui lo avvince un carattere fondamentalmente schivo, Battiato emerge solo a tratti. In particolare farlo parlare di UFO ed ET è impresa ardua. Ma talvolta ci si riesce. E di questo gli sarò sempre grato. All’intervista sono state apportate minime correzioni di testo. Buona lettura!

 

– Dopo tutti questi anni, cosa mi puoi dire della musica dei Settanta, quella dei tuoi primissimi momenti?

In generale non sono tenero verso il mio passato, ma neppure troppo duro, devo dire, perché sono tappe necessarie per approdare ad altri lidi. Sicuramente devo parlarti attraverso la mia persona, perché non posso avere un’immagine obiettiva né di me né tanto meno di quello che è stato negli anni Settanta. C’era un ideale che tutti abbiamo perso per strada, di purezza.
A quel tempo nessuno pensava ai soldi, alla hit parade, si andava a suonare anche solo per recuperare le spese e questo era molto bello perché la tensione, anche di certi ascoltatori, non solo nostra, non solo in campo artistico, la tensione aveva alzato il tiro, quindi avevamo bisogno di qualcosa che ripulisse. Poi tutto è rientrato, ma è giusto così, i salti in avanti e indietro servono per assestarci, eccetera.

 

– Ma erano solo giochi? Secondo me no, ci si credeva.

Certo. La pulsione musicale era primigenia, difficilmente si è più ritrovato qualcosa del genere, un suono che non rappresentava per niente la vita contemporanea, e questo è successo poche volte nella storia. Un suono che trascendeva la società. Per arrivare non a caso… la diffusione delle droghe veniva vista in funzione di un allargamento di coscienza, non per uscire dalla routine del capufficio che ci bacchetta, insomma. Cambia molto.

 

– Noi assistevamo alla nascita di un nuovo rapporto uomo-macchina… che tu interpretavi, ponendoti di fronte ad apparecchi elettronici, agli oscillatori, ai sintetizzatori, ma è chiaro che in quel momento non rappresentavi il virtuoso alla Keith Emerson…

Questo è sicuro…

 

– E non ti interessava un certo tipo di musica. Per molti anni mi sono chiesto, a proposito della prima fase, quella di “Fetus” e “Pollution” e sino a “Sulle corde di Aries”, che era del tutto esplorativa, cosa è successo?

Questa esplorazione era anche di natura sciamanica, come attraverso lo spirito si possa invadere e pervadere la materia senza bisogno di tecniche strumentali che servono, ma sono adatte ad altre categorie, no? Quindi l’impossessarsi di uno strumento attraverso lo spirito è metafisica, costringere la propria inettitudine a diventare eccellenza, no? E questo me lo ricordo durante tanti concerti di improvvisazione come un qualcosa di assolutamente, ripeto, sciamanico, terapeutico.

 

– Il musicista deve per forza stabilire un rapporto con il pubblico, anche lo sciamano compie un’opera per gli altri… era questo che allora pensavi?

La pensavo così e certe volte mi arrabbiavo proprio sul problema della comunicazione, perché, dicevo, io sto mettendo in gioco la mia vita, poi è ovvio che le cose un po’ si modificano. Sono ancora d’accordo con quelle teorie, ma oggi è chiaro che il rispetto per il pubblico ha bisogno di più formalismo, però ho sempre pensato che la gente rischiasse poco in generale.

 

– Nel primo video tratto dal tuo ultimo album “Gommalacca”, un elemento colpisce immediatamente, quella luce che percorre il sotterraneo.

Beh, è un fatto un po’ casuale, però nello stesso tempo anche questo brano che sembra apocalittico in realtà per via dell’inciso, di una certa carica proprio elettrica, mira a scuotere, quindi la ricerca della luce c’è sempre.

 

– La luce interna o esterna?

Non penso che esista luce esterna, se no basterebbe quella elettrica, no?

 

– E allora cosa sono le luci che si vedono nel cielo?

