Santamarya: intervista alla band originaria della Tuscia viterbese

Un pop rock d’avanguardia e dai richiami internazionali, tinto di poesia urbana

Il 3 ottobre scorso i Santamarya erano a Faenza, a suonare sul palco del MEI e a ricevere il Premio MEI SUPERSTAGE 2020, ed è lì che ho potuto ascoltarli dal vivo ed apprezzarli per il loro sound curato, ispirato e genuino e per la loro emozione nel ritrovarsi di nuovo davanti a tante persone.
Dei quattro membri del gruppo originario della Tuscia – Leonardo Belleggi, Francesco Brunetti, Gabriele Santoni e Filippo Potenziani – ho raggiunto via skype Leonardo, voce e chitarra dei Santamarya, che ad UkiZero ha raccontato quello che accadrà prossimamente, fra la speranza di un ritorno alla normalità e la capacità di prendere con filosofia l’impossibilità, per il momento, di fare concerti.

  • I primi singoli che avete pubblicato vi hanno dato diverse soddisfazioni: siete arrivati in finale all’ultimo Primo Maggio Next, siete stati artisti della settimana per Discovered di Mtv New Generation, con Ti porterò con me avete vinto il premio MEI SUPERSTAGE 2020 e siete saliti sul palco del MEI di Faenza il 3 ottobre scorso. Cosa state preparando ora?

Per ciò che riguarda il futuro, nel breve termine abbiamo in conto di pubblicare un altro singolo e poi, successivamente, il disco. In realtà stiamo cercando di capire come comportarci e quali dovranno essere le tempistiche, la tabella di marcia che ci possiamo prefissare, perché qui la situazione non è proprio delle migliori. Credo che il singolo uscirà prima della fine dell’anno, poi sarà la volta del disco.
Cerchiamo di essere ottimisti anche se la situazione è quella che è. Continueremo ad interagire il più possibile, via social, con la nostra fan base, sperando che ci sia un miglioramento nelle condizioni epidemiologiche.

  • Anche per il nuovo singolo girerete un video?

Sì, ma ancora non abbiamo ancora deciso precisamente come.
In teoria vorremmo concludere tutto entro la primavera, sperando che per allora questo incubo sia finalmente alle spalle, per poter tornare a suonare in pianta stabile.

  • Il disco doveva uscire durante questo 2020, giusto?

Doveva uscire tra l’estate e Natale, ma è inutile che ti spieghi perché è stato rimandato. Può sembrare un po’ come se si ponderasse l’uscita in base al contesto, ma purtroppo può essere solo così. È inutile far uscire un disco se non si ha modo di promuoverlo, suonarlo e farlo arrivare a più gente possibile.

  • I vostri brani sono stati prodotti da Giorgio Maria Condemi, chitarrista di Spiritual Front, Motta e Marina Rei. Come vi siete incontrati e come è stato lavorare con lui?

Non ci siamo incontrati casualmente, perché in realtà Giorgio è delle nostre parti, della Tuscia.
Io scrivevo dei pezzi in solitaria che poi ho mandato agli altri membri del gruppo, abbiamo fatto delle piccole registrazioni nella nostra sala prove e poi abbiamo girato il materiale a Giorgio, che gestisce insieme a Giovanni Istroni il nostro studio di Centocelle, lui ha apprezzato le nostre registrazioni e da lì abbiamo iniziato la produzione del disco. Lavorare insieme a lui è stato molto bello, perché è un grande chitarrista, che ha suonato su palchi importanti e con artisti affermati, e inoltre abbiamo imparato tante cose con un produttore di spessore come lui. Io lo ringrazierò sempre, perché a lui dobbiamo tanto del nostro percorso artistico e delle cose che sentite, avete sentito e sentirete.

  • Tornando al MEI: come è stato suonare su un palco dopo il lungo periodo di stop dovuto al lockdown? Avevate già avuto modo di fare qualche concerto?

Su un palco organizzato come quello del MEI era da un po’ che non suonavamo, ma avevamo fatto qualche piccolo live in acustico in precedenza. È stata una vera boccata d’ossigeno, perché per quanto sia bello restare in contatto coi fan attraverso i social, come abbiamo fatto durante il lockdown, suonare dal vivo è un’altra cosa. È stata una bella soddisfazione suonare su un palco importante come quello del MEI e ci teniamo a ringraziare il MEI, ExitWell e It’s up to you, per il premio, per il concerto e per lo spazio che ci è stato dato in una serata in cui c’erano artisti di rilievo come Colapesce, Di Martino, Pierò Pelù. È stato anche un piacere vedere Faenza, che è una bellissima città.

  • Come pensate di affrontare quella che a tutti gli effetti è una sfida per i lavoratori dello spettacolo? Avete qualche soluzione in mente?

Purtroppo no, brancoliamo nel buio. Abbiamo appena ricevuto la notizia che siamo stati scelti per il nuovo programma Esordi di Radio 2: avremmo dovuto suonare dal vivo, ma purtroppo non sarà così, ciononostante manderanno i nostri pezzi e ci intervisteranno. È comunque una bella soddisfazione, perché abbiamo modo di diffondere il nostro materiale a livello nazionale.

  • Nelle vostre canzoni ci sono riferimenti al cinema e alle serie tv (penso a David Lynch e al suo Twin Peaks in “Cooper”), mentre quelli musicali mi pare che spazino tra Battisti (“Fantasmi”) e gli anni ’80 più oscuri. Cosa vi piace trasferire nella vostra musica di ciò che vi piace ascoltare, leggere e guardare?

Cooper era il nostro pezzo della quarantena e abbiamo cercato di legare il tema del lockdown ad una canzone, perché in quel periodo si sono viste molte serie, così abbiamo pensato di far uscire un brano su una serie, tra l’altro anche molto famosa, piuttosto che pubblicare un pezzo che si chiamasse “Dpcm”. Per il resto, Twin Peaks è soprattutto divertente, al di là delle atmosfere horror e prima che alcuni amici mi consigliassero di guardarla, tre o quattro anni fa, io non ero un grande fan delle serie tv, ma da Twin Peaks in poi ho iniziato a seguirle. Sicuramente ci piace il cinema, ci piace leggere – nelle nostre canzoni ci sono degli estratti da Hemingway –, siamo fan dei Cure e della New Wave anni ‘80. I riferimenti al cinema e alla letteratura li sentirete anche nei prossimi singoli.

Ilaria Pantusa

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