Roberto Dellera @Angelo Mai (Roma) -05/2015

Il paradosso dell’era Dellera

Chi sabato 2 maggio è venuto all’Angelo Mai di Roma a sentire il bassista degli Afterhours, sarà rimasto deluso.

Gli Afterhours sono, per capirci, la band milanese che ha rovesciato il banco dell’indie-rock italiano alla fine degli anni ’90, che ha proposto alcune tra le canzoni migliori scritte nel nostro Paese, che dopo sette-album non è riuscita a trovare più di cinque vocaboli da mettere intorno ai sempiterni morire, uccidere, eccetera, che quando si è accorta che la novità che rappresentava era finita si è appellata all’inutilità della puntualità. Quella lì per capirci.
Roberto Dell’Era è attualmente il bassista della suddetta band, arrivato all’inizio della fine, uno dei pochi superstiti dell’epurazione che il cantante ha attuato ai danni dei membri storici.
Ma se siete venuti a sentire il bassista degli Afterhours, meritate fustigazioni.

DELLERA (utile semplificazione che ha scelto per identificare il suo percorso solista) non ha niente a che vedere con il decadentismo posticcio dei suddetti che non nomineremo più: Dellera è la vitalità più onesta che puoi trovare.

Lo guardi e ti chiedi se non sia lì per sbaglio, quale che sia il lì in questione. Ha addosso l’aria fanciullesca di un tizio sospeso in un bilico perenne, pronto a fare qualche capitombolo senza neanche accorgersene. Una dote strana (e rara!) che finisce a inzuppare la musica che scrive. Sono canzoni che hanno qualcosa di paradossale, mai nelle intenzioni e sempre nell’effetto: da un lato sembrano completamente scollate dalla realtà, dall’altro ci ritornano pungendoti puntualmente ogni volta che ti convinci siano inoffensive.

A conti fatti, ciò che più traspare è la trasparenza. Non si sente mai, in Dellera, qualcosa che appaia ricercato; tutto finisce lì con estrema semplicità, ma è semplicità tenuta a bada da una padronanza solida del linguaggio espressivo. La mia sensazione è che lui sappia esattamente quello che vuole e che riesca sempre a ottenerlo (anche se quello che vuole, secondo me, cambia ogni mezz’ora).

Sale sul palco con la sua band e pure qui trovi una compattezza naturale, l’approccio e la complicità di un complessino di quartiere miscelati alle qualità tecniche dei professionisti. C’è una corda saltata al primo brano, che neanche se ti ci impegni ci riesci, poi la scaletta prosegue, un mix senza distinzione di pezzi del primo album, Colonna sonora originale, e del secondo uscito da pochissimo, Stare bene è pericoloso.
Proprio da questo album un ennesimo controsenso: la musica è un continuo richiamo agli anni ’60, con uso abbondante del terzinato; eppure tutto è dosato con un gusto estremamente moderno. Tanto che non pensi mai che sia una celebrazione, ma solo venature di una freschezza di cui tanti giovanotti avrebbero bisogno.
Chiaroscuri, un panorama sonoro ammiccante e melodico in cui vengono innestati sprazzi spiazzanti di asprezza e acidità (in cui un ruolo di peso ha il violino di Rodrigo D’Erasmo, altro superstite).
E occhio che su quel palco può succedere di tutto, anche che a un certo punto Dellera rimanga solo con le note di un pianoforte; così prende il microfono e si infila in mezzo al pubblico, ormai disposto intorno in cerchio, cantando “Ami lei o ami me?”. La domanda resta sospesa. Di lì a poco tutto si chiuderà senza neanche aver suonato la title-track dell’album. Ma che gli volete fare? Si sarà scordato, semplicemente.

Io me ne tornerò a casa con un grande concerto in tasca, uno dei più sinceri a cui sia stato. Mi chiedo se Dellera possa mai essere un autore da grandi numeri, ma ci credo poco.

Non per suo demerito, sia chiaro; ma la sensazione è che la sua proposta sia davvero così schietta e originale da richiedere una sensibilità articolata per essere accolta, che forse il cosiddetto pubblico dell’indie sembri troppo occupato ad autocelebrare la propria sconfitta per interessarsi a questa accesa vivacità. Ma sono pieno di pregiudizi, e comunque convinto che Dellera vada bene così come è, con la sua disarmante sincerità.

