Pronto intervento

di Fabrizio Rabottino

Il campanello era di quelli che facevano din don. Avevo lasciato il pulsante da un secondo quando mi venne ad aprire un uomo in vestaglia da camera e pantofole.

-Salve.. sono

-So chi è..  lo vedo dalla targhetta. Entri.

Si sporse rapido a dare un occhiata fuori. Nessun curioso dalle villette vicine aveva notato il mio arrivo.

-Non potreste essere più discreti. La targhetta è imbarazzante.

Indicò il logo del cartoncino che portavo appeso alla camicia arancione. Sbirciai in obliquo il dito che puntava il logo del fallo sorridente e la scritta della mia mansione “riparatore”

-Effettivamente non è un bene che ci sia scritto “riparatore”. Non è una bella pubblicità per i nostri prodotti. Ma l’azienda è giovane e preferisce la politica della trasparenza.

Mi fissò le pupille cercando di vedere quanto fossero dilatate. Evidentemente non scoprì nulla di anormale perché con un gesto della mano mi indicò di entrare in salotto.

Mentre lo oltrepassavo mi sussurrò

-Non mi dica che ha parcheggiato fuori dal cancello il furgone aziendale?

-No. Purtroppo non erano disponibili. Sono venuto con la mia bicicletta dal centro città.

Il salotto era spazioso arredato con un gusto sobrio che avevo già visto nei film sulla mafia americana. Una donna in accappatoio beveva liquore appoggiata al bancone di una piccola struttura bar. Gli specchi ne moltiplicavano la figura fino a farmi vedere una decina di cinquantenni  imbarazzate. Sorrisi a una qualsiasi sperando fosse quella giusta.

-è li..

Le bionde dagli specchi mi indicarono un fallo vibrante in silicone di medie dimensioni sul tavolino davanti al divano.

-Già da qualche tempo non andava più bene.. poi all’improvviso si è praticamente  fermato..  Non fa più il normale ronzio ma un rumore strano..  sinistro.. come se..

Si interruppe per bere di un fiato il liquore color smeraldo, poi continuò

-Con quello che costa non va bene.

-Non va per niente bene. Potrebbe essere pericoloso se si rompe?.. Per mia moglie dico..

Intervenne l’uomo appoggiato alla porta. Poi si schiarì la voce.

-Ci siamo allarmati.. C’era il numero stampigliato sul lato e ho chiamato subito. Ricordo di aver letto nella confezione che è gratuito il pronto intervento..

-Si, si.. stia tranquillo..

Lo interruppi con il tono gioviale che ci avevano insegnato al corso

-Questi oggetti effettivamente sono molto cari ma adatti ad una clientela importante che non si accontenta..

Ammiccai e con lo stesso tono ripresi a spiegare

-Devono essere portati regolarmente in ditta per il tagliando periodico e allora non si rompono mai.. poche volte insomma.. la segretaria dovrebbe avervi chiamato per ricordarlo?

Ammiccai ancora sperando di non aver urtato la sensibilità del cliente

-Non abbiamo tempo per preoccuparci di queste cose..  ragazzo..

-Grazie per il ragazzo..

Mi schermii

-Comunque anche senza aver effettuato i controlli la ditta garantisce ugualmente assistenza gratuita

Rassicurai sorridendo

-Vedo che questo è un modello base.

La donna guardò il marito con un misto di rancore e commiserazione.

-Non mi fraintenda..

Allargai il sorriso oltre lo standard

-Per base intendo,  .. su cui l’azienda ha basato il suo successo.. la nostra azienda è giovane in questo difficile mercato. Prima si occupava di studi sulla miniaturizzazione.. Alta tecnologia

Calcai il tono di voce sulla parola “basato” e “alta tecnologia”.

-Poi ha espanso i suoi interessi in questo difficile le ramo dei coadiuvanti erotici

Ammiccai, i clienti non amano i termini diretti

-Le nuove tecnologie di miniaturizzazione hanno consentito un salto di qualità nei prodotti.. e la nostra azienda anche se da poco sul mercato è leader..

La donna non sembrò convinta dalla mia spiegazione.

-Allora .. se permettete..

Continuai mentre osservavo il silicone usurato

-è un brevetto di alta tecnologia..  il meccanismo è un’esclusiva …

Guardai in controluce se il silicone portava i segnali dei tagliandi.. nessun simbolo..

“Mm.. questo vibratore era senza manutenzione chissà da quando.. la situazione poteva rivelarsi drammatica”

Riflettei preoccupato..

