Psicoanalisi dei Monarkaotica: un trascinante viaggio verso la libertà espressiva

Ad un anno di distanza dal loro debutto con l’album “Meravigliosa Mente Instabile”, i Monarkaotica, tornano con un nuovo lavoro che fa delle immagini e delle metafore il suo punto di forza principale, unito ad un’inarrestabile e trascinante senso del ritmo, con un irrefrenabile mood punk rock grazie al quale durante l’ascolto sarà impossibile rimanere fermi.
Lanciato dal singolo “Il Re“, dove gli artisti tarantini gridano a pieni polmoni il «bisogno umano di raccontarsi» e di «scavare negli abissi», fino quasi a perdersi per poi riuscire ad affermare il proprio valore, “Psicoanalisi” è un lavoro che ci immerge nel suo mondo fatto di brani adrenalinici e al tempo stesso molto intensi, tutti incentrati sulla ricerca di una libertà espressiva come unica ancora di salvezza in un mondo che ha perso la sua autenticità e nel quale «non c’è posto per gli angeli, sotto un cielo di lacrime” e soprattutto dove «non c’è fede nell’illusione».

I musicisti, quindi, scavando nel profondo delle proprie convinzioni e del loro modo di affrontare lo “shock” che spesso colpisce chi ha una sensibilità particolare, non riuscendo quindi a sopravvivere in un mondo privo di genuinità, con i dieci brani che compongono il disco intraprendono un viaggio verso la libertà e verso la verità, cercando di attraversare la dimensione spazio-temporale, «rompendo le clessidre» e trasmettendo in maniera vivida e decisa i concetti a loro cari, senza dimenticare mai il gusto per l’intrattenimento nudo e crudo.

Psicoanalisi nella sua prima parte è caratterizzato da una serie di pezzi notevolmente sferzanti e totalmente galvanizzanti, tra i quali spiccano il già citato “Il Re“, ma anche “Alibi” in cui le allegorie si fanno ancora più forti per raccontare la realtà che la band descrive urlandola a pieni polmoni quasi disperatamente, ma sempre energicamente («tra il volo di un angelo e lo striscio di una serpe, non capisco le differenze»). Si arriva, però, anche a momenti più distensivi, rimanendo pur sempre in un’anima prettamente e deliziosamente rock, come nel brano “Scivola” che scava ancora più profondamente nell’osservazione della realtà che va accettata «in un ballo lento», per poi arrivare alla nostalgia del proprio passato raccontata in «Al Di Là», con tutta l’energia e la passione che il ricordo di un solo attimo possono evocare.
E pur sottolineando la bellezza del «non pensare a niente», come nel pezzo che chiude il disco, «Ridi Di Me», i Monarkaotica sfornano un album in cui non si può più «far finta di nulla», ma bisogna lottare per trovare una strada per la verità, fosse anche la più lunga.

Alessandra Cavisi

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