Ché poi magari, da qui a due anni, Dellera zittisce tutti e si metterà a riempire gli stadi.
Lo vedrai salire sul palco come se scendesse dalla luna: comincerà a dimenarsi armato di chitarra e di un meraviglioso cappello orribile che sta bene solo a lui. All’improvviso resterai interdetto e ti chiederai se non sia lì per sbaglio. Quale che sia il lì in questione.

Matteo Mammucari

Foto: Sofia Bucci

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10 Comments

  • me lo ero perso , grazie a uki e a mammucari , per un attimo ho rivissuto l’ atmosfera sgangherata ma romantica di dellera

  • cio’ che lo rende atipico e’ il suo cantautorato che proviene pero’ da un contesto di rock alternativo … una sorta di pesce fuor d’ acqua per certi aspetti … su una perdonslita’ poi cosi’ bohemien …
    Bellissimo report del mammucari … e’ sempre un piacere leggere questo blog

  • Tra “ami lei o ami me” e i dubbi. Tra le indecisioni e la semplicità dei gesti, de “le parole che ti fanno dire cosa sei o non sei”. In realtà “non sei”. E il “non aver più tempo per pensare a te”. Dellera sa benissimo cosa vuole. Eh sì, e lo sa semplicemente ma gli piace prendersi in giro e prendere in giro con serietà, leggerezza e tanta, sì tanta, semplicità.
    Chi realmente sa cosa vuole, lo sa. Semplicemente.
    In fondo, “che stare bene è pericoloso” si sapeva. Perché non provare?

    E io ripenso a questa qui:

    – ti voglio bene
    – mi ami?
    – no, però ti voglio bene
    – dunque mi ami?
    – no, quasi
    – quindi mi vuoi benissimo, secondo me
    – sì, benissimo
    – quali sono i livelli?
    – ti ho voluto abbastanza bene, poi bene, ora benissimo
    – potresti dunque passare dal benissimo ad amarmi?
    – è plausibile
    – che differenza c’è tra benissimo e amare?
    – la morte
    – la morte?
    – la morte
    – mi spieghi?
    – se ti amo voglio morire per te, tipo che ti salvo dall’incendio e muoio, se ti voglio benissimo dipende
    – vuoi dire che se mi trovo nell’incendio, tu oggi come oggi non saresti sicuro di sfidare le fiamme per salvarmi ed eventualmente morire arso vivo nel fuoco?
    – temo di starlo dicendo ma dovrei trovarmi nella situazione
    – stasera io farò l’amore con un giovane uomo biondo
    – perché me lo dici?
    – sono sincera
    – vuoi ingelosirmi?
    – no
    – secondo me vuoi
    – sì un po’ voglio
    – ci sei riuscita
    – grazie
    – prego
    – puoi evitare di fare l’amore con questo giovane questa sera e venire a mangiare la pizza con me?
    – no, ne ho voglia
    – lui non si lancerebbe nel fuoco per te
    – non lo so
    – non sto domandando, sto affermando, lui non lo farebbe
    – come fai a saperlo?
    – lo deduco dal fatto di non aver mai conosciuto un uomo morire per amore
    – è una deduzione debole
    – però ho conosciuto uomini che più lacrime non hanno
    – se vengo a fare la pizza con te poi faremo l’amore?
    – non “a fare”, a mangiare la pizza
    – sì, mi sono sbagliata
    – è un lapsus
    – dici?
    – dico
    – non hai risposto alla mia domanda
    – quale?
    – dopo la pizza, l’amore
    – no
    – perché?
    – perché se facciamo l’amore e mi piace tantissimo potrei passare dal volerti benissimo ad amarti il che sarebbe pericoloso per la mia vita
    – è vero, soprattutto in caso d’incendio
    – esatto
    – allora vado, devo farmi bella per il mio amico biondo
    – ti amo
    – non è vero
    – hai ragione
    – lo so
    – a dopo?
    – a spero il più presto dei dopo
    [Guido Catalano]

  • ihihihih… carinissima questa di […..]
    bel post su uno dei cantautori piu’ apprezzabili del momento . vorro’ vederlo presto anche dal vivo …

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