Dovrei restare solo.. pochi minuti e lo riavrete perfetto come prima.

Invitai la folla di donne riflesse ad uscire dalla stanza.

Rimasto solo manovrando rapidamente tolsi i sigilli di sicurezza e il tappo dal fondo,  disattivai con l’apposito strumento il dispositivo di autodistruzione che proteggeva dalla manomissione.

-“O’issa”.

Lessi all’interno. Era uno dei primi modelli usciti dai nostri laboratori. Almeno un anno prima, forse due. La mia preoccupazione aumentava

Dall’interno del fallo estrassi delicatamente un cilindro. Indossai il visore con la lente ingrandente. Un omino giaceva semisvenuto all’interno . Il modello “o’issa” prevedeva un vero pescatore napoletano miniaturizzato. il sistema di corde e carrucole permetteva dall’interno il movimento vibrante del fallo.  L’imprevedibilità dei meccanismi avevano conquistato rapidamente il favore del mercato.

La crisi aveva reso disponibile moltissima mano d’opera a basso costo. Uno dei primi settori a entrare in crisi era stata la pesca. Gli uffici di lavoro interinale inviavano in ditta i soggetti più disperati. Quelli che non potevano essere collocati per problemi di lingua neanche nei call center. Una retribuzione, non alta ma sicura, era garantita alla famiglia per tutta la durata del lavoro. Il soggetto veniva miniaturizzato inserito nella capsula con una dotazione di viveri, anche essi miniaturizzati, sufficiente per superare, anche senza tagliandi, circa un anno. Osservai il pescatore. Un omino magro a torso nudo e i pantaloni rimboccati. Evidentemente aveva capito la situazione e calcolato i tempi. Era sopravissuto due anni iniziando a razionare i viveri ben presto.. battei con la punta della penna sulla panca dove giaceva.

“Mi sente” sussurrai nell’apposito microfono per comunicare con gli individui miniaturizzati.

Nessuna risposta solo un lamento flebile e le costole evidenti che si alzavano e abbassava con difficoltà

Inserii il cilindro nella scatola di rianimazione. Forse era inutile ma era la procedura. Ossigeno arricchito avrebbe aiutato il sangue a scorrere in quel corpo esanime. Al primo soccorso, se necessario, seguiva un periodo di riabilitazione nei nostri laboratori. Il caso mi parve disperato ma ero li per una riparazione non per un salvataggio. La ditta faceva firmare un foglio in cui declinava tutte le responsabilità in caso di decesso. Quindi eravamo tranquilli.

Senza perder altro tempo in rimorsi, che non provavo, dalla borsa tirai fuori tre cilindri nuovi.

Scartai il modello “manovale bergamasco”. Data la situazione della coppia stimai che si sarebbe esaurito in fretta.

Presi  “l’impiegato postale” ma scartai subito anche quello assolutamente non adatto al ritmo.

Mi rimaneva il “sambante”. Il sambante conteneva un ballerino di samba amatoriale. Controllai l’origine nella seconda riga “sambante molisano”.

Guardai con la lente. L’operatore vestiva un completo di seta verde e stava facendo esercizi di riscaldamento.

La voce del padrone di casa filtrò dalla porta in ciliegio.

“Pensa ci voglia ancora molto?”

“Finito” rassicurai “Un attimo ed è vostro”

Poi sussurrai al microfono

“Le faccio i miei auguri.. mangi poco e non si stanchi troppo..”

L’omino agitò la mano per salutarmi. Nell’auricolare gracchiò

-Seu du brasil!

“Le prometto di tornare in tempo.. se non esagera forse la lasceranno tranquillo e la porteranno in ditta per i tagliandi. Auguri!

Mentii. Il sambante non avrebbe resistito quanto il pescatore senza assistenza e viveri.

Sorrise senza allegria alla mia menzogna e intonò “Aquarela du brazil”

Chiusi ermeticamente il cilindro dentro il silicone

-Finito! Potete entrare

In pochi minuti sbrigammo la pratica burocratica e intascai una scarsa mancia

-Mi raccomando il cartellino la prossima volta

Fissai ancora l’indice che indicava il cartellino.

-I tagliandi.. mi raccomando

Uscii  sorridendo

Non potei esimermi da arrivare al cancello al passo di samba.

Dalla casa arrivavano le prime note  “brazil… samba que da…”

 di Fabrizio Rabottino

 

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