“Provaci ancora Brancusi”: il primo romanzo di Pietro Quadrino [Intervista]

Interprete d’eccezione del teatro europeo contemporaneo, offre uno sguardo privilegiato sui suoi pensieri, sulle sue debolezze e paure, e nel farlo ci mostra che il coraggio non è solo degli eroi, ma anche di chi decide di lottare, nonostante lo sfavore delle stelle

Pietro Quadrino è un attore, regista teatrale e scrittore. Dopo aver dedicato tutte le sue energie al teatro, in produzioni di grandi maestri europei e in lavori scritti e diretti da lui stesso, pubblica nel 2018 il suo primo romanzo, “Provaci ancora Brancusi“, edito da LFA Publisher. Un’opera autobiografica in cui racconta della sua voglia di vivere, e del coraggio di rischiare per la propria felicità.

Come autore di teatro ha scritto diverse opere, tra cui l’Uomo Rivoltato, citato nel suo romanzo. Qual è la differenza tra comporre un’opera teatrale e una letteraria?

Nello scrivere per il teatro, mi concedo una libertà assoluta. La creazione è svincolata dai dogmi della scrittura letteraria, così come dalla logica razionale. Si tratta di un tipo di scrittura che si avvicina più alla poesia che alla prosa, meno cosciente, più impulsiva. Quando scrivo per il teatro, posso lasciare la briglia dei pensieri e così le immagini saltano fuori ed io non devo fare altro che trascriverle. In fondo, la scrittura teatrale è per me una materia prima, rozza, non raffinata, viene fuori così com’è. Scrivere un romanzo, ovviamente, è un lavoro completamente diverso, molto più complesso. Bisogna avere una certa coscienza dell’insieme, anche nei momenti più creativi, bisogna avere presente quali sono gli obbiettivi, qual è la traiettoria che segue la storia. Ciò detto, credo che in entrambi i casi, scrivere sia un’azione che nasce da un bisogno intimo, a volte recondito nell’animo umano. Per quanto ne so io, la scrittura è sempre una necessità.

 

Provaci ancora Brancusi è un’autobiografia fedele alla vita vissuta o è un memoriale a metà strada tra realtà e finzione? 

A teatro, Jan Fabre usava dire che come attori dobbiamo creare un ponte fra “act and acting”, tra l’azione e la re-citazione, ovvero fra la realtà e la finzione. Il risultato non è del tutto vero e non è del tutto finto. Io uso esattamente lo stesso meccanismo (nel quale credo fermamente) anche quando scrivo. Quindi la mia, oltre che una necessità, è un’evidenza: non saprei scrivere di qualcosa che non ho vissuto nemmeno da lontano, di qualcosa che non conosco minimamente, così come non tutto ciò che vivo è teatralmente o letterariamente degno di rilevanza. Provaci ancora Brancusi è l’autobiografia della mia fantasia.

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Nel suo romanzo il protagonista si trova di fronte a una scelta difficile: celebrare il proprio successo faticosamente perseguito, o abbandonare la gloria per inseguire un sogno forse irrealizzabile. È l’eterno dilemma tra la realtà e la fantasia, tra ciò che di concreto può darci la vita e le aspirazioni di un sognatore. Brancusi ha sperimentato quanto costa cara e quanto è effimera la felicità. Anche lei si è trovato nel medesimo dilemma, e se è così, cosa ha scelto di fare?

Il problema si pone quotidianamente: ciò che vorrei oggi non è esattamente quello che la vita è disposta a darmi. Quindi o io mi adeguo e mi accontento, o io provo a realizzare i miei desideri. Ogni giorno facciamo queste scelte, a volte lottiamo come leoni per qualcosa, a volte ci lasciamo trasportare dagli eventi. Non c’è una scelta migliore di un’altra a priori per tutti. Ognuno fa come sente, come può. Certo, quando si tenta una qualsiasi impresa, l’ombra della sconfitta e della sofferenza sono sempre presenti e più si punta in alto, più la caduta sarà dolorosa. Brancusi pensa comunque che quel volo eroico e romantico valga la caduta. Brancusi di solito ci prova. Anche io.

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Come descriverebbe il personaggio di Silvano Brancusi, quanto le assomiglia e quanto invece vorrebbe rubare da lui, se potesse?

Brancusi è un buffone eroico, un vigliacco ambizioso, un sognatore naïf per niente sicuro di quello che fa e che nonostante questo, fa tutto quello che gli passa per la testa, con arroganza a volte, con coraggio di certo. Quando scrivo di Brancusi, mi guardo dentro come in uno specchio. Ma probabilmente è uno specchio distorto e quello che vedo non sono proprio io. D’altronde chi può affermare con esattezza chi è ?

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Lei ha viaggiato e viaggia molto per lavoro. Qual è il posto nel mondo che l’ha lasciata senza parole? E dove ha ascoltato dalla gente le storie più interessanti?

Potrei dire l’India o gli Stati Uniti o il Brasile e chissà cos’altro, così, tanto per far vedere che ci sono stato… ma la verità è che a volte ti può lasciare senza parole una giornata passata a letto. Il mondo è pieno di cose e persone degne di interesse, devi solo avere le orecchie per ascoltarle

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C’è un romanzo che l’ha ispirata e cambiata nel profondo, e che magari ha in programma di adattare per il teatro?

“Chiedi alla polvere” di John Fante. Mentre lo leggevo, mi sembrava di vivere esattamente la storia di Bandini, e mi sembrava di pensare esattamente come lui. Decisi di scrivere, proprio come lui, e così nacque Silvano Brancusi.

 

Citando dal suo romanzo: “[…] Il mondo non ti aspetta, se manchi all’appuntamento, lui, il porco mondo, continua a girare senza di te”. Brancusi è sempre di corsa, non si ferma molto a pensare a ciò che sta accadendo, lui vive senza risparmiarsi. È tipico del nostro tempo affrettarsi, sentirsi inadeguati se non si realizza in fretta ciò che si vuole, e spesso lo si fa in modo sbagliato, senza amore e per i motivi sbagliati. Lei dedica la sua vita all’arte e lo fa con grande serietà. Come riesce a scegliere le giuste battaglie da combattere? Come riesce a capire cosa davvero la renderà felice?

Il fatto è che non è per niente facile capire cosa vogliamo, e poi quando lo sappiamo, non è per niente facile capire se quello che vogliamo è un nostro vero desiderio, un sogno intimo, oppure è solo qualcosa che ci è stato trasmesso, in qualche modo imposto dalla società in cui viviamo. Perché in fondo uno si deve pur chiedere a un certo punto: “perché lo voglio così tanto ?” Se la risposta è del tipo “perché tutti lo vogliono”, io consiglio di mollare la storia… Se la risposta è “perché non posso vivere senza, non posso vivere senza provarci”, allora dateci dentro!

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Antonella Quaglia

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