Quella è una manifestazione, non mi meraviglia quello che stai dicendo, come se tu vedessi un santo, no? Una luce esterna per te, ma è interna per lui.

 

– Da questo punto di vista quello che tu esprimi nel video e quello che ti sto dicendo come ricercatore di ufologia, è che noi siamo un tramite della luce.

Certo, non ho dubbi.

 

– Abbiamo avuto contatti con scienziati, militari, persone che ci hanno raccontato cose straordinarie e che piano piano si divulgano e coincidono con la nuova scienza o con quelle branche della scienza che derivano dalla fisica più moderna, quantistica. Il corpo umano è un conduttore elettromagnetico, il corpo di alcuni degli alieni, recuperati presumibilmente a partire dal ’47 dagli Americani, era un conduttore elettromagnetico, loro vivevano per energia elettromagnetica in simbiosi con il disco, con l’oggetto. Se questo fosse vero, tu cosa ne pensi?

Questa cosa mi lascia del tutto indifferente, perché in realtà che cosa c’è di positivo o negativo nella simbiosi, poi bisogna vedere cos’è lui veramente, come quando certi chitarristi rock diventavano tutt’uno con la chitarra, esponevano le loro viscere attraverso le corde e Hendrix ha dimostrato come non si separasse più dallo strumento… era un prolungamento…

 

– Per me è sempre stato palese. Il nostro problema è il rapportarci in qualche maniera con “loro”. Al di là delle ipotesi contattistiche, noi siamo assolutamente convinti che il tempo si stia avvicinando e che l’uomo non abbia sfortunatamente i mezzi di per sé per comprendere.

Li ha, ma dipende da esperienza a esperienza.

 

– E la gente chiede sempre “ma perché non si palesano? Perché il governo tiene tutto all’oscuro?”. Tu cosa pensi del fatto che non si palesino?

A me sembra così consequenziale, non mi porrei mai una domanda così fessa. Sono territori a noi abbastanza sconosciuti, come dire “Dio, perché, se è infinitamente buono, c’è il male sulla Terra? Il male esiste perché c’è Dio, se no…”, devo dire che questa domanda mi lascia indifferente, perché se io fossi un extraterrestre e anche molto evoluto farei attenzione a muovermi, perché so quanto danno può fare la cosa a persone che non sono adatte a ricevere… come se tu dicessi a una persona qualunque: “esiste la reincarnazione”. Se la persona non è preparata può andare fuori di testa, se la notizia le arriva e la sente come la deve sentire, non come una favoletta.

 

– Tu credi che la gente non sia ancora preparata?

Io credo che loro scelgano delle persone che possano avere e che hanno anche una natura, perché poi gli elementi sono tanti. Esiste l’ateo, esiste il miscredente, il credente, il falso credente… se un super materialista avvistasse un disco volante non lo vedrebbe, perché non gli apparirebbe, o lo trasformerebbe in un elemento aeronautico. Credo che loro in qualche modo scelgano delle persone che siano aperte ai mondi esterni.

 

– Nell’arco di 50 anni, dai primi avvistamenti resi noti ad oggi, innumerevoli sono stati gli avvistamenti in tutto il mondo. Noi crediamo che la coscienza degli individui, attraverso altri studi, come quelli di cui tu ti sei sempre occupato, sia cresciuta, quindi dovrebbe essere più pronta. Forse per questo, non per visioni millenaristiche a cui non do alcun peso, ci avviciniamo al momento del contatto.

Può essere, ma c’è bisogno di una coscienza collettiva un po’ più attenta.

 

– Se uno si pone a livello di coscienza e dice “Io credo in questo e lo trasmetto agli altri”, chiaramente si assume la sua brava responsabilità, cioè quando uno sa determinate cose non le può tenere per sé.

E beh, sarebbe sbagliato, però come sai, credo che tu ti sia fatto un’etica personale e quindi sai bene con chi parlare e con chi perdere fiato. Non si può neanche fare l’apostolo, a volte il fideismo è peggio del male. Le cose vanno dette al momento giusto alle persone giuste senza violentare le idee degli altri.

