Santa Apple dell’abbondanza

Religione e brand nel nome della “fede”

Recentemente un esperimento sembrerebbe aver dimostrato che le reazioni nei confronti di una religione o verso un Santo sono le stesse che muovono un accanito fans di un brand o di un marchio… e vi pare poco?

In effetti, da anni ormai sono convinto che il “sacro-numinoso” non risiede tanto in una divina entità sopra-umana, ma nell’emozione stessa, nell’atto stesso cioè di sentire/emanare quell’emozione: nel mysterium tremendum et fascinans, come direbbe Rudolf Otto. È l’emozione a vivificare l’esistenza, sono le emozioni infatti la vera sostanza dell’ “Essere”, che è infatti composto da vibrazioni: l’energia è di fatto ciò che compone tutta la realtà e l’universo secondo gli scienziati. Solo in seguito, l’interpretazione soggettiva che si viene a concentrare in un punto “vivo” della vibrazione cosmica (vale a dire l’Io individuale), interpreterà una data frequenza secondo un certo significato, e questo può giocare strani scherzi! Infatti, non solo qualcuno può permettersi di non apprezzare il culetto di Megan Fox o tifare per una squadra piuttosto che in un’altra, ma anche amare una qualsivoglia religione a differenza di altri.

 

Questo recente esperimento ha dunque dimostrato che le reazioni nei confronti di una religione sono le stesse che abbrancano un fans di un brand. Mi vengono in mente i gadget di Padre Pio… immaginate un George Clooney che va in paradiso e che invece del caffè contratti con S.Pietro/John Malkovich un portachiavi di Padre Pio come buon auspicio per l’incasso del suo ultimo film!

Qualche settimana fa la BBC ha trasmesso il documentario “Secrets of the Superbrands”: letteralmente “I segreti dei supermarchi”, che sembri dimostrare tutto ciò. È un esperimento condotto da un certo Alex Brooks, un irriducibile fan e strenuo utilizzatore della marca Apple. Brooks che, a quanto pare, possiede e utilizza solo Apple devices, Ipod, Iphone, Imac, MacBook e Ipad è stato sottoposto a una risonanza magnetica mentre gli venivano mostrate immagini di vari oggetti. Le reazioni si mostravano diverse a seconda dell’oggetto mostrato e, dato di maggiore interesse, le aree del cervello stimolate dalla visione di oggetti Apple erano le stesse riscontrate in una persona di fede alla vista di immagini religiose.

Ora, a parte capire cosa abbiano in comune un fissato della Apple con un devoto di Padre Pio, le conseguenze di questo esperimento possono essere effettivamente molto rilevanti nei meccanismi del consumo e strategie delle aziende per ottenere la “fede” –a questo punto concedetemelo– dei propri acquirenti.
Sappiamo che le categorie, le classificazioni, le tassonomie imbrigliano le nostre vite consentendoci di “ordinare” la complessità del mondo e il nonsense apparente di tutta la realtà, i politici ad esempio lo fanno spesso: “è colpa dei comunisti!!!”, ecc… Se noi non crediamo in una qualche categoria, vedi ad esempio quella del Bene e del Male, ogni volta dovremmo rimettere in discussione ogni cosa, c’è bisogno di questo, siamo animali binari! Le categorie allora, possono condizionare le nostre vite anche a livello morale e la nostra necessità di appoggiarci a delle certezze pervade la nostra vita interiore oltre alle nostre azioni più terrene e alle nostre scelte di consumatori.

 

Oggi la Chiesa ad esempio, dopo il crollo di “qualche” certezza, reagisce esasperando la sua rigidità -facendo chiarezza sullo stato d’intelligenza proprio dei suoi vicari certo- ma nonostante ciò l’uomo ha in effetti bisogno di certezze. A quanto pare la Apple non è da poco: sarebbe una religione perfetta per noi uomini postmoderni… così, qualcuno già ha pensato di lasciar perdere Padre Pio e votarsi invece ai santi della religione 2.0.. Amen!

 

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