Salvolumache

di Mangiovermi

L’estate è alle porte, anzi alla porta. Stà lì, silenziosa e umida, aspetta solo di entrare. Ma io non apro. Almeno per il momento.

Questo chiaramente mi crea qualche problema quando sono costretto, per necessità, ad uscire di casa. Una soluzione fortunatamente l’ho trovata, però.
Esco dalla finestra.
Abito al piano terra di un grattacielo di 586 piani. Il mio non è un appartamento, è un open-space che farebbe invidia al più estremista dei radical-chic della città, se non fosse per l’arredamento arrangiato e la sporcizia ed il disordine e la puzza di culo d’asino.
No, non vivo solo, divido il mio open-space con le mie ansie.

Le mie ansie sono tante ma quelle a cui sono più legato sono l’ansia “domanimuoiomelosento” e l’ansia “diomiguardailculomentrescopo”.
Scopo spesso perché sono certo di morire domani, ma purtroppo questa presunta ultima volta non me la godo perché Dio mi guarda costantemente il culo, le mie scopate così diventano una triste giostra, brutta ed insoddisfacente.

Ho provato ad andare da un analista junghiano, ma dopo 7 anni di terapia ho deciso di allestire un angolo della mia casa alle ansie e non di prenderle a pedate, loro hanno il diritto di vivere una vita degna quanto la mia, vabbè non la mia ma quella di chiunque altro, tipo l’inquilino del 241° piano.
Lui sì che ha capito tutto della vita.
Ha una ragazza perbene ed una di riserva proprio zoccola. Mangia verdure due volte al giorno. Fa la cacca tutte le mattine. Va dall’estetista una volta la settimana. Va in Oregon tutti i primi lunedì del mese e in Malesia tutte le terze domeniche dopo il plenilunio. Lava la macchina tutti i venerdì pomeriggio. Fa la sauna e l’idromassaggio. Ama i cetrioli. Li ama così tanto da metterne due fette tutte le sere sugli occhi. Salva le balene dai giapponesi con soli 50 euro devolvendoli a Greenpeace ogni 3 mesi. Salva i bambini dalla malaria con soli 30 euro a Save the Children ogni 6 mesi.
Tutte queste cose l’ho scoperte un giorno di qualche tempo fa quando, questo tizio, scambiandomi per il portiere, mi diede una lauta mancia chiedendomi di annaffiare due piante e dar da mangiare ai 13 pesci dell’acquario tropicale nel week-end mentre era fuori (la domenica della Malesia).
Bene. Feci quello per cui mi aveva pagato ed in più decisi di fare uno straordinario, gratuitamente.

Gli rovistai casa. Ovunque, che goduria, godevo, e Dio non mi stava guardando il culo, godendo e godendo trovai un quaderno, arrotolato dentro una scarpa dell’Adidas made in Taiwan.
Lì era descritta la sua vita dal 19** ad oggi. Ora per ora. Giorno per giorno. Settimana per settimana. Mese per mese. Anno per anno.

E la domanda fu?
Perché lui poteva fare tutto ed io no? Perché lui salvava vite ed io no? Perché la sua era un’esistenza di cui andare orgoglioso e la mia no?

Dovevo solo ricucire i miei pensieri per tirare fuori qualcosa, qualcosa di cui andare fiero. Con calma la soluzione venne a galla. Dai neuroni alla coscienza. Dovevo solo aspettare il momento giusto.
Ed il momento giusto è ora che l’estate è alla porta.

È un’estate calda. L’umidità si fa largo come un’onda anomala sulle coste dello Sri Lanka. Le lumache anche. Cioè. Tante lumache escono fuori, non ho ancora capito da dove, ma escono fuori e, felici dell’umidità anomala, se ne vanno in giro per la città. Incautamente. Ed io sono  finalmente orgoglioso, orgoglioso di salvare questi invertebrati mocciolosi dalle distratte suole delle scarpe. Dagli incazzati pneumatici. Dagli eccitati uccelli. Dai sadici bambini. Da meteoriti fuori controllo. Da ufo predatori.
Insomma.
Io.
SALVOLUMACHE.

 

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