 

– Cosa mi dici del film “La Montagna Sacra?”

Lo ricordo come una specie di miraggio, come Fata Morgana.

 

– Credi che si sia concretizzato?

No.

 

– C’è chi crede che la Terra sia cava e che ci sia un altro Universo dentro di noi, quello microcosmico dentro il sé personale e quello dentro la Terra.

A questo credo poco, ma a quello personale senz’altro.

 

– Il concetto della “rotazione” dei maestri Sufi, potrebbe avere qualcosa a che vedere con il principio energetico che ritroviamo nel movimento rotatorio su un perno, su un asse, che alcuni oggetti volanti non identificati denotano nei filmati. Ci può essere una relazione?

Questo sì, potrebbe essere. I Dervisci rotanti sono stati inventati da un grande poeta persiano che viveva a Conia (Nota*). Durante un raptus mistico lui si mise a girare e poi codificò questa danza. E ha sempre rappresentato nella sua simbologia il movimento degli astri, quindi i satelliti con i pianeti e i pianeti con le stelle eccetera. Però c’è anche da dire che questa interazione continua, l’ipnotismo corporeo ti porta sai come una forza centrifuga, viene fuori una coscienza che l’individuo deve prima o poi raggiungere. Poi, questa relazione che tu vedi può anche essere, perché no?

 

– Tu l’hai praticata questa cosa? Mi puoi parlare degli effetti?

Sono un po’ uguali al Tai Chi, alle meditazioni dinamiche, perché no, anche alla Meditazione Trascendentale, cioè, tutte le volte che un individuo acquieta se stesso, quindi hai tutti i muscoli rilassati, i pensieri non influenzano più il tuo mondo ma si fanno lontani, a quel punto la tua vera essenza comincia a farsi strada, con l’esercizio, come un piccolissimo fiore che tra le rocce tremende comincia a venire fuori da una crepa. Siccome siamo sommersi da falsi insegnamenti e concezioni, allora uno deve solo ricongiungersi alla sua essenza, bella o brutta che sia, poi, una volta capito chi è comincia a modificarsi. Io sono un assassino, non voglio più ammazzare, cambiamo strada…

 

– Ma nel momento in cui si muore, il fatto che si veda quella luce, torniamo al discorso della luce dal quale siamo partiti…

Maurizio, dipende dalla vita che abbiamo fatto…

 

– Lo so, ma mi pongo il problema delle esperienze fuori dal corpo, non tanto il viaggio astrale, ma quello che viene descritto nell’immediato dopo vita.

I Tibetani sostengono che all’inizio uno non crede di essere morto e cerca di rientrare nel corpo, ma quando si è morti non si può più rientrare e quindi è chiusa la strada. A quel punto capisce che deve affrontare un’altra esperienza.

 

– Hai parlato di Meditazione Trascendentale, la pratichi?

Caro amico, io pratico meditazione da 28 anni. Sono contento di questa strada che ho intrapreso, perché è molto personale. Ho utilizzato tecniche che mi hanno passato negli anni perché quella è la base. Una volta che hai imparato la tecnica poi ognuno la applica… come se uno facesse il conservatorio, dopo non suoni più Chopin, ma suoni quello che ti pare. È una meditazione molto interessante, che non ha visioni, niente, è un mondo privo di emozioni grossolane.

 

– Trasferisci questa cosa ad altri? Lo insegni ad altri?

Qualcosina, con molta cautela.

 

– Alle persone con le quali hai un rapporto…

Con le quali sento che è il caso, alle altre no.

 

– Grazie Franco, a presto.

 

Nota*: I dervisci rotanti furono fondati nel XIII secolo dal poeta mistico persiano Rumi.

 

Maurizio Baiata
Roma, Dicembre 1998

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Intervista esclusiva a Maurizio Baiata

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